Gianfranco Funari raccontato da Giovanni Minoli

Gianfranco Funari raccontato da colui che lo portò in Rai. Ripercorriamo la carriera televisiva del grande presentatore di Rai 2 con Giovanni Minoli

di Hit

“Hanno copiato tutti da me e male”. Questo direbbe Gianfranco Funari, secondo Giovanni Minoli, della televisione di oggi. Con l’ex dirigente Rai, colui che lo ha portato  nella televisione pubblica, abbiamo parlato del conduttore e ideatore di Aboccaperta. Uno dei personaggi più caratterizzanti della nostra televisione. Uno che conosceva il mezzo televisivo come pochi e che ha lasciato un segno tangibile ed indelebile nel piccolo schermo del nostro paese.

Caro Minoli, come è arrivato a Funari ?

Mia moglie mi aveva regalato per un Natale degli anni ottanta un televisore Nordmende, che era fra i primi che permetteva di avere più schermi su un unico teleschermo. Quindi io, che all’epoca ero malato di televisione, ancora più di oggi, mi vedevo nello schermo grande per esempio Rai1 o Rai2 e negli altri tre le televisioni private, dove, essendo capostruttura della Rete 2, cercavo nuove idee e nuovi personaggi. Una volta mi imbattei in Telemontecarlo dove andava in onda un programma dal titolo “Torti in faccia” condotto da Gianfranco Funari ed è lì che lo vidi all’opera per la prima volta e mi piacque subito.

Le venne dunque l’idea di portarlo nella sua rete

Esatto. All’epoca la Rete 2 aveva perso Enzo Tortora per le note vicende e io pensai subito a Funari. Andai da Pio De Berti Gambini, allora direttore di rete e gli proposi  di portarlo da noi. Certo non sostituisce Tortora, gli dissi, ma ritengo sia un personaggio che potrà fare molta strada nella nostra rete. Il suo era un format veramente costruito sulla gente comune, fra i primi,  e lo trovavo giusto per la nostra rete, soprattutto per l’evoluzione della proposta del nostro canale. Il direttore accettò la mia proposta.

Come è arrivato poi Funari alla Rete 2 ?

Andai a Montecarlo, dove incontrai l’allora direttore dei programmi della televisione monegasca e di cui ero molto amico. Gli feci una proposta molto semplice e direi inusuale per l’epoca:  tu mi dai Funari per 25 serate e io ti do 25 film da mettere in prima serata sulla tua rete. Lui ci pensò un po’, in seguito mi disse di si. Poi incontrai Funari in estate, lui venne da me qualche giorno e parlammo molto su come adattare Torti in faccia per portarlo a Rai 2. Alla fine dei nostri colloqui venne fuori Aboccaperta. L’idea era molto semplice, mettere due fazioni contrapposte che discutono di temi molto popolari, esempio “vergini o no al matrimonio?”, oppure “le chiavi di casa ai ragazzi a 13 anni si o no?”, temi dunque molto pop e farli scontrare verbalmente. Ricordo che la prima puntata di Aboccaperta in seconda serata il venerdì fu un successo clamoroso. Ricordo anche che il regista del programma (Ermanno Corbella, ndr)  aveva con Funari una sintonia perfetta, tanto da anticiparne le mosse con le sue inquadrature, ragazzo sveglissimo e molto simpatico.

Funari la conosceva già  ?

Si, ma l’ho scoperto dopo. Sono venuto a sapere successivamente che lui, senza che io lo sapessi, telefonava tutti i lunedì alla mia redazione di Mixer, per sapere quali sondaggi facevamo in trasmissione, per poi usarne i temi nel suo programma. Insomma c’era una collaborazione –anche se clandestina- fra di noi da tempo, quindi in qualche modo era destino dovessimo lavorare insieme.

Qual era la cifra della conduzione di Funari ?

Lui sapeva gestire ritmi forsennati di discussione, inoltre aveva la straordinaria capacità di capire i risvolti psicologici dei suoi ospiti e renderli traducibili nel linguaggio televisivo. Poi aveva studiato con Steve Carlin il posizionamento del conduttore in studio, insomma aveva tanti elementi che messi insieme facevano di lui un grande uomo di televisione. Aboccaperta poi fu per lui un momento di grande rivincita, visto che veniva da un’esperienza nel cabaret, al Derby di Milano, non proprio esaltante. Con la televisione aveva trovato la chiave del suo successo.

Com’era quella Rai 2 ?

Era una grande rete, con Giampaolo Sodano (direttore che nel frattempo era arrivato dopo De Berti e Locatelli, ndr) siamo arrivati a fare il 18% di share, quasi raggiungendo Rai 1, con la metà del budget della prima rete. Ricordo che ci chiamò Agnes dicendoci “ragazzi ora basta, non potete mica superare Rai 1 eh…”. Il claim della rete era informazione più fiction, con l’arrivo anche di personaggi del calibro di Raffaella Carrà e Baudo (di ritorno dopo la brutta esperienza a Mediaset, ndr) che si occupavano dell’intrattenimento.

Ma come arrivaste a raggiungere Rai 1? Cosa impensabile oggi

In realtà noi fummo in qualche modo favoriti da una querelle politica all’interno della Democrazia Cristiana. Giovanni Salvi, potente vice direttore di Rai 1 (canale che guardava all’universo DC come noto, ndr) e capo dell’intrattenimento della prima rete, fu sorpassato nella direzione della Rete 1 da Carlo Fuscagni e lui fu nominato vice direttore generale ai palinsesti. Salvi in qualche modo si vendicò della mancata nomina a Rai 1, a cui ambiva da tempo, dando da capo dell’offerta complessiva Rai una corsia preferenziale a Rai 2 sulle fiction, sui film e sulle partite di calcio, questo ci aiutò molto, insieme ai nostri prodotti di rete, a far salire l’audience di Rai 2.

