It’s a Sin: finalmente su StarzPlay la miniserie che parla di Aids usando il linguaggio dell’amicizia

Richie, Roscoe e Colin fanno amicizia a Londra negli anni Ottanta, mentre dall’America giungono le prime notizie sull’Aids: It’s Sin emozione senza morali

Nel catalogo di StarzPlay (disponibile tramite la sua app ufficiale o all’interno di Amazon Prime Video con un supplemento mensile) dal 1° giugno scorso ha debuttato It’s a Sin, una miniserie di Channel 4 (andata in onda tra gennaio e febbraio scorsi) in cinque episodi -in uscita a cadenza settimanale- di cui forse non avrete sentito parlare abbastanza. E, tanto per parafrasare il titolo stesso della serie, è un vero peccato.

It’s a Sin è una serie che vuole essere seria, ma senza prendersi troppo sul serio: ambientata nell’arco di un decennio, quello degli anni Ottanta, in Inghilterra, la miniserie ritenuta da molti (e giustamente) il capolavoro di Russell T Davies è una lezione di sceneggiatura brillante e toccante, capace di sollevare delicate questioni ed al tempo stesso lasciare nel pubblico una sensazione di consapevolezza, amarezza e speranza.

La trama di It’s a Sin

Come detto, siamo negli anni Ottanta, in Inghilterra. A Londra le vite dei tre diciottenni Richie (Olly Alexander), Roscoe (Omari Douglas) e Colin (Callum Scott Howells), dopo un iniziale momento di smarrimento nella City, si intrecciano, dando vita ad una forte amicizia.

I tre sono omosessuali: se Roscoe vive il proprio orientamento in tutta libertà, Colin e Richie scopriranno la sessualità con il trascorrere del tempo e con modalità differenti. Sono tre amici che, proprio nella differenza l’uno dall’altro, trovano la forza di affrontare insieme gli anni della crescita e della scoperta della vita. A loro, poi, si aggiungono il giovane insegnante Ash (Nathaniel Curtis) e l’aspirante attrice Jill (Lydia West).

It's a SinL’appartamento in cui vivono, soprannominato “Pink Palace”, diventa punto di ritrovo per numerose feste, durante cui -chi più chi meno- i tre protagonisti incontrano ragazzi con cui hanno svariate avventure. Il tutto, mentre dall’America giungono le prime notizie sulla diffusione di un virus che sembra colpire solo la comunità gay: l’Hiv.

Se inizialmente le notizie che riguardano la diffusione dell’Aids sembrano lontane, nel corso degli episodi Richie, Roscoe e Colin si rendono conto che anche l’Inghilterra (e non solo) stanno per affrontare una delle emergenze sanitarie più gravi del Novecento.

Questo non impedisce loro di continuare a sognare il proprio avvenire: c’è chi cambia indirizzo di studi, chi spera di lavorare dove già si trova negli anni futuri, chi vuole solo fare palate di soldi. La vita, insomma, sembra essere tutta alla loro portata.

L’Aids cambierà tutto: dovranno prendere coscienza del pericolo, combattere contro la diffidenza di chi emargina i gay e l’ignoranza di chi crede che riguardi solo la comunità omosessuale. Ma, soprattutto, scoprire e riscoprire se stessi.

Perché It’s a Sin è così importante?

It's a SinDavies, scrivendo It’s a Sin, ha voluto mettere in scena situazioni estremamente realistiche, prendendo anche spunto da alcuni episodi accaduti ai suoi amici. Ma ha anche voluto rappresentare un periodo storico che, per quanto relativamente lontano da noi, trova ancora delle forti somiglianze con i nostri tempi.

Certo, vedendo la superficialità con cui inizialmente i protagonisti leggono l’emergenza nascente causata dall’Aids viene da pensare agli anni di pandemia che stiamo vivendo, ma It’s a Sin -pensata ben prima della diffusione del Covid-19- ha molteplici livelli di lettura.

It's a Sin

La serie sta ben attenta dal fare la morale, ma riesce comunque perfettamente nel suo intento di mettere in guardia su un’emergenza che non è mai cessata e sull’importanza della prevenzione, parlando il linguaggio universale dell’amicizia. Se è vero che gli amici che ci scegliamo sono una seconda famiglia, quando questi iniziano a morire per colpa di un virus di cui si sa poco l’impatto è devastante.

Davies lavora sulle emozioni, siano esse negative o positive: si parla di dolore, ma It’s a Sin è anche una serie tv sulla gioia di scoprire se stessi, di essere liberi ed accettati. Il racconto, nella sua semplicità e scorrevolezza, diventa un coming of age tra i meglio riusciti di questi anni, che si rivolge sì alla comunità Lgbtq+, ma che sa guardare anche ben altrove.

Da qui, l’importanza di un racconto come questo, che StarzPlay ha voluto fare uscire in Italia proprio durante il Pride Month: It’s a Sin si rivolge a tutti, descrivendo situazioni ancora oggi preoccupantemente attuali e rimarcando in alcuni intensi dialoghi come la vergogna e la paura del diverso possano avere effetti più gravi di quanto si possa pensare. Un appello rivolto ai giovani, ai grandi, ai figli, ai genitori, agli amici: tanto è specifica la trama e tanto ci si concentra su un ristretto gruppo di personaggi, altrettanto il messaggio lanciato è universale e di inclusione, senza retoriche o luoghi comuni, ma vero, come la vita.

La storia di un gruppo, non di un singolo

It's a SinIl motivo per cui It’s a Sin ha fatto centro tra la critica (ed anche tra il pubblico) inglese fin da subito è facilmente individuabile: oltre ai motivi sopra citati, la forza della miniserie sta nell’aver trattato il tema dell’Aids (di cui quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla scoperta dei primi casi) non come problema di un singolo protagonista, ma come ostacolo alla vita di tutti i personaggi, primari e secondari.

Il tema della comunità diventa così non un semplice sfondo alle vicende, ma parte integrante per mostrare ciò che Davies vuole raccontare: It’s a Sin è da subito la storia di un gruppo, mai di un solo personaggio, e della forza che un’amicizia può donare, sempre.

Un po’ come nell’appartamento in cui vivono i tre protagonisti, anche la sceneggiatura ci offre delle “stanze” da cui entriamo ed usciamo. Una moltitudine di racconti che diventano uno solo e poi ancora moltitudine, uniti da un legame forte e speciale. Ed è un peccato che StarzPlay non abbia rilasciato subito tutti gli episodi della serie: It’s a Sin è una di quelle miniserie che come la inizi, la vuoi portare subito a termine.