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Tv e accessibilità, le dirette dei programmi in lingua dei segni italiana contro ogni barriera

Dirette Facebook per tradurre in LIS i principali programmi di intrattenimento di prima serata: l’obiettivo dell’associazione Dike.media.

“Rendere accessibile al pubblico sordo il palinsesto televisivo”. Questo l’obiettivo di Dike.media, associazione che si occupa di tradurre in LIS, la lingua dei segni italiana, i principali show di prima serata del piccolo schermo. Doppio schermo, interprete e programma, e centinaia di spettatori che si riuniscono sulla pagina Facebook del progetto per seguire in diretta gli spettacoli più noti, dal Grande Fratello Vip a C’è Posta Per Te.

Lo sviluppo dell’idea dietro a Dike.media è figlio di un desiderio, ci racconta la presidente Mita Graziano, ovvero assottigliare l’evidente divario in materia di offerta audiovisiva tra udenti e comunità sorda, altrimenti esclusa dal circuito dell’intrattenimento televisivo. Un primo passo verso la standardizzazione di questa pratica, da allargare anche all’informazione e ai talk show. D’altronde, la prima traduzione simultanea in LIS di un evento tv fu sperimentata a seguito di un tragico fatto di cronaca, il terremoto del Centro Italia dal 2016. Allora fu Romina Rossi, presidente della Cooperativa Segni di Integrazione Piemonte, ad utilizzare Facebook per raccontare in lingua dei segni italiana cosa stesse succedendo, fornendo notizie più dettagliate dei flash d’agenzia dei telegiornali dedicati. Successivamente, l’arrivo a supporto di Dike.media: cinque persone, tra cui il vice-presidente Serafino Timeo, interprete dei reali bisogni della comunità sorda :

Dike è una divinità greca minore, colei che porta giustizia senza fare differenze. Il nostro obiettivo è distribuire equamente contenuti anche futili e banali, ma che fanno sì che la persona sorda possa chiacchierare in ufficio con i colleghi dello show della sera prima. Anche questa è cultura popolare, può essere l’inizio di una discussione che non escluda nessuno.

Il successo dell’operazione è evidente: circa 8.000 spettatori di media, con trasmissioni in diretta che hanno superato anche le 13.000 visualizzazioni. La proposta, che si appoggia sullo sforzo di volontari, risponde all’esigenza di superare anche il concetto di sottotitolazione come supporto unico, tra l’altro esclusivo di alcune produzioni. “I sottotitoli sono privi di tono, di emozione. Avete mai provato a seguire un film in muto leggendo il testo?“, evidenzia Mita Graziano:

Inoltre, per le persone sorde segnanti (quelle che utilizzano la lingua dei segni, ndr), l’italiano è una seconda lingua, di cui queste spesso hanno una conoscenza limitata. Ciò è causato da percorsi scolastici inficiati da molte difficoltà, fra sostegni insufficienti e misure non idonee.

Provvedimenti non appropriati, che procedono di pari passo con il mancato riconoscimento della lingua dei segni italiana tra quelle ufficiali. Nonostante nel 2009 l’Italia abbia firmato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, anche auditiva, impegnandosi nel processo di accettazione della lingua dei segni nazionale, le leggi rimbalzano senza sosta fra i palazzi del potere. Un caso unico nell’Unione Europea, dopo il riconoscimento del Lussemburgo della lingua dei segni tedesca nel 2019.

L’impegno dell’associazione Dike.media è quindi un grido silenzioso verso le istituzioni, che parte dall’intrattenimento dei reality show per arrivare a porre un accento su una questione ben più ampia, sulla riformulazione del concetto di accessibilità. “La LIS è una lingua a tutti gli effetti, non un linguaggio, dotata di tutti quei parametri necessari per veicolare argomenti di qualunque genere”, che ancora a fatica trova spazio nel quotidiano, tanto in tv quanto fuori dagli schermi. Il sogno? La costruzione di una piattaforma gratuita a sostegno della comunità sorda segnante, con l’intera offerta tv tradotta o traducibile, che possa infrangere definitivamente le barriere e colmare quell’ingiusto vuoto comunicativo tra le persone.

 

 

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