Bridgerton è la serie perfetta per questo Natale: Shonda Rhimes debutta su Netflix con i temi a lei più cari

Tutto il mondo di Rhimes si sposta indietro nel tempo, fino all’Ottocento, per raccontare una storia di amore ed orgoglio

La nuova serie tv Bridgerton, targata Netflix ed in uscita il giorno di Natale, 25 dicembre 2020, in tutti i Paesi in cui la piattaforma è disponibile, non mancherà di far parlare di sé. Ma non per i suoi temi estremamente provocatori o divisori, e nemmeno per la caratura del cast o la qualità delle sceneggiature. Semplicemente, Bridgerton è un nuovo territorio di quel regno sempre più in espansione che è Shondaland. Il che, in altre parole, vuole dire una sola cosa: in Bridgerton c’è tutta la Shonda Rhimes che già conosciamo, nel bene e nel male.

Daphne ed il Duca, la nuova coppia romantica

Nel 2012 Rhimes aveva provato a produrre il suo primo period drama, Gilded Lillys, per la Abc, che però non andò oltre il pilot (la trama vedeva al centro gli intrighi all’interno del primo Grand Hotel di New York). Otto anni dopo c’è voluto Netflix per riportare la creatrice di Grey’s Anatomy e Scandal (di cui Chris Van Dusen, creatore di Bridgerton, è stato sceneggiatore di lunga data) nonché produttrice de Le regole del delitto perfetto indietro nel tempo.

In Bridgerton -tratto dalla serie di bestseller di Julia Quinn– siamo nella Londra dell’Età della Reggenza, vale a dire nel secondo decennio del 1800, fase conclusiva dell’Era Georgiana. Un’epoca in cui le giovani donne, raggiunta una certa età, dovevano essere presentate alla società e trovare marito tra i pretendenti che si presentavano nelle loro dimore.

E’ il destino che spetta anche alla protagonista, Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor), la maggiore dei figli cresciuti da Lady Violet (Ruth Gemmell), rimasta vedova. Ottenuta una sorta di benedizione dalla Regina Charlotte (Golda Rosheuvel), per Daphne la strada per il matrimonio sembra spianata, ma così non è.

Non solo i pretendenti scarseggiano, ma a metterla in cattiva luce ci pensa anche il giornale scritto dalla misteriosa Lady Whistledown, la cui voce fuori campo -nella versione originale nientemeno che di Julie Andrews– racconta i pettegolezzi delle famiglie più in vista di Londra.

Daphne, che stupida non è, decide così di ingannare Lady Whistledown, architettando una finta relazione con il Duca di Hastings (Regé-Jean Page) che, dal canto suo, non vuole saperne di accasarsi. Lei, uscendo con un buon partito come lui, punta così ad aumentare le sue “quotazioni” mentre lui ad allontanare quelle madri che vogliono organizzargli a tutti i costi appuntamenti con le loro figlie.

Una relazione di facciata? All’inizio sì, ma sappiamo come ci si muove in Shondaland: tra i due la chimica è evidente. La loro storia s’intreccia alle vicende di fratelli e sorelle di Daphne, della famiglia rivale dei Featherington, le cui giovani figlie faticano non poco ad avere pretendenti soprattutto dopo che in casa arriva Marina Thompson (Ruby Barker), molto più affascinante di loro. Tutte situazione che Lady Whistledown, da lontano, osserva e scrive, allietando ed infastidendo le vite di madri e figlie.

In Bridgerton c’è tutta Shonda Rhimes, ma dosata alla perfezione

Bridgerton
© LIAM DANIEL/NETFLIX

Van Dusen ha imparato la lezione di Shonda dopo aver lavorato a suo fianco in tutti questi anni, e si vede: Bridgerton, a differenza di altre serie che Rhimes ha “solo” prodotto, è la più vicina al suo stile di scrittura. Uno stile che vuole essere audace, provocatorio mai mai volgare, capace di far sognare ed anche al tempo stesso di alimentare consapevolezze, fino a sfiorare il coaching motivazionale. Solo che, questa volta, l’aggiunta sta nella sua collocazione temporale.

