La7 e la Serie A Femminile: i soliti errori che impediranno l’evoluzione del calcio femminile in tv

La Serie A Femminile proposta in chiaro da La7 ha sottolineato gli errori che si compiono nel racconto del calcio femminile in tv.

Spiace constatare che il racconto del calcio femminile in tv stia registrando una reiterazione di modi di fare errati che ne impediranno, di fatto, l’evoluzione, dal punto di vista ovviamente televisivo.

Gli errori riguardano vari programmi, vari canali, nei quali si presenta praticamente una concordanza sul modo scelto per presentare il calcio femminile, specialmente ad un pubblico nuovo.

Il pretesto per parlarne arriva dal debutto della Serie A femminile in chiaro su La7, con lo speciale, che include pre-partita e post-partita, condotto da Francesca Brienza, con la partecipazione di Antonio Cabrini nel ruolo di opinionista.

Nonostante l’attenzione mediatica nei riguardi del calcio femminile sia notevolmente cresciuta dal 2018 in poi (con il mondiale del 2019 che ha trasformato le calciatrici azzurre da atlete a personaggi mediatici a tutto tondo), lo speciale che La7 ha costruito sulla prima giornata di Serie A Femminile 2021/22 sapeva, oltre che di raffazzonato, anche di già visto.

Il problema di fondo è che il calcio femminile e le sue protagoniste non vengono mai valorizzati veramente. Il tentativo di mettere in buona luce l’intero movimento, infatti, avviene erroneamente a discapito di un altro movimento, ossia quello del calcio maschile, anziché aiutare calcio maschile e calcio femminile ad andare a braccetto, come opportuno sarebbe.

La7: la prima giornata di Serie A Femminile 2021/22

E dire che lo speciale di La7 sembrava essere partito bene, con Francesca Brienza che aveva messo inizialmente in chiaro proprio questo punto:

Il calcio maschile e quello femminile sono due cose diverse, non si può fare un paragone con il calcio maschile.

Dichiarazione corretta, che poneva le basi per un modo nuovo di parlare di calcio femminile in tv, che, però, è stata smentita pochissimo tempo dopo, quando, al termine di un servizio con le dichiarazioni pre-partita di alcune calciatrici, la conduttrice ha ceduto a tempo di record alla tentazione dei paragoni:

Almeno per quanto riguarda le risposte, uno a zero per le donne!

Solo nel calcio, esiste questo continuo parallelo tra la sezione maschile e quella femminile.

Nel nuoto, nel tennis, nella pallavolo, ad esempio, questi paragoni continui tra atleti e atlete non ci sono, non esistono.

Nella telecronaca di Empoli-Roma, curata da Laura Gobbetti e Martina Angelini, telecronaca, tra l’altro, francamente noiosa e priva di guizzi, che altro non è stata che un mero racconto dei fatti e nulla più (e la partita è stata tutt’altro che noiosa visto che ci sono state ben 3 autoreti), abbiamo ascoltato considerazioni evitabili che sottolineavano l’ovvio (“Guardate che grinta!”, “Guardate che agonismo!”).

Anche in questo caso, solo nel calcio femminile viene sottolineato quello che, di fatto, è sottinteso, considerato che le calciatrici sono atlete come tutte le altre.

Perché stupirsi della grinta e dell’agonismo? Quest’accentuazione, riproponendo l’esempio precedente, non la troviamo mai negli altri sport, fateci caso.

D’accordo… Il calcio femminile, tutt’ora, sconta l’ignoranza dei pregiudizi e di certi luoghi comuni, di conseguenza, dietro certe sottolineature enfatiche, ovviamente, c’è una buona fede di fondo e la volontà di fare solo del bene alle ragazze.

Non è questo, però, il modo corretto per valorizzare il movimento e si rischia di ottenere il risultato inverso ossia quello di sminuire involontariamente le calciatrici.

Calcio femminile in tv: cosa fare?

Innanzitutto, non nominare più il calcio maschile sarebbe un primo passo in avanti.

E liberarsi anche del sottotesto “inclusivo”, tipico di un certo tipo di narrazione, sarebbe un ulteriore progredire: il calcio femminile ha senso di esistere e non deve chiedere permesso a nessuno. Meglio un talk al femminile, fatto bene, che ospitate in altri programmi dove il movimento non viene mai valorizzato ma dove l’obiettivo è sempre quello di dimostrare che le calciatrici sanno parlare di calcio. Anche in questo caso, si vuole dimostrare ciò che è scontato.

Un altro passo essenziale, televisivamente parlando, sarebbe quello di puntare su volti esclusivamente “interni”, realmente appassionati, e non su ospiti “esterni”, magari conosciuti ad un grande pubblico, che vengono usati furbescamente a mo’ di specchio per le allodole, che, però, durante i loro interventi, spizzano gli appunti con la coda dell’occhio, come abbiamo visto a La7.

Le telecronache delle partite andate in onda su Sky, firmate Gaia Brunelli-Martina Angelini, ad esempio, erano divertenti e fatte bene, di conseguenza, cercare volti nuovi, meglio se all’interno del movimento, non appare un’impresa così improba.

A costo di invitare persone totalmente sconosciute (ma se funzionano televisivamente, non si capisce dove sia il problema), per valorizzare il calcio femminile in tv, servono solo personalità realmente interessate al movimento, che non dicano ovvietà, capaci di raccontarlo con passione e credibilità.

Dove c’è passione, e soprattutto dove non c’è retorica, il pubblico, più volte, ha dimostrato di saper apprezzare gli altri sport in tv.

Speriamo, quindi, di assistere ad un cambio di rotta, da questo punto di vista, nei prossimi mesi.