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Il Mio Nome è Carlo e Sandokan hanno dimostrato che il pubblico non teme la prima serata

Il Mio Nome è Carlo ha conquistato il pubblico televisivo. Canale 5 ha dimostrato quanto la prima serata alle ore 22.00 non sia un problema per i telespettatori quando i contenuti sono validi. Lo stesso è accaduto in Rai con l’avvento di Sandokan.

28 Settembre 2026 20:00

Carlo Acutis ha fatto il miracolo dell’Auditel. Il più giovane Santo d’Italia è riuscito a mettere d’accordo tutti anche davanti alla televisione. Il tv movie dedicato al ragazzo prematuramente scomparso e diventato riferimento della chiesa cattolica è stato il programma più visto della serata con il 29,6% di Share. Questo dato conferma, oltre alla bravura e capacità di regista e attori, anche un’altra evidenza: il pubblico non teme la prima serata. Per mesi, anzi: durante tutta la scorsa stagione, si è detto che i contenuti in prime time fossero penalizzati – sia in Rai che su Mediaset – dall’eccessivo protrarsi dei giochi di riferimento.

Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna finivano (e finiscono) poco prima delle 22.00 scoraggiando i telespettatori a seguire i programmi di cartello, con relativo danno per i contenuti d’autore più attesi. Una polemica da parte degli utenti e alcuni addetti ai lavori che ha portato Gerry Scotti e Stefano De Martino a firmare una sorta di pax reciproca, sancita nel corso del Festival della Tv, dove promettevano di terminare prima i loro format. Ovviamente non è cambiato nulla. Le parole dei due conduttori avrebbero dovuto aprire tavoli di confronto all’interno delle rispettive aziende, ma non è accaduto. Semplicemente perchè quando devono finire i programmi non lo decidono esclusivamente Scotti e De Martino.

La prima serata alle 22.00

Ci sono altri fattori in gioco, così come vigono altre priorità. Al momento l’access prime time resta com’è e il pubblico (che prima era prevalentemente scontento di veder iniziare la prima serata alle 22.00) comincia ad adeguarsi. Ci sono dei cali rispetto alle percentuali, infatti molti preferiscono guardare i loro programmi preferiti attraverso le app ufficiali Rai e Mediaset piuttosto che aspettare la messa in onda effettiva sulla generalista, ma non inficiano troppo rispetto al successo o al flop di un programma. Il film su Carlo Acutis lo ha dimostrato: Mediaset è tornata a sfiorare il 30% di Share, non accadeva – in prime time – da diverso tempo. Il pubblico ha visto, in maniera unanime, un contenuto fino al suo naturale epilogo senza distogliere gli occhi dallo schermo. Malgrado sia finito in tarda serata.

Il Mio Nome è Carlo boom ascolti su Canale 5
Il Mio Nome è Carlo trionfa in prima serata su Mediaset (Screenshot Mediaset Infinity) – TvBlog

Il Mio Nome è Carlo ha dimostrato di avere un appeal tale da superare tutte le altre criticità che l’utente medio ha messo in evidenza nel recente passato. L’unica verità è che il pubblico televisivo sta diventando, nel tempo, sempre più esigente. Il mondo cambia e si modifica anche il racconto televisivo che viene fatto. Pertanto è necessario adeguarsi e investire su novità interessanti anche per quanto riguarda il piccolo schermo. Il Mio Nome è Carlo ha visto un impegno, anche dal punto di vista economico, da parte di Mediaset molto importante. Così come determinante è stata la promozione che ha anticipato l’opera.

Le novità più attese

Il telespettatore è stato messo in condizione di attendere un prodotto in maniera costante e coinvolgente. La platea televisiva era sicura, per una volta, di assistere a una vera e propria novità del settore. Per questo nessuno ha lasciato idealmente il proprio posto sul divano. Tutti (o quasi) erano sintonizzati su Canale 5 e hanno tenuto la televisione accesa fino alla fine di un’opera considerata – a tutti gli effetti – un esperimento riuscito. Lo stesso si può dire, andando a scandagliare nel recente passato, per la Rai che ha scelto nel Dicembre 2025 di puntare sul remake di Sandokan con Can Yaman protagonista.

In quel caso si è trattato di una rielaborazione, rispetto alla famosa serie con Kabir Bedi, ma l’utente medio è stato messo comunque davanti a un’innovazione. Qualcosa che non aveva mai visto, nel recente passato, in termini di trama ed espedienti tecnici. Per questo i risultati hanno pagato: Sandokan ha realizzato il 32,9% di Share con il secondo episodio arrivato addirittura al 35,3%. Testimonianza del fatto che la tarda serata non spaventa la platea televisiva, semplicemente il telespettatore sceglie cosa guardare e quando vuole guardarlo. In altre parole: il punto non è a che ora termina l’access prime time, ma per quale motivo gli utenti scelgono di restare a singhiozzo sulla generalista? Questa è la domanda da porsi.

L’impatto con la generalista

Infatti, molto probabilmente, lo spettatore trascorre la sua serata rimanendo sveglio fino a tarda ora (anche se il giorno dopo deve lavorare) ma sceglie – nella stragrande maggioranza dei casi – di guardare altro. Ecco perchè poi lo Share in chiaro, normalmente, quando un programma va bene supera di poco il 20% e si parla di un successo. Com’è giusto che sia, ma è altrettanto evidente che gli standard sono cambiati. Meno spettatori guardano la generalista e questa tendenza non dipende dall’eccessiva durata dei giochi tv che anticipano la prima serata. È una questione di contenuti proposti.

Sandokan torna su Raiuno con Can Yaman
Sandokan torna su Raiuno con Can Yaman (Screenshot Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

In Italia – televisivamente parlando – i format sono sempre gli stessi da tempo. Infatti la differenza, in un senso o nell’altro, la fanno le fiction e i tv movie. Il Mio Nome è Carlo e Sandokan hanno dimostrato che la prima serata davanti alla televisione, per le famiglie italiane e le nuove generazioni, non è utopia. Tutto dipende dai contenuti veicolati. Il 30% di Share oggi si può ancora raggiungere e potrebbe diventare, per le reti ammiraglia, un nuovo obiettivo possibile.

L’importanza dei contenuti

È sufficiente trovare nuove idee e possibilità, invece di riattualizzare polemiche che esistono ma non rappresentano il fulcro della questione. L’offerta televisiva attuale ha bisogno di novità. Senza magari aspettare un anno o due per proporle. Contano le idee e i progetti seri. Mediaset e Rai hanno dimostrato che la strada verso la rivoluzione mediatica è ancora possibile: si deve avere il coraggio e la pretesa di tornare a percorrerla più spesso.