Andrea Vianello (Gr1) e Monica Maggioni (Tg1), da Leopoli il ‘nuovo corso’ dell’informazione ammiraglia

Andrea Vianello porta il GR a Leopoli, Monica Maggioni apre alla ‘radiovisione’ col Tg1: raccontare la guerra e divulgare il giornalismo.

Andrea Vianello porta il Gr1 a Leopoli: il direttore di Rai Radio 1 e dei giornali radio è partito con una piccola squadra di giornalisti e tecnici alla volta della città più occidentale dell’Ucraina in guerra per trasmettere i Giornali Radio in diretta per tutta la giornata di lunedì 7 marzo. Una scelta simbolica e non solo, che marca con chiarezza la sua visione del giornalismo e della sua idea di direzione che lo ha spinto a organizzare una trasferta, certo non facile, che lo vedrà coordinare in loco le edizioni delle 8.00, delle 13.00 e delle 19.00, con Paolo Salerno al microfono.

“Abbiamo pensato che fosse importante portare in Ucraina, non solo simbolicamente, il Gr 1, il giornale radiofonico del servizio pubblico della Rai, e trasmettere da lì, nonostante le difficoltà, per dare un segno di vicinanza alla popolazione assediata e come ferma scelta di campo a favore della libertà e della democrazia”

ha dichiarato alla vigilia della partenza e ha ripetuto in collegamento con Monica Maggioni al Tg1 di domenica 6 marzo 2022, in quella diretta quotidiana del primo mattino che nell’ultima settimana ha accompagnato il pubblico di Rai 1 all’interno del conflitto in corso, informando e spiegando, presentando posizioni e opinioni partendo sempre dai fatti e dalle corrispondenze degli inviati. Una diretta che ha offerto finora la migliore copertura tv dall’Ucraina (premiata anche dagli ascolti) e che – ‘giustamente’ – da domani, lunedì 8 marzo, cesserà, cedendo nuovamente lo spazio a UnoMattina e accontentandosi di finestre e di spazi rubati al contenitore. Quando si dice la lungimiranza. Ma questo è un altro discorso, che ha il sapore di lotte (o equilibri) di potere tra Reti e Tg.

La presenza di Andrea Vianello a Leopoli con il suo Gr ci riporta ai tempi della guerra in Jugoslavia: difficile dimenticare, per chi c’era, i Tg Mediaset in diretta da Sarajevo nel 1994, con Paolo Liguori live dalla città assediata a pochi giorni dalla morte a Mostar dei giornalisti Rai Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo. E mentre le tv occidentali sono di fatto costrette a lasciare la Russia per non cadere nelle more della nuova legge sulla disinformazione decise da Putin, andare sui territori di guerra assume un valore ancora più simbolico.

“Siamo qui per raccontare questa città sospesa tra la guerra, l’attesa, poca speranza, tanta fuga […]  La nostra idea è fare giornalismo da qui proprio per dare un segno di vicinanza al popolo ucraino ma anche per fare servizio pubblico. Sappiamo che è una sotuazione complicata, ma sono anche questi segni che cercano di fare un senso a quello che facciamo”

spiega Vianello al pubblico più che alla direttrice del Tg1. E Monica Maggioni per la prima volta in 11 giorni di racconti fatti anche di storie minime e strazianti che arrivano da persone comuni, fino a una settimana fa impegnate a scegliere film su Netflix e oggi in fuga dai bombardamenti senza più una casa, si commuove vedendo l’amico e collega in Ucraina, pronto a raccontare un conflitto. Lui che una ‘guerra personale’ l’ha già combattuta dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2019: difficile non collegare la commozione della Maggioni a quella battaglia, condotta con determinazione. Tanto da essere, qualche anno dopo, inviato sul campo di ‘un’altra’ guerra.

Il racconto della guerra trova nuovo spessore anche con un esperimento di ‘radiovisione’ in diretta Tg

La comune visione del giornalismo, unita all’amicizia, si trasforma in una proposta di collaborazione inedita, quella di una ‘radiovisione’ sul campo con collegamenti in diretta del Gr1 nelle edizioni del Tg1 di domani, lunedì 7 marzo.