Funari dopo Aboccaperta fu posizionato nella fascia del mezzogiorno, quella pop per eccelenza

Si. Il vero salto dopo Aboccaperta, fu nella striscia quotidiana del mezzogiorno, ovvero “Mezzogiorno è”. Io che ero stato il dirigente che lo avevo portato a Rai 2, perché ritenevo giusto che nel Servizio Pubblico arrivasse un personaggio in qualche modo di rottura come lui, non fui d’accordo nel metterlo al mezzogiorno. Infatti da quel momento le nostre strade si divisero, seppur restando amici. Non ritenevo giusto farlo diventare la “bandiera” della rete in una fascia molto caratterizzante per un canale qual è la fascia del mezzogiorno.

Giampaolo Sodano, che nel frattempo era subentrato alla direzione della Rete 2,  poi però litigò con Funari, si dice perché Funari voleva Giorgio La Malfa ospite di Mezzogiorno è (che nel frattempo era diventato un programma che ospitava spesso politici) ed il direttore di rete non era d’accordo. Sta di fatto che Funari se ne andò dalla Rai, nonostante che Sodano gli offrì il Cantagiro, che però Funari riteneva una diminutio

Si, ma quelli erano solo bisticci. Sodano in realtà era un po’ incerto su Funari in quella fascia (poi chiamò infatti Guardì per il mezzogiorno e nacque Fatti vostri, ndr) inoltre allo stesso tempo Berlusconi lo corteggiava molto, quindi complice quella scaramuccia su La Malfa, Funari andò da Carlo Freccero su Italia 1, che lo accolse come se lo avesse scoperto lui, d’altronde Freccero è il più grande teorizzatore dell’esistente. Funari poi era un venditore straordinario, si mangiava la mortadella in diretta tanto per dire, quindi era pure perfetto per la televisione commerciale.  Poi ha litigato anche con Silvio Berlusconi, che a un certo punto lo voleva in politica, ma Funari gli disse di no, quindi lasciò anche Mediaset.

La Rai quella volta ci ha perso o ci ha guadagnato lasciando andare via Funari ?

La Rai ci ha perso sicuramente. Ho tentato di farlo restare, ma quello che non ci metteva d’accordo era sulla sua utilizzazione nella rete. Io non volevo che facesse la striscia del mezzogiorno, mentre lo avrei visto –per esempio- in una striscia di seconda serata, magari in una versione riveduta e corretta proprio di Aboccaperta. Poi magari avremmo inventato qualche altro programma da fare in prima serata, magari degli eventi speciali.

Cosa ha dato alla televisione italiana Funari ?

Funari ha dato il linguaggio del bar, che è un complimento intendiamoci. Il populismo di oggi nasce –televisivamente parlando- da Funari.

Funari ha migliorato o peggiorato la nostra televisione ?

L’ha completata nel suo rapporto con il paese reale. Lui ha anticipato i tempi e l’evoluzione del linguaggio televisivo. Tutti poi hanno copiato da Funari. La stessa Arena è Aboccaperta, lo stesso Lerner in Milano Italia prendeva spunto dalla televisione di Funari, ovviamente con la cifra diversa dei conduttori, tanto per fare due esempi.

C’è un Funari nella televisione di oggi ?

No, ci sono tanti imitatori, tanti cloni. Va detto che allora la televisione cresceva perché si cercavano, anzi si inventavano i format. Ora i format non si inventano più. La Tv è già tutta fatta. Anche quando si prende un format nuovo dall’estero, dopo qualche minuto ti arriva la sensazione del deja vu. Diciamo che un Funari in qualche modo nobilitato è Paolo Del Debbio, un pochino gli assomiglia, anche se è più intellettuale.

Lei ha portato il Grande fratello in Italia in Stream, programma quello nato proprio dalla gente comune,  avrebbe visto Funari alla conduzione del GF ?

Funari non lo avrei visto sinceramente condurre il Grande fratello, almeno nella versione originale, che era molto più seria rispetto ad oggi. Io avevo pensato per la prima edizione a Luciano Rispoli, che aveva grande garbo e qualità di conduzione e di racconto, lo avevo già contattato e la trattativa era molto avanti, poi andai via da Stream per dissapori con l’allora amministratore delegato Morselli e alla fine Giorgio Gori, direttore di Canale 5 mise alla conduzione Daria Bignardi, per altro secondo me non adatta a quel programma.

Come le sembra il Grande fratello oggi ?

Adesso è una soap opera scritta e sceneggiata, allora era tutto reale, un esperimento multimediale unico. Ricordo che a Stream facemmo 500.000 abbonamenti in pochi mesi. Il Grande fratello era “uno su mille ce la fa”, era la storia della vita di tutti i giorni.

Torniamo a Funari, si è mai pentito di averlo portato a Rai 2 ?

Penso che era inevitabile, per un discorso di completezza di linguaggi, quindi la risposta alla sua domanda è no, non sono pentito, anzi ne sono felice. Ribadisco il concetto di prima, lo volevo per dare voce ad un linguaggio che non c’era e non per farlo diventare il linguaggio unico della Rete 2, ecco perché non lo volevo nella striscia del mezzogiorno.

Cosa direbbe Funari della tv di oggi ?

Hanno copiato tutti da me e male.

Gianfranco Funari ospite di Paolo Bonolis al Senso della Vita di qualche tempo fa :

 

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