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Avanti un altro, gli spot dell’undicesima edizione sono una lezione di autoironia (VIDEO)

I promo di Avanti un altro, al via su Canale 5 domenica 9 gennaio 2022, sono una lezione di autoironia firmata Paolo Bonolis

Anche da queste colonne recentemente abbiamo manifestato qualche perplessità rispetto alla piega presa dalla carriera di Paolo Bonolis negli ultimi anni, osservando una sorta di stanchezza nel conduttore, condannato da Mediaset (o auto-condannatosi?) alla remunerativa e comoda reiterazione di programmi già consolidati, da Avanti un altro a Ciao Darwin (Pippo Baudo ci è andato giù più pesante!).

Va riconosciuto però che la campagna di spot, attualmente in onda, della nuova edizione (l’undicesima) del game show del preserale di Canale 5 (da domenica 9 gennaio 2022) è assai sfiziosa (non è la prima volta che i promo dei programmi di Bonolis si fanno notare). Come quasi sempre accade, Bonolis con grande sagacia gioca con la micidiale arma del sarcasmo, facendo sfoggio di autoironia (e di una buona dose di scherzosa ferocia nei confronti del mondo della tv).

In uno spot il conduttore, in una toilette con l’inseparabile Luca Laurenti, si rivolge così ai telespettatori:

Immaginate una televisione innovativa, divertente, mai vista prima. Immaginate di poter dire: “Finalmente qualcosa di completamente nuovo!”. Beh, dai primi di gennaio torna Avanti un altro, undicesima edizione.

Ai dubbi del ‘Maestro’ Laurenti, Bonolis replica con un laconico:

Loro immaginano e noi facciamo Avanti un altro!

La sceneggiatura è più o meno la stessa anche nell’altro promo in onda su Canale 5. Stavolta il contesto non è quello del bagno, ma gli studi Elios (dove viene registrato il programma) con sullo sfondo stracolmi bidoni dell’immondizia (riferimento alla situazione di Roma):

Siete stanchi della solita televisione? Volete un programma completamente nuovo? Bene, dai primi di gennaio torna Avanti un altro, undicesima edizione. Lei ce l’ha un programma nuovo? E manco io! Quindi che famo? Avanti un altro, che vuoi fa?

Che è un po’ la frase con la quale immaginiamo si concludano la maggior parte delle riunioni con i dirigenti Mediaset.