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LOL 2 si smarca dal format e si fa master (e per la terza edizione sono ‘volatili per diabetici’)

LOL 2 sfodera un poker di alta classe e offre un’edizione ricca di talento. E con Lillo arma segreta si cerca una via tutta italiana al format.

Premessa: questo commento su LOL 2 – Chi ride è fuori è da boomer. Tiene conto del fatto che ricordo le prime tv di Tunnel, La tv delle Ragazze, Mai Dire Banzai, L’Ottavo Nano senza l’ausilio di supporti digitali (unici supporti ammessi erano le analogiche VHS perché YouTube non era neanche nella mente dei suoi genitori e i suoi genitori forse non erano ancora nati). Tiene anche conto del fatto che bazzico poco Tik Tok. Per questo mi sono avvicinata a LOL 2 con un pizzico di diffidenza dopo una prima stagione che non mi aveva esaltato, salvata per me solo dalla presenza di Lillo e di Elio. E lo confesso, un po’ c’ero rimasta male nello scoprire che il travestimento da Monna Lisa era tra i ‘props’ del format, tanto quanto la bacchetta (per me inutile) di Frank Matano. Ma lo stile di Elio non ce l’ha nessuno al mondo e quindi quel travestimento l’ho personalmente trovato ‘organico’ al suo personaggio.

Questo anche per dire che la curiosità per la seconda edizione è nata solo dal cast, o meglio dalla presenza di Corrado Guzzanti, Virginia Raffaele, Mago Forrest e Maccio Capatonda, con Lillo guest star. Il resto era contorno.

Ebbene, che la storia sarebbe stata diversa si è capito fin dagli ingressi. Chi non ha ancora visto un nanosecondo di LOL 2 (complimenti per la resistenza) si astenga dalla lettura e ci torni più tardi. Non si rovini le sorprese. Perché qui, a differenza dello scorso anno, di sorprese ce ne sono state diverse.

+++++ SPOILER ++++

Lol 2

LOL 2, un master per aspiranti attori (e comici)

Paradossalmente le ‘sorprese’ sono venute dal ritorno del già noto: rivedere all’opera Vulvia e il Venditti de Il Grande Raccordo Anulare con pezzi aggiornati per il nuovo incarico sono stati quel tocco di ‘Ma non ci credo!’ che ha scaldato il cuore di chi è rimasto all’uscita 27 e che senza gli Spingitori di Cavalieri si è sentito un po’ orfano. È bastato l’ingresso di Corrado Guzzanti nelle vesti di Quelo per ricordare a tutti che lui non è il Papa della comicità, come l’ha presentato Fedez, ma è Dio. Semplicemente. E non solo per il repertorio, ma per le capacità di improvvisazione, per le battute controtempo, per la capacità di condurre il gioco facendo da spalla. Non è un caso che tutti si siano inginocchiati al suo ingresso. Non è un caso che sia stato il cecchino finale.

Suoi discepoli senza dubbio il mago Forest e Virginia Raffaele, ciascuno proveniente da una scuola diversa e con uno stile del tutto proprio. Il primo è stato una mina vagante per sé e per gli altri, con una serie di trovate cabarettistiche di grande intelligenza (cravatte, cani, concerti, microfoni e fotografie memorabili) e di tempi comici irresistibili.

Una fuoriclasse Virginia Raffaele: non che fosse una sorpresa – direi neanche per chi l’ha conosciuta con la parodia iperbolica di Belen Rodriguez -, ma ha sfoderato ogni tipo di comicità, dal situazionismo all’imitazione, dalla battuta improvvisa alla parodia, dall’esibizione fisica alla “peffòmanz”. Spalla e guida con e per i più grandi. E ricevere complimenti a scena aperta da Guzzanti (aka Dio) e Forest è più di una consacrazione.

