Carmine Recano: “Il confronto tra Mare Fuori e Gomorra è sbagliato, sono due serie completamente diverse” (Video)

Le dichiarazioni di Carmine Recano a TvBlog per la seconda stagione di Mare Fuori, in onda su Rai 2 a partire da questa sera.

A partire da questa sera, mercoledì 17 novembre 2021, su Rai 2, avrà inizio la seconda stagione di Mare Fuori.

Carmine Recano è uno dei protagonisti, insieme a Carolina Crescentini, e lo ritroveremo nel ruolo di Massimo Valenti, comandante di polizia penitenziaria, capace di ragionare oltre le regole e di essere maggiormente empatico nei confronti dei giovani detenuti dell’Istituto Minorile di Napoli. Nel corso della prima stagione, Massimo si è affezionato soprattutto a Carmine, ragazzo finito nel mirino della Camorra, vittima di un agguato sul finale di stagione.

TvBlog ha intervistato l’attore napoletano che ha parlato, tra i vari argomenti, anche del possibile paragone tra Mare Fuori e Gomorra – La Serie.

Carmine Recano: le dichiarazioni

Cosa succederà a Massimo Valenti in questa seconda stagione?

Troveremo un Massimo molto cambiato rispetto alla prima stagione, ci saranno due eventi che influiranno sul suo percorso: il dolore per la morte di Ciro e l’agguato a Carmine. Sono due eventi che metteranno Massimo in grandissima crisi. Se nella prima stagione, abbiamo conosciuto un Massimo con moltissime certezze, quest’anno, invece, troveremo un Massimo che dovrà fare un percorso diverso, dovrà fare i conti con i suoi sensi di colpa e capire cos’è cambiato dentro di sé. Ad un certo punto lascerà l’IPM per poi successivamente tornarci.

In che modo si evolverà il rapporto tra Massimo e Paola Vinci, interpretata da Carolina Crescentini?

Subirà un’evoluzione. Se nella prima stagione, abbiamo trovato questo rapporto molto conflittuale, in questa seconda stagione, troveremo una Paola più morbida nei confronti di Massimo, questo rapporto avrà un colore e un calore diverso e saranno due personaggi che, fondamentalmente, si completeranno.

Che rapporto si è instaurato sul set sia con Carolina Crescentini che con i ragazzi?

Il rapporto tra tutti noi è stato fondamentale per questa serie, soprattutto il rapporto instaurato con i ragazzi, un rapporto di rispetto, di affetto e di protezione. È stato un tipo di rapporto dove c’era il piacere di condividere un’esperienza lavorativa, di costruire qualcosa di diverso tutti insieme. Per quanto riguarda Carolina, è stata una grandissima compagnia di viaggio, un’attrice straordinaria, una donna intelligente, è stato un piacere condividere con lei quest’esperienza lavorativa.

Quali sono stati i motivi per i quali il pubblico ha gradito questa serie?

Nella serie, si parla di processo di formazione, quindi di maturazione, ha uno sguardo educativo protettivo. È una serie che condanna le logiche di certi ambienti. Credo che gli elementi fondamentali del successo siano questi.

Hai dichiarato in passato di aver vissuto anche tu un disagio giovanile. Il tuo vissuto è stato utile per quest’esperienza?

No, quello fu un titolo ad effetto che qualcuno ha usato… Le mie esperienze sono state esperienze come quelle di tanti giovani che vivono in quartieri popolari, non erano esperienze dirette ma esperienze vissute attraverso il vissuto di altri amici. Anche questo mi è servito per la serie, sicuramente, per dare quella credibilità e verità al personaggio, io cerco sempre di avvicinare il personaggio alla mia persona e fare quella che è una rielaborazione emotiva del personaggio. Nel caso di Massimo, ho lavorato sul suo stato d’animo, su questo suo fallimento. Quindi sì, c’è tanto di me e del mio vissuto, com’è giusto che sia.

Qual è il messaggio di fondo che questa serie vuole rivolgere ai giovani?

C’è una grande identificazione da parte dei giovani perché, fondamentalmente, alla fine, raccontiamo delle emozioni, si parla di gioie e di dolori, di amicizia, e credo che i giovani che seguono la serie si rispecchino molto in questo.

Durante la conferenza di Gomorra 5, è stato detto che molte serie italiane hanno “emulato”, tra virgolette, Gomorra, non solo per i contenuti ma anche per gli standard produttivi e creativi. Mare Fuori può essere considerata una serie figlia del successo di Gomorra?

No, credo che sia sbagliato il confronto. Sono due serie che, per forma e contenuti, sono molto diverse. Gomorra presenta un unico punto di vista. Mare Fuori, invece, è una serie che non si pone l’obiettivo di giudicare ma racconta semplicemente una realtà, fa un invito a porsi la domanda giusta ossia dove sbagliamo fondamentalmente noi adulti, perché lasciamo questo vuoto, perché non riusciamo più ad ascoltare e ad intercettare quelle che sono le necessità di questi ragazzi. Questo è il messaggio che la serie vuole veicolare, quindi secondo me il confronto con Gomorra è sbagliato, sono due serie completamente diverse.