Gennaro Sangiuliano da direttore del Tg2 a ministro in 24 ore: non può essere tutto normale

Gennaro Sangiuliano da direttore del Tg2 a ministro della cultura in meno di 24 ore. Non può essere tutto normale

C’è stato un tempo (ora non ci credono neanche più loro) in cui i partiti sentenziavano ‘fuori i partiti dalla Rai’. Ormai siamo a ‘la Rai dentro i partiti’, anzi i governi. La promozione di Gennaro Sangiuliano da direttore del Tg2 a ministro della Cultura riporta in primo piano il tema eterno del rapporto tra politica e tv pubblica.

Evidentemente non è la prima volta che un giornalista Rai intraprende la carriera politica, mentre è un vero e proprio record il passaggio dalla direzione di un telegiornale della tv pubblica al solenne giuramento da ministro in meno di 24 ore (roba che il Tg2 delle 18:15 di venerdì aveva ancora nella sigla iniziale il nome di Sangiuliano, mentre nella sigla finale compariva solo quello della vice, Spadorcia).

Basta la repentina nomina a ministro per mettere in dubbio la professionalità e l’onestà intellettuale di Gennaro Sangiuliano, in Rai dal 2003 e direttore del Tg2 (in quota Lega) dal novembre 2018? No. Ma esistono alcuni fatti che meriterebbero chiarimenti, a maggior ragione col senno di poi.

Impossibile non citare la partecipazione di Sangiuliano alla convention milanese di Fratelli d’Italia risalente a maggio scorso (vi presero parte anche altri dirigenti Rai, ossia Angelo Mellone, Paolo Corsini e Paolo Petracca, rispettivamente vicedirettore Intrattenimento Day Time Rai, vicedirettore Approfondimento Rai e direttore Rai News 24). Una circostanza che provocò polemiche politiche e un richiamo formale da parte di Viale Mazzini perché Sangiuliano aveva disatteso l’impegno di partecipare all’evento del partito di Giorgia Meloni in qualità di moderatore, assumendo invece durante la kermesse un ruolo politico (“dalle verifiche è emerso essersi trattato di un intervento dal palco“).

La vicenda tornò a far discutere (ma troppo poco rispetto alla rilevanza della faccenda) alcuni mesi dopo quando Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia (attualmente Presidente del Senato) ammise in diretta su Rete 4, senza troppi giri di parole, che Sangiuliano, pur ancora saldamente direttore del Tg2, era pronto “a sottoscrivere il programma” del partito.

Pochi giorni prima, esattamente il 21 luglio 2021 – quando cioè erano appena arrivate le dimissioni di Mario Draghi da Presidente del Consiglio – nella puntata di Tg2 Post Giorgia Meloni fu intervistata proprio da Sangiuliano. Quando si dice iniziare al meglio la campagna elettorale in tv!

Normale che alcune ‘stranezze’ firmate Tg2 possano essere rilette maliziosamente oggi, alla luce degli sviluppi politici delle ultime ore. Mercoledì scorso, 19 ottobre, per esempio, quando ancora dovevano iniziare le consultazioni al Quirinale e quando a mettere in imbarazzo il centrodestra erano gli audio di Berlusconi, l’edizione serale del telegiornale diretto da Sangiuliano aprì con le dichiarazioni di Giorgia Meloni giunte in risposta alle parole del Cavaliere su Russia e Ucraina, senza però entrare nel merito e quindi senza spiegare nel dettaglio ai telespettatori (oltre 800 mila) le “polemiche di questa giornata“. Nel successivo servizio, dedicato agli altri partiti della coalizione, un fugace passaggio sull'”audio di Berlusconi in cui critica l’operato di Zelensky nella guerra in Ucraina” e niente di più. Era davvero il modo più corretto ed adeguato per presentare sulla tv pubblica la notizia?

E, così, la mestizia è nella sensazione che la spartizione politica delle reti Rai sia una zavorra impossibile da eliminare, a prescindere dal colore dei governi.