Home LOL - Chi ride è fuori Antonio Losito: “LOL come Zelig, vi spiego come è cambiata la comicità in tv negli ultimi 20 anni”

Antonio Losito: “LOL come Zelig, vi spiego come è cambiata la comicità in tv negli ultimi 20 anni”

Dalla satira alla comicità rassicurante, e ora la stand up comedy. A TvBlog parla l’autore Antonio Losito (Zelig, Una pezza di Lundini, The Voice)

pubblicato 13 Marzo 2023 aggiornato 4 Novembre 2023 10:10

Ve lo ricordate Tu vuò fà o Talebano? Sì, proprio la parodia satirica della canzone di Renato Carosone Tu vuo’ fa’ l’americano, che diventò virale quando ancora la parola virale non era così… virale. Un video che ridicolizzava Osama Bin Laden e che fu realizzato a meno di due mesi dall’attentato alla Torri Gemelle, una delle tragedie che hanno cambiato la storia del mondo. Tra gli autori c’era Antonio Losito, autore tv (Una Pezza di Lundini, Gialappa’s, Battute?, Zelig, The Voice, Stand Up Comedy) e radio (Radio2 Supermax), docente universitario e scrittore:

Era fine ottobre 2001, le Torri Gemelle erano cadute da meno di due mesi. Fu una operazione – il primo caso viral italiano – rischiosa, perché dopo quell’attentato cambiò tutto, ma fatta col tempismo giusto. Ridicolizzare Bin Laden serviva a mettere a nudo il cuore della questione: non era una guerra di religione, ma il punto era l’oppio.

A proposito di ironia, il giorno della festa del papà, domenica 19 marzo, su Raiplay Sound (più a avanti andrà sulle altre piattaforme) uscirà Babbo Bastardo, un podcast di Raiplay Sound scritto e ideato proprio da Antonio Losito, con la direzione artistica di Andrea Borgnino (la responsabile di Produzione è Anna Maria Delogu).

Tutti siamo attratti dalle storie del male, ne subiamo il fascino. Dopo il successo di Tyranny, in questo caso ho voluto raccontare l’11 settembre della pedagogia. A 40 anni mi sono appassionato a storie poco note di malvagità per cercare di capire da cosa si originano. Un racconto satirico anche per indagare un po’ nell’anima più oscura della genitorialità.

Babbo Bastardo è un titolo forte, ma forse lo sarebbe ancor di più Mamma Bastarda. Al tempo del ritorno del politicamente corretto, si può ironizzare su tutto?

Mamma Bastarda sarebbe bellissimo, è un’idea per il sequel (ride, Ndr). Il comico deve andare in qualsiasi direzione, prendere un argomento e spolparlo fino alla fine. L’importante è non sbagliare mai il bersaglio. Nel mio precedente podcast, ho raccontato la storia di 24 tiranni, mischiando satira e informazione. E lì il mio bersaglio era molto chiaro: i tiranni e i rapporti ambigui tra democrazie e tirannie.

I podcast: uno spazio ancora tutto da esplorare o una nicchia destinata presto a scomparire nell’indifferenza generale?

Non faranno la fine di Clubhouse! I numeri sono pazzeschi, 11 milioni di persone li ascoltano ogni giorno. E iniziano a girare budget importanti. Io mi ci sono ritrovato per caso, ai tempi del lockdown. Dovevamo fare la seconda stagione di Battute, era il 2020, ma si fermò tutto. Rimasi a casa. Ai tempi lavoravo col pubblico, ebbi la sensazione che la mia carriera fosse finita. Sviluppai un mio progetto, nato su Instagram e poi trasformatosi in un libro, Diventa un Tiranno. E da qui avrà origine una serie tv, visto che ho venduto ad una società estera i diritti. Crossmedialità è una bella parola: mi piace sperimentare ed è per questo che oltre alla tv faccio tante altre cose. Mi piace portare di là quello che imparo dalla tv e portare in tv quello che imparo per esempio da Tik Tok, dove ci sono grandissime idee visuali.

Qualche dettaglio in più sulla serie tv?

Sto lavorando all’adattamento per l’estero. L’idea è una docu-serie satirica, nello stile di Babbo Bastardo e di Tyranny. La storia contemporanea raccontata attraverso la satira.

Sei stato il talent scout di Zelig, nel senso che giravi per i locali alla ricerca di nuovi comici. 

