Le Fate Ignoranti – La serie, la logica della famiglia secondo Ozpetek: la recensione

Il regista turco propone nuove strade e ripropone temi a lui cari, confermando la potenza di una storia che oggi come ventuno anni fa conquista il pubblico

Le Fate Ignoranti, paradossalmente, è la serie delle prime volte. Sebbene il soggetto sia già noto, essendo la serie tv l’adattamento dell’omonimo film del 2001, il progetto rappresenta da una parte il debutto sul piccolo schermo di Ferzan Ozpetek -che cura la serie sia come showrunner che come regista- e dall’altra l’esordio di Disney+ nella sua offerta di produzioni originali italiane. E, come debutto, non poteva andare meglio.

Le Fate Ignoranti – La serie, la recensione

La piattaforma, innanzitutto, dimostra di aver avuto l’intelligenza necessaria per gestire e far gestire un progetto così atteso, lasciando al regista turco tutta la libertà per poter ripensare questa storia declinandola ai giorni nostri.

E Ozpetek non delude le aspettative: Le Fate Ignoranti segue sì fedelmente il percorso narrativo che ci eravamo già ritrovati al cinema, ma -ovviamente- esplora anche altre strade, complice la possibilità data da una maggiore lunghezza del racconto.

E’ così che il mondo di Ozpetek può sbocciare e mostrarsi al pubblico in tutta la sua varietà: dai due mondi contrapposti, quello di Antonia (Cristiana Capotondi) e di Michele (Eduardo Scarpetta) fino ai personaggi secondari, che si staccando dallo sfondo e diventano essi stessi strumenti tramite cui il regista vuole, nel corso degli episodi, far incontrare due mondi.

Le Fate Ignoranti è infatti un incontro, non uno scontro. E da un incontro si possono generare nuove prospettive, nuove amicizie e nuove vite, nel senso di rinascite. Un tema molto caro ad Ozpetek, che affrontando la sua prima serie tv non solo ha scelto il titolo a cui viene associato più di altri, ma ha anche deciso (forse proprio per questo) di non voler stravolgere troppo la storia che tanto gli ha regalato.

A proposito del mondo di Ozpetek, questa versione tv del film si fa portavoce dei temi a lui più cari, dall’inclusione alla separazione, fino alle più differenti forme dell’amore. Più di tutto, però, è chiaro che il regista voglia ribadire quello che è da sempre il suo concetto più caro, il tema della famiglia allargata. O, come dice il personaggio di Serra (Serra Yılmaz), la “famiglia logica e non biologica”.

Per Ozpetek è come se tutti i personaggi facessero parte di una famiglia unica, in cui a volte sono figli, altre genitori, altre ancora fratelli. Ma, sempre, sono uniti, appunto, da una logica: quella di essersi scelti, di aver deciso di condividere la propria vita insieme e di accettare l’uno gli errori (ma anche i consigli) dell’altro.

Le Fate IgnorantiEd ecco che, ancora una volta, il tema dell’inclusione diventa principe: l’inclusione di Antonia nella vita di Michele e dei suoi amici e viceversa; l’inclusione di più famiglie, per formarne una; l’inclusione di amori -siano essi destinati a durare oppure no-.

Le Fate Ignoranti sa essere così una serie che fa della passione e dell’amore la sua base di partenza e di arrivo, ma non si dimentica della forza del pensiero logico e delle scelte. Gli ormai iconici pranzi mostrati da Ozpetek nei suoi film sintetizzano al meglio il tutto: il cibo come collante e pretesto per stare insieme. Ed al nuovo cast di questa storia in parte già vista non resta che apparecchiare e sedersi a tavola: il pranzo è servito, ma questa volta non al cinema.