Sentire leggere spesso, in questi giorni, che Bridgerton è “Gossip Girl che incontra Downton Abbey”, e la descrizione calza a pennello. Ma Van Dusen non si limita a copiare i due generi ed a creare un ibrido: l’autore crea un mondo che ben si inserisce nell’universo Rhimes, i cui personaggi imparano a vivere di vita propria, spinti da passioni ed impulsi che ne determinano azioni capaci di smuovere la trama di episodio in episodio.

Tutto bene, dunque? Beh, è chiaro che seguire la strada di Shonda Rhimes porta a raggiungere i suoi estimatori, ma anche i suoi detrattori. Se per alcuni le sue serie sono esagerate in ogni scena e personaggio, per altri è proprio questa esagerazione a decretarne il successo ed a creare serie che, tra meme, frasi tormentone ed attori pronti a diventare le prossime icone della moda, finiscono sulla bocca di tutti: a voi decidere da che parte stare.

Un period drama che guarda tantissimo al presente

Bridgerton
© Liam Daniel/Netflix

Non fatevi ingannare dalla collocazione passata di Bridgerton: a spulciare i vari episodi (otto in tutto) troverete numerosi spunti e riferimenti a tematiche da sempre care alla casa di produzione di Shonda Rhimes. C’è, ad esempio, l’abbattimento della cultura patriarcale, con protagoniste femminili forti, determinate, che rifiutano che il loro destino sia messo in mano agli uomini e sono le prime ad agire per loro stesse e per gli altri.

Daphne Bridgerton, in questo senso, riesce a crescere di puntata in puntata: se la serie andrà avanti (come assolutamente prevedibile) finirà presto tra i personaggi femminili che costellano la galassia del girl power fortemente voluto da Rhimes per i suoi progetti.

Bridgerton
© Liam Daniel/Netflix

C’è poi l’autodeterminazione, la volontà di ribaltare un destino che sembra già scritto e di mandare al proprio pubblico un messaggio per cui “se vuoi farlo, puoi farlo”. Una spinta motivazione che pervade non solo i due protagonisti ma anche tutti i comprimari, chi più chi meno, e che rende l’Ottocento solo uno sfondo e niente più.

Da non dimenticare il romanticismo: l’amore impossibile non è un’idea originale di Rhimes, ovvio, ma è qualcosa da cui è fortemente attratta. Bridgerton sa declinare la classica storia d’amore al gusto preferito della sua produttrice, ovvero quello dello scandalo, del segreto e del pettegolezzo.

Infine, Bridgerton non dimentica di rendere il cast multietnico, a partire dal personaggio della Regina Charlotte, realmente esistita: la serie segue l’ipotesi di alcuni storici secondo cui la Regina, moglie di Giorgio III, avesse discendenze africane e sceglie così Golda Rosheuvel come sua interprete.

Il passatempo perfetto per Natale

Bridgerton
© Liam Daniel/Netflix

Quei furbacchioni di Netflix, consapevoli che queste vacanze di Natale ci avrebbero visti soprattutto in casa e non altrove, non potevano tirare fuori dal cilindro una serie migliore per tenerci compagnia. Il period drama è di per sé un genere che si gusta meglio d’inverno, vuoi per le ambientazioni, le scenografie ed i costumi, ma anche per la sua collocazione temporale, idealizzata a punto da farci sognare quei tempi come se fossero stati per forza di cose migliori dei nostri.

Ma Bridgerton, come un frappé di Natale, ci regala emozioni, incanti, qualche sorriso e brivido, senza sorpassare mai il limite dello smarrimento. Lo zucchero c’è, il sapore anche, così come la confezione. E Shonda, questa volta al bancone e non in cucina, ce lo porge con i migliori auguri.