Di4ri, l’isola felice per i preadolescenti su Netflix: la recensione

La Stand By Me di Simona Ercolani, ormai esperta di contenuti kids, si rivela l’arma vincente di questa serie, ideale figlia di Jams

Al catalogo di Netflix Italia, ricco di produzioni che strizzano l’occhio ad un pubblico di bambini, adolescenti e giovani, mancava una serie che si rivolgesse a quella fascia d’età molto ristretta e che per questo viene sottovalutata, quando in realtà può essere foriera di spunti ed idee. Lo ha capito da tempo la Stand By Me, che si è cimentata -per conto, appunto, di Netflix- in Di4ri, rivolgendosi ai preadolescenti.

Di4ri Netflix, recensione

Impossibile commentare una serie come questa pensando a come inserirla all’interno della proposta di originali italiani di Netflix. Perché Di4ri vuole essere qualcosa di “altro”, intesto come appartenente ad una categoria che non cerca il confronto né vuole inserirsi nelle dinamiche acchiappa-pubblico di altre serie.

In questo, la casa di produzione di Simona Ercolani è sempre stata molto sincera, producendo contenuti kids che sapessero arrivare al proprio target di riferimento senza perdere di vista il proprio obiettivo a favore di una confezione che potesse essere più accattivante e provocatoria.

No, Di4ri non provoca, ma racconta. E quanto è bello vedere raccontata la preadolescenza dagli otto ragazzi protagonisti -in gran parte all’esordio in una serie tv-, più realistici di certi documentari.

Abbiamo sottolineato l’importanza della presenza dietro questo progetto della Stand By Me non a casa: suo è anche Jams, la serie di Rai Ragazzi che per prima al mondo ha raccontato tramite i giovani e per i giovani temi delicatissimi come gli abusi sui minori, il cyberbullismo e la dipendenza del gioco d’azzardo online.

Ecco, Di4ri sembra essere figlia di Jams, proprio nella sua volontà di trattare personaggi e pubblico come si tratterebbero gli adulti, senza infarcire il racconto di inutili vezzeggiativi che forse, nel mondo teen, appartengono ormai ad un’altra epoca.

Eppure, i rischi non mancano: parlare di coming out (ed affidare ad uno dei personaggi il compito di farne uno davanti alle telecamere), di separazioni, di solitudine e di cambiamento del proprio corpo poteva mettere la sceneggiatura in una posizione scomoda, di inadeguatezza di fronte a certe tematiche. Un rischio che viene sviato nel modo più semplice possibile, ovvero affrontando ogni singolo argomento snocciolato nel corso della serie con la naturalezza necessaria e dovuta a chi, in quella fase della vita così importante, non ha bisogno di tanti giri di parole.

Da qui anche la voluta rottura della quarta parete, che permette ai protagonisti di rivolgersi direttamente al pubblico ed aumentare la vicinanza gli uni con gli altri, diventa poi l’idea vincente per dare a Di4ri quel tocco di originalità che le fa fare il passo in avanti rispetto alle altre idee della Stand By Me.

Nell’immenso panorama di mondo ed universi raccontati tramite le varie serie nel catalogo di Netflix, è proprio il caso di dire che l’isola in cui si svolgono le avventure dei protagonisti di Di4ri è… un’isola felice per i preadolescenti che usufruiscono della piattaforma e che, da oggi, possono trovare dei nuovi amici, come quelli che potrebbero incontrare a scuola.