“Il Tg1 seguirà da vicino la copertura in diretta del Gr1… Il giornale Radio diventerà il nostro canale audio delle prossime 24 ore. Anzi, ti propongo una cosa di cui non abbiamo parlato: se domani riusciamo ad organizzarci con un cellulare, con un mezzo di ripresa, ci colleghiamo in diretta con voi nel corso delle edizioni del Tg1. Così domani facciamo un po’ di radio e di tg insieme. Se il direttore è d’accordo si può fare…”

dice Monica Maggioni, lanciando così un’idea di ‘radiovisione’, oltre che di collaborazione diretta, tra Gr1 e Tg1. Una cosa che, a occhio ma senza essere addentro alle logiche e alle dinamiche degli orticelli Rai, ha del rivoluzionario.

Del Tg1 rivoluzionato della Maggioni si è scritto tanto (e si continua a scrivere perché sembra quasi che i tanti spunti offerti dalla sua direzione non siano stati ancora evidenziati con il giusto risalto, dopo decenni di informazione discutibile, di scalette farsa, di infotaiment grezzo), così come della sua cronaca di guerra offerta con precisione e senza mai rinunciare all’emozione, non quella soffocante della retorica ma quella ‘traspirante’ dell’empatia. Tra questi elementi, citerei tra tutti il “Grazie” ripetuto e spiegato alla fine di ogni collegamento con ciascun inviato che dà ogni volta il senso del lavoro dei giornalisti sul campo: non un grazie di maniera, non un grazie retorico e sbrigativo, ma un ringraziamento sentito, da direttore che avverte anche la responsabilità e che conosce benissimo cosa voglia dire raccontare una guerra in diretta o confezionando servizi, con tutte le difficoltà che questo vuol dire a livello umano e professionale.

“Noi corriamo un grosso rischio in questo giorni continuando a far vedere immagini  e corriamo il rischio di tutte le guerre, cioè far diventare tutto uno schermo su cui scorrono facce e non riuscire a entrarci dentro, non riuscire a capire quanto ci sia dietro a queste persone, alle loro scelte… la parte più difficile da raccontare sono le storie interrotte delle singole persone… per questo il tuo racconto diventa estremamente importante”

detto a Emma Farné – che a Dnipro racconta la situazione degli abitanti e di come l’assedio li stia constringendo a mangiare la neve per bere qualcosa – resitituisce il senso della sua idea di giornalismo. Un’idea condivisa con Vianello, come emerge anche nella parte finale della clip che vi abbiamo mostrato (e vi invitiamo a ricedere tutto il collegamento su RaiPlay, dal minuto 1.10.00 circa).

Tg1 Maggioni Farnè

Ecco perché abbiamo scelto di inserire questo contributo nella rubrica dedicata alla ‘divulgazione in tv’: il Tg1 di Monica Maggioni è una forma alta e nel contempo popolare di racconto giornalistico. Sta di fatto facendo ‘divulgazione’ sul giornalismo televisivo in sé, prima ancora che sulle dinamiche di una guerra che – come tutte, fin dall’antichità – si combatte anche con la propaganda, con la disinformazione, con l’informazione.

“Grazie a te e a tutti i colleghi del Giornale Radio per questa decisione simbolica ma in una guerra che è fatta di fake news, di disinformazione, di informazioni che si contrappongono i simboli sono una cosa molto importante, quindi grazie per avere costruito questo simbolo”

chiosa la Maggioni salutando Vianello.

Tg1 Maggioni Vianello

 

Le sue edizioni straordinarie, i suoi Tg, i suoi Speciali Tg1 in diretta sono ‘puntate’ di una serie divulgativa, in diretta, sul campo, con tanti mezzi diversi, che punta a fare rete, che chiama in causa il telespettatore con un linguaggio semplice e trasversale e non per questo banale o piatto. In fondo la missione stessa della divulgazione che non vuole ‘stupire con effetti speciali (o retorici)’, ma che vuole cercare di raccontare i fatti nella loro complessità in maniera comprensibile. Un merito dopo anni bui.

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