Non da meno è stato Maccio Capatonda: si è messo in gioco, ha tirato fuori dei cavalli di battaglia, ha regalato i suoi trailer, ha promosso libri che meritano la qualifica di bestseller, ha sfoderato alcune delle migliori espressioni di resistenza offerte nelle 6 puntate. La sua reazione alla prima apparizione di PosaMan è stata da maestro zen. E va detto che tutte le espressioni di resistenza sono da considerarsi un capitolo a parte, tutte dispense per un corso di alta formazione in studi attoriali da Ivy League.

Tolta Maria De Biase (per la quale si è avvertita una certa condiscendenza da parte dell’eliminatore, ma va bene così), tutto il resto è servito a marcare la differenza tra unti dal Signore e miracolati. Lo so, “siamo delle brutte persone!” (cit).

LOL 2 sta meglio fuori format

Per quanto non sia una conoscitrice delle altre versioni di LOL, direi che questa seconda edizione italiana ha cercato di smarcarsi dal format originale, dagli ‘oggetti di scena’ e dalle gag di ispirazione terza. La rasoiata irrazionale di Pozzoli è stata chiaramente ‘smascherata’ da Forest, mentre altre situazioni a dir poco cringe più che comiche le ho collegate – forse per cercarvi una ragione – a qualche soluzione da format. Penso al richiamo per uccelli, alla palla rimbalzante, al costume da sirena… Cose così, insomma. Posso sbagliarmi, certo. Ma sono le cose che mi sono apparse tra le più forzate in un contesto in cui il gioco l’hanno mosso talenti e repertori.

Dubito, poi, che altre edizioni possano contare sulla vera arma di questo LOL 2: Lillo. La scelta degli autori di tenerlo in campo è stata davvero killer.

Se con Posaman aveva conquistato la palma del fuoriclasse, con Lol 2 si mostrato per quello che è: un vero e proprio fenomeno. Anche in questo caso la chiave comica è distintiva, non sovrapponibile, per questo straniante, spiazzante e irrimediabilmente trascinante. È l’unico che sia riuscito a far dire a Guzzanti “So ‘ndo abiti…“. Continuo a pensare che l’urlatore di mambo sia una delle cose più belle che abbia mai visto in vita mia.

E ora per LOL 3 sono ‘volatili senza zucchero’

L’uscita di LOL 2 non è stata benedetta, come del resto non possono dirsi benedetti questi ultimi 2 anni. La pubblicazione della seconda edizione è di fatto coincisa con le prime operazioni di guerra della Russia in Ucraina. Un momento drammatico, che sta mettendo concretamente a rischio il mondo occidentale e, rimanendo nelle piccole cose della tv, sconvolto i palinsesti. E così mi sono ritrovata a guardare quasi colpevolmente LOL tra un’edizione straordinaria (per programmazione e contenuti) del Tg1 e uno speciale pomeridiano del TgLa7. L’alleggerimento però resta un ingrediente utile per la salute mentale – potendone approfittare, ovviamente – e lo hanno dimostrato anche le scelte del pubblico nei mesi più duri della Pandemia. Qua siamo in una situazione ancora peggiore, ma anche l’intrattenimento mantiene una propria funzione. Ciò detto, va da sé che ci si augura che LOL 3 non solo possa uscire, ma possa farlo in un mondo senza pandemie e conflitti nucleari. Superati questi due ‘piccolissimi’ ostacoli, bisognerà convocare un cast all’altezza di questa seconda edizione, soprattutto riuscire a migliorare un finale che quest’anno è stato davvero perfetto.

LOL 2

Dopo aver riunito un Guzzanti, un Forest, un Capatonda e una Raffaele non è facile superarsi. Confidiamo intanto che ci sia ancora spazio per Lillo. Per il resto facciamo nostra la considerazione di Lino Banfi in Fracchia – La belva umana… Intanto complimenti a tutti i partecipanti, soprattutto ai ‘fuoriclasse’, e chi ha confezionato questa seconda edizione di LOL – Chi ride è fuori.