Greta Mauro: “Fermandomi ho capito che nel fare questo lavoro non bisogna essere bulimici. Dopo Top ci sono altri progetti che bollono in pentola”

La lontananza dalla conduzione coincisa con la pandemia, il ritorno in tv dopo il parto, Top e i progetti futuri. Intervista a Greta Mauro

Top – Tutto quanto fa tendenza segna per Greta Mauro il ritorno alla conduzione dopo un periodo di pausa che si è protratto soprattutto negli ultimi due anni. Estate in diretta ha rappresentato il ritorno in Rai e dopo Il tempo di Greta, sabato sera ha debuttato alla conduzione del programma curato da Angelo Mellone, attualmente vicedirettore di Rai1.

Come sono stati questi ultimi due anni trascorsi lontani dalla conduzione televisiva?

Questi ultimi due anni sono coincisi con la pandemia, che è stata indubbiamente un periodo difficile per tutti. Questa assenza mi ha permesso di dedicarmi di più alla mia famiglia e ai miei figli, seguire cose che per anni non avevo avuto modo di fare. Ho iniziato poi a collaborare con l’agenzia di stampa La Presse, facendo un’esperienza diversa dalla tv. Prima della pandemia avevo lavorato tantissimo: fermandomi ho capito che a volte è necessario prendersi del tempo che quando si è sulla famosa ruota del criceto non è possibile prendersi.

Questa estate è arrivato poi il ritorno in Rai, a Estate in diretta con Il tempo di Greta.

Quando sono tornata in Rai, quest’estate, ho rincontrato tanti colleghi con cui avevo già lavorato e ho percepito allo stesso tempo affetto e la sensazione di non esserne mai andata via da lì e più in generale dalla tv. L’assenza mi ha fatto capire che non bisogna essere bulimici in questo mestiere, che bisogna procedere a volte per piccoli passi, un po’ come una formichina. Io in questo momento mi definirei così.

A proposito di piccoli passi, con Estate in diretta hai compiuto il primo passo per rientrare in Rai. Ti saresti aspettata altri progetti come Top o il tuo orizzonte d’attesa era ristretto solo all’avventura estiva?

Con Estate in diretta io mi sono divertita perché con Il tempo di Greta abbiamo fatto una piccola cosa carina e particolare, in cui io ho messo tutta me stessa, facendola con la stessa dedizione e lo stesso impegno che chiunque metterebbe nello scendere la gradinata di Sanremo. Top probabilmente è arrivato proprio in seguito a questo e io ho subito detto di sì, nonostante qui mi occupi di tematiche che non ho mai affrontato precedentemente. È un programma che ho sempre seguito e che sono contenta che il direttore Coletta abbia voluto riportare in onda dopo due anni di assenza.

I tuoi maestri restano però Michele Santoro e Nicola Porro. Politicamente schierati su fronti contrapposti, cosa hanno in comune?

Entrambi sono due animali televisivi e cercano sempre di coltivate un punto di vista mai banale, che sia sempre terzo rispetto a quelli “bianco e nero” proposti da tutti. Con Michele ero un’inviata e ho imparato a gestire le emozioni anche in situazioni molto faticose come il terremoto dell’Aquila o la morte di Eluana Englaro. Con Nicola abbiamo sempre cercato un punto di vista diverso sulle cose e con lui ho probabilmente imparato ad essere un po’ meno ideologicamente incastrata di quanto lo fossi prima. 

Sei stata per due anni lontana dalla tv anche dopo la tua seconda gravidanza.

Dopo una gravidanza è molto difficile rimettersi in pista soprattutto in questo lavoro, dove sono fondamentali anche le relazioni pubbliche. Nicola Porro è stato fondamentale: è stato lui che mi ha cercato, pur conoscendoci solo di vista, e che mi ha riportato in video.

Dopo Matrix e Mai dire talk è partita per te una stagione anche da opinionista. Pensi che sia definitivamente conclusa con questo ritorno alla conduzione o potrebbe proseguire?

Mi auguro che questa stagione non sia conclusa, perché dove vado ospite è perché mi sento serena e a mio agio: non amo andare dove ci si urla sopra. Non ho opinioni su tutto e non accetto tutti gli inviti che mi arrivano, ma dove vado sto bene e mi piacerebbe continuare a farlo.

Fra cinque anni in tv Greta Mauro dove si vede?

Fra cinque anni mi vedo in tre, quattro modi diversi, magari anche non in tv. Uno scenario per la tv ce l’ho, ma è molto diverso da quello che si può immaginare. Mi piacerebbe raccontare l’attualità e le storie delle persone con il sorriso e con un po’ di leggerezza. Ecco, mi piacerebbe ridere anche in tv.

Forse qualcosa che si avvicina a quanto fatto con la Gialappa’s con il poco fortunato Mai dire talk.

Un programma come Mai dire talk è come una bottiglia di vino che va aperta e fatta respirare: lì purtroppo c’erano tante cose che andavano fatte respirare prima di essere messe nel calice ed essere bevute. Per me era un programma completamente nuovo: la cosa che mi stupì di più fu la serietà che si respirava dietro le quinte. Paradossalmente c’è molta più leggerezza dietro un programma d’attualità dove si tenta di sdrammatizzare e alleggerire il clima, soprattutto nelle riunioni in redazione.

Per il futuro quindi lasciamo un punto di domanda.

Vediamo cosa succede con Top, per cui sono già contentissima di aver fatto queste quattro puntate con la supervisione di Angelo Mellone, che è un esteta e ha una cura particolare per la postproduzione. lui che ha condotto e ideato questo programma. Ci sono altri possibili progetti che bollono in pentola per i prossimi mesi, sempre in Rai. Incrociamo le dita.