Dai pranzi sul terrazzo all’amicizia con Mina: così è nato Le Fate Ignoranti – La serie

Per la sua prima serie tv, il regista turco si affida alle proprie esperienze personali: dall’ispirazione per alcuni personaggi ad alcune sue passioni

Ora che Le Fate Ignoranti-La serie è finalmente disponibile in streaming su Disney+ dopo l’annuncio delle riprese di quasi due anni fa, possiamo scoprire come Ferzan Ozpetek -regista sia del film omonimo del 2001 che del suo adattamento tv- ha ripensato il mondo di Antonia e Michele, due protagonisti che se ventuno anni fa avevano i volti di Margherita Buy e Stefano Accorsi, ora sono interpretati da Cristiana Capotondi ed Eduardo Scarpetta.

Di come sia la serie abbiamo già parlato: Ozpetek ci mette, ancora un volta tutto il suo cinema, i suoi topoi e le sue sensazioni sui temi a lui più cari. L’amore, certo, sotto le sue più differenti sfumature, ma anche l’abbandono, la crisi, la famiglia che si sceglie e la diversità ed inclusione. Con ovviamente, un aggiornamento rispetto a quanto raccontato all’inizio del nuovo millennio.

Lo dice lo stesso regista: “Nel 2001 c’era un desiderio di apertura, di voglia di cambiare punti di vista, di sperimentare nuove conoscenze e la nostra storia si collocava perfettamente in quel clima. Ora la stessa storia, venti anni dopo, si ritrova collocata in un momento molto diverso, di ripiegamento in se stessi e chiusura verso l’altro da sé. Il mondo delle Fate ignoranti che allora sembrava un allegro invito alla diversità e alla novità ora invece è una zattera in difesa, pronta a resistere ai nuovi venti di restaurazione che soffiano, più o meno espliciti, nel mondo”.

A non cambiare, oggi come allora, è la capacità di Ozpetek si fare un cinema che racconti finzione ma che sia estremamente vicino alla realtà meglio conosciuta da lui, vale a dire la sua stessa vita. Spulciando tra le note di produzione inviate alla stampa, sono infatti numerose le curiosità su La Fate Ignoranti-La serie che riconducono ad esperienze di vita vissute dal regista.

A partire da alcuni personaggi, la cui scrittura (di Ozpetek e di Gianni Romoli) si è ispirata a persone che fanno o che hanno fatto parte della vita del regista. Il triangolo amoroso al centro della storia è esso stesso riferimento di un episodio da lui vissuto, così come il personaggio di Vera (Lilith Primavera) è scritto basandosi su una donna transgender realmente conosciuta da Ozpetek. Anche le “tre Marie” (Patrizia Loreti, Giulia Greco e Mimma Lovoi), ovvero le tre donne che sono solite commentare chi entra e chi esce dal palazzo in cui vive Michele, esistono davvero -e dovevano far parte anche del film, ma poi sono state tagliate per questioni di durata-.

Poi ci sono i luoghi: non solo la Roma in cui Ozpetek vive da anni, ma anche e soprattutto il terrazzo in cui i personaggi si riuniscono (e che fa parte dell’appartamento di Michele, le cui chiavi sono in possesso di tutti i suoi amici) è quello in cui il regista organizza feste e pranzi. Quegli stessi pranzi diventati una “firma” di Ozpetek nei suoi film: a questo proposito, anche le famose polpette che si vedono nel film e nella serie derivano dalle numerose cene che il regista e Romoli condividevano all’inizio della loro carriera. Volete la ricetta? Tritato di vitellone, pan grattato, un uovo, noce moscata, poche gocce di olio al peperoncino, parmigiano, una mela grattugiata, sale. Cotte in poco olio e nel succo di arancia.

La vita del regista la si ritrova anche nei piccoli gesti, come quello della lettura dei fondi di caffé, che spetta al personaggio di Elsa, interpretata da Milena Vukotic, presente in un cameo nel quinto episodio (altro cameo da segnalare è quello di Elena Sofia Ricci). Quando era in Turchia, il regista ha sviluppato una certa dimestichezza in questa pratica, tanto da essere stato lui a dare all’attrice le giuste dritte per rendere il più veritiera possibile quella scena.

La vita di Ozpetek la ritroviamo anche nei quadri mostrati nel corso della serie: sono stati dipinti da lui stesso prima che si dedicasse in modo professionale al cinema, quando con le sue opere sbarcava il lunario.

Infine, gli amici: come il coreografo Luca Tommassini, con cui il regista aveva già lavorato nel creare la danza sotto la pioggia de “La Dea Fortuna”. Ora, il sodalizio si rinnova con la scena del ballo di gruppo sotto le note di “Mil Pasos” di Soha.

E poi, l’amicizia con Mina: è a lei che Ozpetek ha fatto leggere per prima la sceneggiatura della serie, ricevendo consigli su cosa modificare e cosa no. Ma, soprattutto, come già avvenuto con “Luna Diamante” (inserito nella colonna sonora de “La Dea Fortuna”), la cantante gli ha regalato un altro brano inedito, “Buttare l’amore”, diventato sigla della serie tv.

Un progetto, d’altra parte, si costruisce anche così, prendendo dal proprio vissuto tutto ciò che serve per un risultato che non solo sia affascinante e ben costruito, ma che sappia anche raccontare una verità. E meglio delle realtà non c’è niente.