Home Serie Tv Sandokan, da Kabir Bedi a Can Yaman: com’è cambiato il protagonista dei romanzi di Salgari in tv

Sandokan, da Kabir Bedi a Can Yaman: com’è cambiato il protagonista dei romanzi di Salgari in tv

Sandokan torna in televisione, su Raiuno, il 1° dicembre 2025. La serie televisiva è figlia della fantasia e dell’estro di Emilio Salgari portato alla ribalta (anche) dalla fama di Kabir Bedi. Cosa cambia con Can Yaman.

13 Novembre 2025 16:23

Sandokan torna in televisione, dal prossimo 1° dicembre 2025 si riprenderà a parlare di tigre della Malesia e avventura d’altri tempi. Una cavalcata televisiva che durerà 4 serate. Per un totale di 8 episodi. Il progetto coinvolge inizialmente la Rai e subito dopo la fiction sarà disponibile su DisneyPlus. Una bella vittoria dal punto di vista degli investimenti per Viale Mazzini che non rinuncia a ripescare miti del passato per cercare di attualizzarli.

È successo con Il Conte di Montecristo all’inizio del 2025 e viene riproposto a distanza di dieci mesi con Sandokan. L’esigenza di rielaborare i miti del passato si trasforma in idea concreta e assume anche una morfologia differente. Sandokan, nello specifico, è frutto della fantasia e della creatività di Emilio Salgari: il quale lo ha reso protagonista di numerosi romanzi d’avventura in quello che, ancora oggi, viene definito il ciclo indomalese dell’autore.

Sandokan, le origini

Il nome Sandokan fu ispirato allo scrittore dal nome di un centro costiero sito nel Borneo nord orientale. La città di Sandokan, infatti, fu lasciata in pegno dal Sultano di Sulu al governatore locale come garanzia di un prestito mai restituito. Da qui anche l’etimologia: letteralmente Sandokan vuol dire “pegno scaduto”.

C’è poi la teoria della studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich che dimostrerebbe come Salgari sia stato influenzato dalle vicende di Sandoking. Un comandante navale che si sarebbe arricchito grazie al commercio dei nidi di rondine. Le sue disavventure, secondo la storica, sarebbero alla base dei libri più riusciti di Salgari. La bandiera rossa con la testa di tigre, must nel look di Sandokan, deriverebbe proprio da un outfit del comandante navale.

Salgari e il repertorio indomalese

Storiografia a parte, il ruolo di Sandokan – stando al repertorio di Salgari – ha una produzione editoriale trentennale: i romanzi si dividono in due parti. La prima vede Sandokan protagonista assoluto, la seconda è più un costante approfondimento sui complici d’avventura di quello che in sostanza è diventato una sorta di pirata gentiluomo, in grado – con forza, arguzia e fascino – di difendere il suo popolo dai colonizzatori inglesi. Anche su questo aspetto ci sono diverse scuole di pensiero: la tesi maggiormente accreditata riconduce al Principe Syarif Osman. Deposto dal trono per mano dei colonizzatori inglesi. Sandokan, suo braccio destro, lo ha seguito nella propria metamorfosi piratesca.

Una storia di avventure e passioni che ha coinvolto il pubblico per diverse generazioni. Libri, albi a fumetti e serie televisive. In Italia a far approdare Sandokan in televisione ci ha pensato Sergio Sollima (padre di Stefano, anche lui regista) nel 1976. La miniserie, all’epoca, contava 7 episodi e non 8 come attualmente prevede il progetto restaurato. La prima volta televisiva di Sandokan era sempre targata Rai, ma era ispirata a Le Tigri di Mompracem e I Pirati della Malesia. In questa nuova occasione, invece, Rai Fiction ha fatto un vero e proprio riadattamento dei lavori editoriali di Salgari (non soltanto rispetto ai primi due libri, ma in relazione all’intera collana) per tirare fuori storie credibili ma non necessariamente aderenti alla trama originaria.

Sergio Sollima dirige Kabir Bedi

Non si registrano, nello specifico, grandi cambiamenti: ci sono gli stessi personaggi e le medesime dinamiche di relazione, cambia semmai il modo di approcciare di Sandokan e compari alle avversità. Nel ’76 il cast corale composto da Kabir Bedi, Carolè Andre, Philippe Leroy e Adolfo Celi aveva il compito di rendere attuale un contesto ritenuto remoto, sul piano temporale, ma con tanti punti di contatto rispetto alla contemporaneità di allora. Kabir Bedi rese iconico il personaggio di Sandokan proprio perchè, per esigenze di copione, non aveva solo il fascino del guerriero ma possedeva anche un certo tipo di ragionamento che riusciva a toccare e sviscerare anche tematiche profonde.

Kabir Bedi nei panni di Sandokan
Kabir Bedi sul set di Sandokan nel 1976 (Wikipedia profilo ufficiale) – TvBlog

Can Yaman, sempre in riferimento alla parte e non all’interprete, farà una versione ancor più dinamica e presente di Sandokan che si basa in prevalenza sulla componente action del personaggio. Accompagnata da un altrettanto dirompente passionalità. Insomma, i telespettatori dovranno aspettarsi un mix fra Pirati dei Caraibi (per quanto riguarda le scene d’azione) e Bridgerton per quel che concerne le parti più sentimentali. Con qualche licenza bollente, non poteva essere altrimenti data la bellezza del protagonista. Anche Kabir Bedi puntava in maniera importante (non così spudorata come il Sandokan odierno) sul fascino, infatti era molto amato da giovani e meno giovani, però riusciva sempre a inserire una componente intellettuale che stuzzicava molto la platea televisiva.

La nuova versione con Can Yaman

Grande curiosità rispetto alla nuova versione della Rai che potrebbe dare una sferzata rispetto al passato, il timore dei puristi è che una serie dall’alto valore storico possa essere snaturata in nome dello Share. Importante sarà far risaltare un compromesso fra azione e strategia: non solo lustrini e paillettes ma anche colpi di scena con una trama fitta in grado di generare anche qualche sorpresa. Il tributo al lavoro di Salgari dev’essere completo, altrimenti il rischio è quello di incappare in un effetto boomerang e il ruggito della tigre della Malesia potrebbe ridursi a un flebile squittio.

Rai, la nuova versione di Sandokan con Can Yaman
Can Yaman nei panni di Sandokan (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

All’esordio della nuova serie manca sempre meno, ma le prime immagini in anteprima (accompagnate dalle clip di lancio) lasciano pensare a un lavoro di selezione contenuti molto importante che dovrebbe aver agevolato anche la nuova stesura. Il prodotto è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma che ha espresso, attraverso la giuria di qualità, parere positivo rispetto a quella che è stata (e resta) un’importante operazione di restyling e riadattamento.

La tigre della Malesia fra presente e futuro

Un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato, pertanto non è da escludere un proseguo su questo sentiero. L’ultima parola, in tal senso, spetta al pubblico e all’Auditel. L’unico in grado di stabilire quali saranno le sorti della tigre della Malesia. Se sarà destinata a essere un ricordo da coltivare, oppure potrà avere nuove opportunità per mostrare la propria metamorfosi.