La Vita in Diretta, un Tavolo non basta a rinnovare gli ambienti…

La nuova stagione de La Vita in Diretta è sostanzialmente uguale alla precedente, fatta eccezione per il Tavolo dell’ultimo segmento (per ora sacrificato).

Terminata la prima puntata, non si capisce cosa ci sia di nuovo in questa edizione 2021-2022 de La Vita in Diretta, nel bene e nel male. O meglio, l’unica cosa che merita attenzione è il Tavolo con un poker interessante di donne(Francesca Barra, Nancy Brilli, Andrea Delogu, Francesca Fagnani) che però arriva solo in coda e peraltro a trattare rapidamente una miscellanea di argomenti vari, dando così l’impressione di non essere ben sfruttato. Ma siamo solo alla prima puntata: questi innesti possono apprezzarsi sulla distanza.

Per il resto, però, la nuova stagione è davvero uguale alla precedente: lo è nello studio (e non si capisce il mistero e la suspense che lo hanno avvolto alla vigilia), nei toni (monotoni), nei contenuti (soliti), nei temi (stravisti), nella conduzione (distaccata e frettolosa). Tutto monocorde, tutto condito da una retorica fastidiosa che norma i servizi (con qualche rarissima eccezione legata a qualche particolare inviata), tutto sostanzialmente senza empatia, senza colore, senza calore. Non basta il rosso dello studio ad accendere la partecipazione: quel rosso appare di fatto come la lunga scia di sangue di cui si parla in questa prima puntata, quasi senza soluzione di continuità per un paio d’ore.

Una continuità senza rassicurazione

“Eccoci qui. Siamo tornati e siamo pronti a ripartire insieme a voi. Mi auguro abbiate passato una bella estate. Noi siamo molto carichi. C’è un filo di emozione che è quello della prima, nonostante i tanti pomeriggi trascorsi insieme a voi. Il racconto continua in questo studio rinnovato perché ho voluto fossero sempre più presenti i nostri inviati, la nostra voce e i nostri occhi lì dove tutto accade, in tempo reale. E il racconto di oggi comincia da dove ci eravamo lasciati….”

dice Alberto Matano in apertura. E in effetti il racconto continua identico nella forma e nella sostanza da dove si era interrotto. Continua talmente tanto da dove si era interrotto da ricalcare il discorso di apertura dello scorso anno e talmente tanto da occupare l’anteprima recuperando il ‘fatto clamoroso’ della scorsa stagione: no, non la pandemia, non il caso Pipitone, ma il ritrovamento del piccolo Nicola Tanturi da parte di un inviato del programma. Sono passati tre mesi, l’inviato è tornato sul posto, il programma ci tiene a far sapere che l’estate del piccolo è stata serena (e per quale ragione non sarebbe dovuta esserlo, visto che è stato a casa con i suoi cari) e la famiglia ha scelto di non partecipare al programma. La ViD apre quindi con un ‘non-fatto’, una ‘non-notizia’, in linea con quello che sempre più spesso è il marchio dell’infotainment e dell’informazione oggi, in tv e non solo. E anche con un’autocelebrazione che torna anche quando si recupera l’estratto della prima volta in cui VID ha parlato della scomparsa di Laura Ziliani, con tanto di ‘filmato d’epoca’ recuperato da una puntata dello scorso maggio. L’autoreferenzialità si fa contenuto.

La Vita in Diretta

Non cambia la sostanza e neanche la forma, dicevamo. Identici i servizi, non solo rispetto allo scorso anno ma proprio tra loro: musica cupa, violini sparsi, lessico spesso barocco, retorica generosa. In pratica il marchio di fabbrica di un infotainment che va col pilota automatico, stanco e che forse ha anche stancato. Eppure la squadra di inviati è di primo livello e lo sguardo potrebbe andare lontano: la sensazione è che si sia un po’ miopi, seduti, in una comfort zone che però sa di polvere.

