In Nome del cielo su Disney+, una miniserie true crime a sfondo religioso con un Andrew Garfield da Emmy

La storia vera di un omicidio avvenuto in una comunità mormone nello Utah nel 1984 al centro della miniserie

In Nome del cielo – Under the Banner of Heaven è la nuova, potente, miniserie true crime disponibile su Disney+ da mercoledì 31 agosto. Sette intensi episodi per raccontare la storia vera del brutale omicidio di una donna e di sua figlia di soli 15 mesi avvenuto nel 1984 nello Utah, in un sobborgo di Salt Lake Valley in cui la maggior parte degli abitanti fa parte della chiesa mormone. La serie creata da Dustin Lance Black è ispirata al libro di Jon Krakauer che ha raccontato la vicenda. Andrew Garfield dà vita al detective Jeb Pyre, una figura inventata per la serie tv, profondamente religioso e stravolto da un’indagine che gli fa cambiare la propria prospettiva sulla vita e sul mondo. Ma scopriamo qualcosa di più su questa serie.

In Nome del cielo, la trama

La miniserie In Nome del Cielo disponibile su Disney+, è ispirata al libro di Jon Krakauer che racconta gli eventi che hanno portato alla morte di Brenda Wright Lafferty e di sua figlia nel 1984. In un sobborgo di Salt Lake Valley nello Utah, all’interno di una comunità regolata dalle leggi della religione mormone, in cui tutti si conoscono, il poliziotto Jeb Pyre dovrà cercare di risolvere l’omicidio, prima che i media nazionali si gettino sulla vicenda per portare ulteriore discredito sulla comunità mormone.

Nel corso delle indagini, compiute insieme al collega Bill Taba, un non mormone di origine Pauite, inizierà a scavare sulla famiglia Laffery scoprendo delle verità che lo faranno vacillare. Seguendo anche lo schema del libro, la serie alterna ai flashback della famiglia Lafferty anche quelli delle origini della religione mormone con la storia di Joseph Smith.

In Nome del cielo, la recensione

Per vedere Under the Banner of Heaven – In Nome del cielo bisogna essere liberi, sia fisicamente che mentalmente. Bisogna liberarsi di ogni forma di pregiudizio e di ogni desiderio di giudicare gli altri, di quell’idea di definire cosa sia giusto o sbagliato sulla base delle convinzioni personali che siano religiose, politiche, filosofiche. Catturando lo spettatore con una costruzione crime precisa e affilata, Dustin Lance Black ci trascina in un dramma familiare e religioso senza via di uscita, senza una verità.

Naturalmente gli appartenenti alla comunità mormone hanno accusato la miniserie di non aver rappresentato al meglio le istanze della loro religione e di averli dipinti come violenti oppressori. Eppure, per quanto sia comprensibile la difesa dei propri valori, l’operazione approntata da In Nome del cielo, nonostante la brutalità di alcune scene, è costruita sulla forza dei dialoghi e dei silenzi e su un approccio riflessivo e delicato che porta a dubitare ancor prima che a giudicare. Ciascuno di noi fa parte di una comunità, che lo voglia o meno. Senza entrare in dinamiche troppo complesse di appartenenze politiche o religiose, basta pensare alla difesa della cucina italiana, alla panna nella carbonara, all’orario in cui si cena. Al di là del caso di omicidio, i temi relativi alle dinamiche di gruppo presenti in In Nome del Cielo sono applicabili a tutte le forme di vincoli sociali che accomunano persone cresciute in uno stesso ambiente, in una stessa cultura.

