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ASL Napoli 1 denuncia: “Troupe Rai in fila per il vaccino: questo non è un reality. OdG chiede lumi a Oggi è un altro giorno

L’Asl di Napoli contro una troupe Rai che ha cercato di infiltrarsi nel Centro Vaccini: si tratterebbe di un programma di “intrattenimento.

UPDATE 16.50 – La troupe Rai ‘denunciata’ dall’ASL perché ha cercato di intrufolarsi nel Centro Covid di Napoli è stata inviata dal programma di Rai 1 Oggi è un altro giorno, condotto da Serena Bortone. Lo rivela l’Ordine dei Giornalisti della Campania, presieduto da Ottavio Lucarelli, con una nota nella quale si anticipa l’intenzione di inviare una segnalazione ai danni del collega ‘denunciato’ dall’ASL, reo di non aver dato “un esempio di buon giornalismo“. La nota prosegue, però, con un retrogusto che sa di ‘campanilismo’: ci si domanda, infatti, se da Roma siano state inviate troupe anche in altre città. Si attende una replica da parte del programma condotto da Serena Bortone (che proprio oggi, peraltro, è andato in onda in forma ‘anomala’ per la positività della conduttrice al Covid).

“L’Ordine della Campania invierà una segnalazione all’Ordine del Lazio in relazione al comportamento di un giornalista professionista laziale che stamattina al Covid center della Mostra d’Oltremare, secondo la denuncia della Direzione della Asl Napoli uno, fingendosi medico ha tentato di entrare, senza successo per l’intervento della sicurezza, nelle file riservate ai sanitari per la somministrazione dei vaccini. Non è questo un esempio di buon giornalismo. Le inchieste-spettacolo danneggiano la nostra professione e in particolare quei colleghi che da mesi in strada raccontano correttamente l’evolversi della pandemia. Il giornalista laziale è stato inviato da una trasmissione-contenitore di Rai uno e, a questo punto, ci chiediamo se i responsabili di “Oggi è un altro giorno” hanno inviato giornalisti in tutta Italia o solo a Napoli, Al di là della magra figura del “falso medico” c’è da considerare che sempre, a partire dai temi che riguardano la salute dei cittadini, vanno rispettate le norme deontologiche”.

 

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Con un comunicato ufficiale diffuso anche via social, l’ASL Napoli 1 Centro ha denunciato la presenza di una troupe televisiva della Rai ‘proditoriamente’ in fila alla Mostra d’Oltremare dove è in corso la somministrazione di vaccini anti-Covid per il personale sanitario. Nei giorni scorsi le lunghe file del personale sanitario in attesa del vaccino ha scatenato polemiche e reazioni, ma stando a quanto riferito dall’ASL, la troupe smascherata ai controlli di accesso farebbe capo a un programma di “intrattenimento” e non di informazione. E la stessa ASL chiede l’intervento dell’OdG e della Commissione di Vigilanza Rai.

“Troupe RAI di un programma di intrattenimento tenta di infiltrarsi tra i medici chiamati a vaccinarsi. Comportamento vergognoso, posto in essere a danno dei sanitari che sono in prima linea. Nel corso della mattinata di oggi, giovedì 14 gennaio 2021 – si legge nella nota pubblicata online – un giornalista RAI e due tecnici, tutti in servizio per un programma di intrattenimento, hanno tentato di superare i controlli posti in essere alla Mostra d’Oltremare di Napoli fingendosi operatori sanitari aventi diritto al vaccino, ritirando il  numero di ingresso e mettendosi in fila. Al controllo sono stati “smascherati” e respinti. È lecito  presumere che l’obiettivo di questa incursione con telecamere nascoste fosse quello di cogliere in fallo il sistema di sicurezza messo in piedi dall’ASL Napoli 1 Centro e gettare ancora una volta fango  sul lavoro messo in campo per garantire la salute dei cittadini. Un comportamento che questa direzione generale stigmatizza con forza, anche perché quest’incursione nulla ha a che vedere con il  diritto di cronaca e d’informazione che dovrebbe animare ogni giornalista, tanto più se appartenente al servizio pubblico”.

L’accusa rivolta alla troupe di voler “gettare fango” con “telecamere nascoste” fingendo di essere personale sanitario fa pensare più a un tentativo di ‘documentazione’ da parte di programmi che potrebbero rientrare nelle diverse anime dell’informazione, dall’infotainment pomeridiano all’approfondimento di prima serata. Non sono però stati forniti altri ‘indizi’ in merito al programma in questione, così come non è specificato se si tratti di personale in forze al CPTv di Napoli o in ‘trasferta’ da altra sede.

L’ASL ha rimarcato la ‘scorrettezza’ del tentativo a fronte della dichiarata collaborazione con i giornalisti.

“Sin dal primo giorno di apertura del Vaccine Covid Center, l’ASL Napoli 1 Centro ha tenuto la massima trasparenza, consentendo a giornalisti, troupe televisive e fotoreporter di entrare e girare liberamente negli spazi della Mostra dedicati ai Vaccini. Tentativi come quello odierno vengono posti in essere a scapito della sicurezza degli operatori sanitari impegnati in prima linea, visto che impegnano preziose risorse che dovrebbero invece essere impiegate solo ed esclusivamente per garantire la massima rapidità delle operazioni vaccinali. Questa direzione generale auspica che episodi simili non abbiano a ripetersi nelle settimane e nei mesi a venire, che l’Ordine dei Giornalisti intervenga per valutare l’accaduto ed eventualmente sanzionare tale  comportamento, e che la stessa Commissione di Vigilanza RAI approfondisca quanto accaduto e valuti opportuni provvedimenti. Esiste infatti un limite oltre il quale non bisognerebbe mai spingersi, tanto più se queste azioni vengono poste in essere solo per riempire un palinsesto di intrattenimento”.

In chiusura, il reiterato riferimento all’offerta di intrattenimento farebbe pensare a un programma specificamente di genere non informativo, anche se le ibridazioni nei palinsesti tv, anche con intenti tra il documentaristico e il satirico, non mancano.

“La lotta al Covid non è un gioco né un reality, bisognerebbe avere rispetto per medici, farmacisti, infermieri, operatori socio sanitari, amministrativi, tecnici che da mesi ormai rischiano la vita in questa battaglia ed anche se stremati continuano ad essre al lavoro per garantire salute”

si legge nella chiosa del comunicato dell’Asl contro la Rai. Il pensiero corre alle condizioni minime per l’accettazione di un contenuto documentaristico così come richiesto da Netflix, ad esempio, per SanPa (e raccontato da Gianluca Neri a TPI): nessuna intervista a trabocchetto, nessuna imboscata e almeno tre fonti verificate per ogni fatto raccontato. Non proprio la modalità di azione di diversi programmi tv, sia di intrattenimento che di informazione. Sarebbe carino sapere anche di chi si tratta, perché neanche è corretto fare di tutta l’erba un fascio e lasciare che si ingeneri un generale clima di sfiducia verso tv, giornalisti o autori tv.

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