Marina Ovsyannikova a Che Tempo Che Fa: “Ho paura, ma sono una patriota e resto in Russia”

A Che Tempo Che Fa la redattrice del Primo Canale russo che ha manifestato in diretta nel Tg. E su Pervyj Kanal ormai va tutto in differita.

In collegamento da Mosca, l’ex redattrice del Primo Canale russo (Pervyj Kanal) Marina Ovsyannikova ha raccontato al pubblico di Che Tempo Che Fa come è nata la sua protesta in diretta tv nel corso del Tg il 15 marzo scorso. Accolta da un lungo applauso – e da una introduzione piuttosto retorica -, Marina Ovsyannikova si è detta molto commossa dall’accoglienza.

“È molto importante il vostro sostegno”

dice l’ex redattrice del Primo Canale, che sa bene come l’attenzione internazionale sia un salvacondotto per non sparire dai radar, come in quelle 12 ore in cui di lei non si sono avute notizie prima di essere ‘rintracciata’ in Tribunale, per rispondere delle accuse mossele. Un interrogatorio di 14 ore, una multa come prima sanzione per la protesta, ovviamente l’addio al lavoro e una vita che procede alla giornata. Ma intervistata nella puntata di domenica 27 marzo di Che Tempo Che Fa, Marina ripercorre con Fazio la genesi di quella protesta in diretta tv.

“Avevo deciso di licenziarmi da Pervyj Kanal fin dal primo giorno dell’invasione russa: il mio pensiero non corrispondeva alla linea editoriale della rete. Avevo pensato di scendere in piazza per protestare con le tante persone che si sono ritrovate nelle varie città della Russia, ma il rischio di essere imprigionati con condanne anche di 15 anni e l’impossibilità di mostrare cartelli rendeva l’azione in fondo inutile. E così è nata l’idea di organizzare qualcosa che potesse essere visto in tutto il mondo. Sono andata a comprare pennarelli e cartellone due giorni prima e ho scritto in inglese per far capire agli Occidentali che i russi sono contro la guerra e in russo per far capire ai telespettatori di non credere alla propaganda”.

Stando ai sondaggi indipendenti riportati dalla Ovsyannikova, il 50% dei russi è contro la guerra e contro l’invasione russa in Ucraina. Chi sostiene la guerra è “zombiezzato dalla propaganda”, spiega l’ex redattrice.

“Ormai su Pervyj Kanal vanno in onda per tutta la giornata programmi che parlano dell’Ucraina come un paese nazista, che confeziona armi chimiche contro la Russia… Le menti semplici hanno ricevuto il lavaggio del cervello da questa propaganda continua”

in un contesto, come spiega la Ovsyannikova, che non ammette più nessuna forma di opposizione.

“I cittadini russi hanno pochissime informazioni reali su questa guerra perché ormai tutti i media di informazione sono stati costretti a chiudere, così come i principali social, da Instagram a Twitter. Al momento l’unico modo per i russi di informarsi è quello di seguire la tv di Stato”.

Che Tempo Che Fa

Un paradosso, per molti versi. Per di più da quel giorno le trasmissioni di Pervyj Kanal sono trasmesse in leggera differita, con un minuto di ritardo, per evitare altri ‘incidenti’.

Intanto Marina ha deciso di restare in Russia e non ha mai pensato di lasciarla:

“Sono una patriota e penso che persone come noi servano al nostro paese. Molte persone in questo momento stanno emigrando, ma se tutte le persone ragionevoli, colte, preparate lasciano la Russia che futuro attende il nostro Paese?”.

Sicuramente incerto anche il suo di futuro, come spiega a Che Tempo Che Fa.

“Cosa mi aspetta? Non lo so. La mia vita è come un thriller: non ho idea di quello che potrà accadermi domani. Mi hanno accusato di essere una spia inglese, mentre gli ucraini credono che io sia un agente della FSB (i servizi segreti russi, ndr). Vivo alla giornata, forse è meglio”.

In qualche modo, dunque, si convive con la paura, che non nasconde, come spiega a Fazio nella sua intervista a Che Tempo Che Fa:

“Se ho paura? Certo che ho paura. Sono una persona normale, vivo a Mosca, ho due figli che ho cresciuto da sola. Ho paura per soprattutto per loro, per quello che possono dire o fare loro. Forse sapete che al  capo de L’Eco di Mosca hanno fatto trovare una testa di maiale mozzata davanti alla porta. A me hanno fatto trovare l’auto con le ruote bucate quando sono andata a riprendere la macchina nel parcheggio del Primo Canale. Penso sia stata una forma di vendetta”.

Inutile dire che i colleghi non le sono stati vicini:

“Solo una persona di Pervyj Kanal mi ha scritto dopo la protesta: tutti gli altri colleghi, che credevo amici, non si sono fatti sentire.  Del resto è proibito anche solo fare il mio nome (e lo abbiamo visto parlando della risposta del Primo Canale, ndr). Ma li posso capire: in una situazione difficile come quella che stiamo vivendo, perdere il lavoro a Pervyj Kanal vuol dire non trovarne un altro. Magari non sono d’accordo con la politica della rete, ma non hanno alternative. Per tutti quelli che ho perso, però, ne ho trovati molti altri, che non conoscevo, da ogni parte del mondo”.

In chiusura un pensiero per la popolazione russa, che sta soffrendo per le sanzioni, anche se non come gli ucraini sotto le bombe. E’ proprio questa sua attenzione alla popolazione russa che la fa vedere agli occhi degli ucraini uno ‘strumento della propaganda putiniana’. Ma il suo sguardo va al ceto medio e all’ondata di odio verso i russi, identificati con i soli invasori. Un messaggio che da Che Tempo Che Fa vuole far arrivare all’opinione pubblica italiana.

“La russofobia nel mondo è arrivata a livelli altissimi. Ma non dimentichiamo che le sanzioni non colpiscono solo gli oligarchi, ma soprattutto la popolazione, anche la classe media, quella che è mediamente orientata verso l’Occidente, ma che adesso si trova disorientata. Questa situazione può portare a una reazione opposta. Bisogna trovare un dialogo, tra la Russia e l’Occidente e penso possa passare per la cultura…”.

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