La Volta Buona e il “caso” Facchinetti: l’ospite diventa un boomerang tra deontologia e Auditel
La Volta Buona è al centro delle polemiche per alcune frasi di Francesco Facchinetti in grado di riaccendere una questione importante come il rispetto e la parità di genere. La trasmissione di Raiuno tra insofferenza social e polemiche a mezzo stampa.
La Volta Buona è tornata al centro della cronaca perchè Francesco Facchinetti è stato protagonista di un’uscita a vuoto legata alle donne che giocano a Padel. Affermazione, che non ripeteremo per una questione di rispetto verso parità di genere e dignità sociale (che tutti dovrebbero conservare a prescindere dal contesto che occupano), intrisa di luoghi comuni e insinuazioni per nulla giustificabili. Un punto di vista, tuttavia, rimane tale e Facchinetti – malgrado abbia avuto reazioni particolarmente piccate da parte del pubblico e degli ospiti in studio nel corso della puntata – ha sottoscritto ogni sua parola tenendo fede al proprio pensiero.
La questione, tuttavia, è più complessa perché il piccolo schermo non è (e non potrà mai essere) una zona franca dove tutto è permesso: si usa spesso il termine salotto televisivo, ma i talk show non sono l’equivalente della living room di casa. È opportuno pesare le parole e controllare gli istinti: non è possibile aprire bocca e dargli fiato, per nessuno. A prescindere dall’argomento che viene trattato. La televisione è un mezzo di comunicazione che arriva a milioni di persone e, come tale, deve raccontare ogni sfumatura della quotidianità cercando di non offendere la sensibilità di nessuno.
Il piccolo schermo non è una living room
Accontentare tutti non è possibile, ma bisogna cercare – quando si mette insieme un programma – di tener conto di alcune peculiarità narrative da rispettare. In primis l’etica non deve mai mancare: si può – e si deve – dire qualsiasi cosa senza scadere negli attacchi gratuiti. Essere pungenti va bene, a seconda del contesto, provocare anche. Dipende come si sceglie di farlo. Francesco Facchinetti, nella fattispecie, non è la prima volta che si lascia andare a estremizzazioni. Quando, alcuni anni fa, ha subìto un furto tra le mura domestiche casa è andato a dire pubblicamente – a mezzo stampa e anche in televisione – che se avesse potuto avrebbe reagito in maniera spropositata sui rapitori. È arrivato persino ad affermare che, ormai, per difendersi, gli italiani avrebbero dovuto ricorrere alle armi.

Parole forti che, anche in quel caso, sono state riequilibrate dal conduttore in studio e dalla moderazione dei commenti. Ogni affermazione ha un peso: vale per tutti, ma ancor di più per chi – mentre svolge il proprio lavoro – ha una rilevanza pubblica. Si passano intere stagioni a pretendere un atteggiamento preciso dai rappresentanti istituzionali proprio perché la parola di un esponente pubblico ha risonanza diversa. Lo stesso trattamento, però, non si esige – in televisione – dagli opinionisti o gli ospiti in studio. La Volta Buona è solo l’ultimo degli esempi in cui, durante la trasmissione, l’equilibrio della conversazione trascende.
Il peso delle parole
Le responsabilità sono di un intero comparto che dovrebbe pensare a modulare i toni, anziché alzarli vertiginosamente. Facchinetti grida all’eccesso del politically correct, così come altri hanno gridato alla censura preventiva. La questione è ancor più sottile e riguarda l’etica del lavoro: lo Share è un obiettivo per tutti, fare ascolti rimane determinante sul piccolo schermo. Per questo esistono i dibattiti e le conversazioni, che fanno parte dei talk show. L’atmosfera non dev’essere piatta, dunque mettere un po’ di pathos nella diatriba televisiva è anche giusto. Ci vuole, tuttavia, maggiore tatto per capire quando (e se) si passa un limite.
Oggi si parla di un’uscita a vuoto da parte di Facchinetti, qualche giorno fa Caterina Balivo aveva chiamato “mammo” il marito di una concorrente di Ballando Con Le Stelle per indicare che eccezionalmente si stava occupando del figlio a Milano mentre la moglie era a Roma a lavorare. Precedentemente è arrivato un singulto di presunta propaganda elettorale rispetto al bollo auto abolito. Tutti pezzi di un puzzle che, uniti, danno vita ad alcune domande che ogni dirigente – dalle parti di Viale Mazzini – dovrebbe porsi: possiamo andare avanti così in nome di qualche punto in più negli ascolti? La risposta non può essere affermativa, le polemiche non sempre creano appeal. Spesso finiscono per diventare un boomerang.
Insofferenza e rabbia tra stampa e social
Se Francesco Facchinetti, in questo caso, sbaglia a formulare un concetto dando adito all’ira dell’utente medio, diventa necessaria più di qualche riunione per comprendere come aggiustare le cose al fine di migliorarle in diretta. Il pubblico è sovrano e, se la platea televisiva si arrabbia eccessivamente, poi cambia canale. La Volta Buona si trova davanti all’ennesimo bivio: polemiche o maggiore consapevolezza? Ormai gli affezionati del programma, a mezzo social, non fanno altro che condividere gli “scivoloni” avvenuti nel corso delle puntate. Quest’ultimo siparietto non fa eccezione. Alcuni diranno che si tratta di engagement. La verità, più dura da accettare, è che un format (non solo in Rai) vive grazie alla credibilità che riesce a guadagnare nel tempo.
La Volta Buona ha una rendita particolare, ma qualcosa – da diverse settimane – inizia a scricchiolare. Una querelle mediatica solitamente dura massimo 48 ore, ma quando la rincorsa di polemiche inizia a essere una costante allora c’è un problema più serio. Riguarda, semmai, la selezione dei contenuti. Qui, arriva, l’altra e ultima domanda da fare: che tipo di direzione vuole prendere il programma e soprattutto a qualche pubblico intende rivolgersi? In questo caos generalizzato resta soltanto l’ennesima gaffe mal gestita e un esempio di televisione stantio, per nulla al passo con i tempi. Il cambio di rotta è necessario. Altrimenti non basterà una semplice rettifica a rimettere sui binari un format disorientato.