Sì, nel 2005 per esempio a Bari c’era Checco Zalone. A Torino ho scoperto i Panpers, ma anche Guido Catalano, che non era da Zelig, ma che ha trovato la sua strada. In quegli anni la comicità era rassicurante, non violava i tabù. C’erano i tormentoni e si doveva parlare di temi che non dovevano infastidire. Zelig era strutturato in maniera scientifica, ogni regione d’Italia era rappresentata. Per questo e per Claudio Bisio e Vanessa Incontrada – talenti immensi e spalle perfette – ha funzionato per anni.

E poi cosa è successo alla comicità tv?

Inizio 2010, a Roma e Milano nascono i primi laboratori di stand up comedy. Così i comici tornarono a raccontare la verità, come succedeva un tempo con Aldo Fabrizi o con Beppe Grillo prima della politica, o con Mario Monicelli al cinema. All’inizio la stand up era relegata in alcune città, poi è esplosa, perché è cambiato il Paese.

A quel punto la tv cosa chiedeva ai comici?

Iniziai a fare programmi tv di stand up nel 2014-2015, con i vari Luca Ravenna, Michela Giraud, Edoardo Ferrario. Il mandato era preciso: bisogna sfidare i tabù. Esattamente l’opposto di Zelig. Nel mezzo ho fatto Piloti, la sit-com con Enrico Bertolino. Un bel prodotto ed è un gran peccato che la sit-com sia un genere sparito in Italia.

E adesso a che punto siamo?

C’è sempre meno spazio per la comicità in tv. E anche questo è un peccato. Negli anni Novanta il palinsesto era occupato dalla comicità. Anche sulle reti private c’erano i contenitori comici, pensa a Odeon tv con Francesco Paolantoni e Giobbe Covatta o a Telenorba con Toti e Tata e Gianni Ciardo. Io comunque adesso vedo un certo risveglio.

Cioè? 

Se pensi a Prime Video pensi a Lol, un programma comico di cast. Quel format funziona perché è l’evoluzione dei contenitori comici, ne è la riproposizione in chiave moderna. È come Zelig dei primi anni Duemila: anche a Lol ci sono tutte le regioni d’Italia, tutti i tipi di comicità e tutti i linguaggi rappresentati.

Maurizio Crozza è una certezza della comicità tv di oggi.

Ha iniziato, con coraggio, nel 2006 con il suo one man show e ancora oggi sta raccogliendo i frutti di quel lavoro. È un grande successo ed è un grande lavoro di squadra.

Lavoro di squadra perché, ricordiamolo, dietro un grande comico c’è un team di autori.

Sì, spieghiamolo a mio padre! (ride, Ndr) I comici non si scrivono le battute? Certo che se le scrivono, ma è un lavoro di squadra.

Eppure molti comici pubblicamente dicono che è tutta improvvisazione.

Il bravo comico è chi fa percepire al pubblico che è tutto improvvisato, sebbene in realtà sia tutto scritto. Mi viene in mente la scuola di Indietro tutta. O Fiorello, che è un mattatore con un grande talento.

Hai lavorato anche a Colorado.

Sì, nel 2008. La scaletta era pensata per attirare l’attenzione del bambino fino alle 22.30. E poi bisognava puntare su quella del papà. Nacque come una sorta di copia di Zelig, ma poi ha trovato una grande identità ed è riuscito a cambiare passo e a intercettare il target 4-24 anni. Era quello che oggi è Tik Tok.

Il talento comico che più ti ha colpito?

Non ci ho lavorato, ma direi Lillo. Ha cavalcato tutte le epoche, ha mantenuto la sua personalità, non si è mai snaturato. È un esempio virtuoso di comico. Ti fa ridere sempre. E poi dico Valerio Lundini, con cui ho lavorato a Battute e nelle prime due edizioni di Una pezza di Lundini . Perché è innovativo: è un po’ Sacha Baron Cohen, ma ha anche elementi di comicità nazional-popolare.

Un argomento o una categoria tabù che la comicità televisiva ha un po’ trascurato?

Dalla comicità in tv sono sempre stati esclusi i poveri. E forse, prima di The roast of life in Italy, mancava raccontare l’Italia e gli argomenti più divisivi dal punto di vista di un giovane. Noi lo abbiamo fatto con Davide Calgaro, che ha la metà dei miei anni.

 

 

 

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