La Tv, il diritto d’autore e lo sfruttamento delle repliche

Un costume della nostra televisione che si va affermando sempre di più e le implicazioni che ne conseguono

di Hit,

C’è una questione che diventa negli ultimi tempi sempre più stringente e che riguarda una figura televisiva molto importante, quella degli autori. Una questione che si collega con il decreto decreto legislativo 8.11.2021 n. 177 che ha attuato la direttiva Ue 2019/790 sul diritto d’autore che riguarda anche l’equo compenso per gli artisti e gli autori riguardo allo sfruttamento delle loro opere. Il pensiero va ad un modus operandi delle aziende radiotelevisive che mandano in onda repliche di programmi senza riconoscere a chi li ha fatti nessun compenso aggiuntivo.

Una cosa che è nata per necessità durante il periodo della pandemia e che poi, visti anche i buoni risultati in termini di audience, è proseguita anche in seguito, arrivando fino ai giorni nostri. Ricordiamo per esempio le repliche dei Soliti ignoti, che ottennero durante il lockdown ottimi dati di ascolto e poi le repliche di Caduta libera e Avanti un altro, pure loro con otttimi riscontri Auditel. Ma se in quel periodo era quasi inevitabile mandare repliche, poi successivamente questo costume è continuato.

Negli ultimi mesi, fra mondiali di calcio e festività natalizie per esempio sono andate le repliche di Caduta libera, sempre con buonidati di ascolto. In tutto ciò si inserisce un’opinione di Daniele Piccinini, autore proprio di Caduta libera, pubblicata sul Fatto quotidiano in cui si parla proprio di questi argomenti, facendo proprio riferimento al decreto legislativo 8.11.2021 n 177 che ha attuato la direttiva Ue 2019/790 sul diritto d’autore in cui si parla anche dell’equo compenso per gli artisti e gli autori riguardo lo sfruttamento delle loro opere, intervento che si chiude con un suo appello :

Dai tempi della pandemia Covid, c’è stato per ovvie ragioni un massiccio ricorso alle repliche dei programmi televisivi (divenuto poi sistemico) che hanno investito anche format che di solito non venivano replicati proprio per la loro unicità, come i quiz. Da questo punto di vista, la mia categoria (quella degli autori) rientra tra i lavoratori più danneggiati, nel senso che negli ultimi due anni il ricorso massiccio alle repliche ha coinciso con ascolti sempre alti (da un lato attestato di qualità, dall’altro di fidelizzazione del pubblico) ma nulli dal punto di vista remunerativo (mentre qualora venisse attuata la nuova legge verrebbe riconosciuto un importo). È sconfortante vedere il proprio lavoro da un lato così apprezzato (dal pubblico), dall’altro così sottostimato. È evidente che per un’azienda il rapporto costi-rischi-benefici penda favorevolmente verso le repliche (finché danno buoni ascolti), ma è un ulteriore aggravio alla mia categoria che già per ovvie ragioni deve far fronte alla discontinuità. Faccio un appello affinché la norma venga ben presto attuata anche in Italia.

Appello di Piccinini a parte, è evidente che le reti televisive italiane, sopratutto quelle commerciali va detto e per ovvie ragioni, fanno ricorso al metodo “repliche”, pur non pubblicizzandolo troppo, quasi per “confondere” il pubblico televisivo, dicono i maligni. Forse è davvero il caso di regolamentare il tutto in modo definitivo, non fosse altro per questioni di giustizia, anche se davvero l’anno che è appena iniziato si prefigura come un anno difficile per tutti, network televisivi compresi riguardo le questioni economiche.

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