Paradossalmente è un racconto pieno di omicidi ma “senza sangue” (parafrasando un’espressione meridionale), senza compassione (nel senso latino del termine): Matano è e resta un ottimo professionista e in programmi come Sono Innocente ha saputo dare il meglio, ma qui si ritrova monocorde e senza molte emozioni. Non sembra una ricerca di sottrazione rispetto al fatto, però: manca proprio la vibrazione del racconto e non basta caricare i servizi per bilanciare certe mancanze. Si finisce per far peggio.

 

La Vita in Diretta si regge su donne e bambini

Se le keywords d’apertura lo scorso anno sono state Paura e Indignazione quest’anno si torna alla cronaca nera tout-court con un occhio di riguardo per Donne e Bambini. Donne uccise e bambini in pericolo sono le parole d’ordine di questa prima puntata. Si apre con la ‘nota lieta’ del piccolo Nicola, ma poi si parla di Eitan ‘rapito’ dal nonno e portato in Israele; più nutrito il genere ‘femminicidio’, nelle due tante declinazioni: dall’omicidio di Laura Ziliani, per il quale sono indagate le figlie, all’uccisione di una donna per mano del suo ex marito, arrivando al caso di Saman.

 

Un ‘sottogenere’ narrativo della cronaca nera specifico, drammatico, ma esplorato sempre nelle conseguenze e mai davvero affrontato nelle sue cause, se non di sfuggita: un lavoro costante, quotidiano, persistente, lucido, razionale e approfondito sulle ragioni culturali dell’omicidio di ex compagne, ex mogli, donne bramate, donne in quanto tali avrebbe un valore educativo fortissimo, tanto più in un programma di così alto ascolto nel daytime dell’Ammiraglia Rai, ma ricostruire il caso di cronaca con vox populi e interviste agli esperti ha una presa più immediata e più sicura e di certo garantisce un racconto più ancorato al territorio. La ViD non cerca quindi nuovi tagli narrativi ma si adagia sui soliti: torna quella ‘miopia’ alla quale si faceva riferimento prima.

La Vita in Diretta

La Vita in Diretta, il pubblico non serve e il Tavolo può aiutare

Ma questa  anche in un’accezione positiva, legata da una parte ad alcune inviate – spesso più asciutte nel racconto e nella trattazione delle notizie dei colleghi – e anche alle signore invitate al Tavolo del talk. Un talk, come detto, variegato, fin troppo rapido nei passaggi (come un po’ tutto il programma, che soffre dell’idea dei blocchi brevi come idea di ritmo narrativo), che in questa prima puntata ha come filo conduttore l’odio social, da quello di cui è stato oggetto il prof. Bassetti (con quindi rapida incursione nel fenomeno della violenza No Vax) a quello che ha investito Loretta Goggi. Bassetti dà modo di parlare di Covid per qualche minuto, anche con un collegamento da Londra dell’inviato del Tg1 Marco Varvello sull’uso del Green Pass in UK e con le politiche sulle riaperture dei teatri in Italia, approfittando del lancio di Ricomincio da RaiTre, di cui la Delogu è co-conduttrice. Tutto rapido, troppo: eppure il parterre è capace di sfoderare sguardi e commenti diversi. Ma come dicevamo prima le ‘misure’ del Tavolo potranno essere prese in corso d’opera: sarebbe bene si desse più spazio, tanto più che quello in studio non manca, anche grazie alla mancanza del pubblico, elemento di cui non si sente la mancanza. Meglio riempire lo studio dei commenti di ospiti lucidi e non alla ricerca del consenso a tutti i costi che perdere tempo con una claque fastidiosa.

Lascio perdere la ‘V’ di Valentino (o di Verissimo) che campeggia al centro del Tavolo: il parterre è sufficientemente pregno da farlo passare in secondo piano. O almeno ci prova.

La Vita in Diretta

In buona sostanza, dunque, questa ‘nuova stagione’ de La Vita in Diretta non è tanto diversa dalla precedente, nonostante i proclami. Eppure avrebbe tutte le carte in regola per rinnovare se stessa e un genere stantio.

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La vita in diretta è il rotocalco che presidia il daytime pomeridiano di RaiUno dal 2000, ma l'esperimento era iniziato su RaiDue nel 1994 con La cronaca in diretta di Alessandro Cecchi Paone, diventato nel 1995 L'Italia in diretta con Alda D'Eusanio.

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