Doc 2, Luca Argentero: “Un lavoro difficile soprattutto per gli sceneggiatori. Dopo ‘Non oggi’, diremo che non bisogna avere paura del futuro”

Dalla mancata festa di apertura set causa Covid-19 alla speranza che anche la seconda stagione riunisca le famiglie, Luca Argentero ci parla di Doc 2

L’ultima volta che abbiamo avuto l’occasione di parlare con Luca Argentero a proposito di Doc – Nelle tue mani, l’attore ci aveva confidato la speranza di, una volta tornato a lavorare sulla seconda stagione, poter fare una “festa di apertura set”, dal momento che la chiusura improvvisa degli studi durante la prima stagione causa Covid-19 aveva impedito di celebrare la fine delle riprese.

Proprio da qui siamo voluti partire nella nostra chiacchierata con Argentero, che torna ad interpretare il dottor Andrea Fanti da questa sera, giovedì 13 gennaio 2022, su Raiuno: alla fine, questa festa di apertura set è stata fatta?

“No, non abbiamo fatto nessuna festa! Sono sette mesi che andiamo avanti con il protocollo anti-Covid, è il Festival del tampone… Nella prima puntata si vede una festicciola, ma è solo tra tamponati e vaccinati! Qualche occasione per cenare tutti insieme l’abbiamo avuta, anche perché le riprese sono cominciate a maggio, quando la situazione era più rilassata. Ora che la situazione è tornata ad essere più difficile, mi affido alla festa di apertura set di Doc 3, andremo avanti così all’infinito!”

Scherzi a parte, Luca Argentero (che fuori dal set continua la sua attività benefica a favore di 1 Caffè Onlus, di cui è vicepresidente e con cui porta avanti numerose iniziative di sostegno a varie realtà) ci ha poi confessato che tornare nei panni del medico più famoso d’Italia non è stato così complicato:

“E’ stato un vantaggio riprendere in mano questo personaggio. Tutti partivamo da una reale conoscenza dei nostri ruoli. Siamo tornati sul set con entusiasmo, forti anche dell’affetto che avevamo ricevuto. E’ stato complesso più per gli sceneggiatori, se devo essere sincero: provare ad immaginare il presente ma un anno prima non è stato facile. Hanno dovuto scrivere un anno fa del materiale che oggi sembrasse credibile: è complesso immaginare questo ambiente nel tempo. Ci siamo mossi con cautela per cercare di offrire al pubblico una versione che non sembrasse ridicola o che minimizzasse la realtà. L’unica opportunità era quella di vivere il Covid-19 come un flashback e di concentrarsi sugli effetti di quello che abbiamo vissuto. Effetti che ancora non conosciamo a fondo: nessuno di noi ha ancora realmente metabolizzato quello che stiamo vivendo”.

Doc 2 continua a mantenere, però, la sua mission di intrattenimento, senza voler dare lezioni o avere altre funzioni se non una:

“E’ difficile addossare una responsabilità educativa ad un prodotto di intrattenimento, non sarebbero neanche corretto farlo, non sarebbe giusto sfruttare il favore del pubblico per comunicare una direzione. Sono un grande sostenitore della libertà di pensiero. Quello che mi auguro è la stessa cosa che è successa durante la prima stagione, la più bella di tutte: ricevevo messaggi di famiglia che si ritrovavano tutti insieme -figli, genitori, nonni- davanti alla tv. Oggi tutti viviamo con il proprio monitor, con Doc tornavano tutti a riunirsi: è questo il senso di questa stagione: la squadra, lo stare insieme è la nostra forza, in un momento siamo sempre più separati e terrorizzati. Spero che la famiglia ritorni davanti alla tv per passare due ore insieme”.

La prima stagione, proprio in virtù di questa funzione aggregativa, ci aveva proposto un tormentone, quel “non oggi” pronunciato da Fanti e diventato poi virale sui social network. Ce ne dobbiamo aspettare un altro nei nuovi episodi?

“Non so se diventerà virale, ma Andrea ha questa propensione a motivare le persone che ha intorno, riflettendo sui grandi temi. Nel caso di ‘non oggi’ era la vita ed il senso stesso di essere medici, in questa stagione le riflessioni sono ancora più allargate: improvvisamente ci siamo davvero trovati tutti nella stessa barca. Se deve esserci un messaggio sarà che no bisogna avere paura del futuro. Di virus ne abbiamo avuti sempre nella storia dell’uomo, e l’essere umano ne è sempre uscito migliore. ‘Virus’ come parola metaforica, per intendere le difficoltà affrontare nel corso della storia dell’uomo”.

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