Andrew Garfield ci regala un’interpretazione da Emmy con il suo Jeb Pyre. Una recitazione soffusa, una pacatezza dello spirito che si affianca a quei momenti in cui i dubbi prevalgono e lo sguardo diventa più sofferente, la voce più alterata. La categoria dei migliori attori protagonisti di una miniserie è particolarmente agguerrita, da Colin Firth in The Staricase, Michael Keaton in Dopesick, Sebastian Stan in Pam & Tommy o Oscar Isaac per Scene da un Matrimonio, tutti meriterebbero un premio. Eppure le sfumature anche fisiche che Garfield dà al suo Pyre, ai dubbi di un uomo che vede vacillare ogni certezza personale, meritano di essere riconosciute. Ma è tutto il ricco cast a valorizzare una miniserie che difficilmente lascerà indifferenti. La scelta di affiancare al seguace Pyre il detective Taba è narrativamente perfetta. Taba è un esterno, un non fedele che è visto come un alieno dalla comunità in cui vive e in cui deve indagare. Al tempo stesso è un uomo cresciuto all’interno di un sistema di valori e credenze molto ristrette e uniche come possono essere quelle dei nativi Pauite. Conosce le dinamiche dei gruppi e delle comunità ed è per questo perfetto per bilanciare le difficoltà di Pyre.

In Nome del cielo, il cast

Il cast di In Nome del Cielo è molto ricco, anche in considerazione del fatto che le famiglie mormone sono spesso molto numerose. Il protagonista, il detective Pyre, è interpretato da Andrew Garfield, mentre Daisy Edgar-Jones è Brenda Lafferty la donna morta che conosciamo attraverso i flashback. Nel cast anche Sam Worthington, Rory Culkin, Wyatt Russel, Gil Birmingham.

Andrew Garfield è il detective Jeb Pyre
Adelaide Clemens è Rebecca Pyre
Gil Birmingham è il detective Bill Taba
Daisy Edgar-Jones è Brenda Lafferty
Bill Howle è Allen Lafferty, marito di Brenda
Wyatt Russell è Dan Lafferty
Chloe Pirrie è Matilda Lafferty, moglie di Dan
Sam Worthington è Ron Lafferty
Denise Gough è Dianna Lafferty moglie di Ron
Seth Numrich è Robin Lafferty
Rory Culckin è Samuel Lafferty
Christopher Heyerdahl è Ammon Lafferty

In Nome del cielo, il trailer

In Nome del cielo dal libro alla serie tv

Naturalmente basta una veloce ricerca su Google per trovare tutte le informazioni sul caso al centro di In Nome del cielo, ma il consiglio è di evitarlo per non rovinarsi la visione della serie tv. Al centro c’è infatti una storia vera, un caso di omicidio che ha scosso gli USA, lo Utah e la comunità mormone.

Il libro uscito nel 2003, scritto da Jon Krakauer, intreccia il racconto delle indagini con le origini e l’evoluzione della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, chiamata mormoni per il libro di Mormon testo sacro per la religione. La pratica della poligamia è oggi legata solo a una componente staccata dei mormoni, legata a quelli che considerano i valori fondanti della loro fede. Nel libro, non essendo un romanzo, non è inserita la figura di Jeb Pyre con le sue indagini e le sue riflessioni sulla fede.

In Nome del cielo, lo sceneggiatore Dustin Lance Black

L’autore della sceneggiatura di Under the Banner of Heaven – In nome del cielo è Dustin Lance Black, anche regista, produttore e conosciuto per la sua opera di attivista per i diritti LGBTQI+. Nel 2009 ha vinto l’Oscar per la sceneggiatura di Milk, recentemente ha avuto una visibilità mediatica e social per il suo matrimonio con il tuffatore inglese Tom Daley con cui ha avuto un figlio. Black conosceva da vicino l’argomento della serie, essendo cresciuto in una famiglia mormone con un padre militare, da cui si è allontanato in parallelo alla presa di coscienza della propria sessualità.

In Nome del cielo, come vedere la serie

In Nome del Cielo è composta da 7 episodi particolarmente lunghi rispetto alla media delle serie tv. I primi 6 durano quasi tutti intorno ai 60 minuti mentre l’ultimo sfiora i 90. Tutti gli episodi sono disponibili su Disney+ dal 31 agosto.

In Nome del cielo 2 ci sarà?

Come specificato più volte, si tratta di una miniserie, quindi non ci sarà una seconda stagione di In Nome del cielo.