Tony e gli altri X Factor: “professionisti” o Barabba?

Questa sera va in onda la quarta puntata di X Factor, che cambia per la terza volta collocazione (Debora lo seguirà per noi in diretta). Dal lunedì al martedì fino alla domenica, che segnerà il primo Simothon della storia della tv come denominato a Quelli che il calcio (la Ventura, infatti, è in onda dalle

tony maielloQuesta sera va in onda la quarta puntata di X Factor, che cambia per la terza volta collocazione (Debora lo seguirà per noi in diretta). Dal lunedì al martedì fino alla domenica, che segnerà il primo Simothon della storia della tv come denominato a Quelli che il calcio (la Ventura, infatti, è in onda dalle 13.30 alle 17.30 e poi dalle 21.00 alle 00.30, sempre in diretta). X Factor è a un giro di boa: visti i bassi ascolti riportati dal talent show, per colpa del quale Raidue è la rete meno vista rispetto a tutte le altre, quest’ulteriore cambio di palinsesto dettato dalle imminenti conferenze elettorali rischia di risultargli fatale.

Cercando di ricostruire insieme le ragioni di un insuccesso, per certi versi premeditato e per altri superiore alle più nefaste aspettative, ci appelliamo al buon Walter Siti. Il noto scrittore, critico letterario e docente universitario, insomma un nome una garanzia, ha già trovato spazio sulle pagine di Tvblog quando abbiamo messo a confronto l’exploit di Amici e il crollo di appeal del Gf. Siti è un maestro delle fenomenologie del reality e li segue proprio tutti (ha anche detto la sua sull’atipico Uno due tre… stalla!). Lo spazio da lui privilegiato per uscire dalla torre d’avorio e parlare al popolo del piccolo schermo è Vanity Fair, in cui dedica questa settimana un’interessante analisi al caso X Factor.

Lo spunto viene, ancora una volta, da Morgan, personaggio altrettanto discusso dopo la stroncatura di Aldo Grasso. Il giurato ha fatto un’affermazione che ha spinto a riflettere il nostro intellettuale, rilevando sostanzialmente che se si dà ascolto alla folla si finisce per far vincere Barabba. L’argomento del contendere è, dunque, la mancata meritocrazia dei nostri idol show: perché oltreoceano escono veri talenti mentre nella versione italiana di format analoghi solo ragazzi di belle speranze? Vediamo come si esprime, a tal proposito, uno che i dietro le quinte li conosce benissimo:

“Il punto sta proprio nel meccanismo del gioco, inteso… come intreccio perverso (all’italiana) tra reality sentimentale, berlusconiano appeal dei soldi e veltroniano ‘ma anche’. Il problema del rapporto tra estetica di èlite ed estetica popolare è vecchio di almeno due secoli, ed è sempre stato chiaro che l’arte non procede se periodicamente la asfittica perfezione elitaria non viene rinnovata da un forte respiro popolare… Il televoto fa sfracelli, promuovendo quasi sempre gli artisti più mediocri; ma quale occasione migliore per intervenire con giurie di qualità che correggano il tiro? Sarebbe finalmente pedagogia. ma le giurie di qualità si riempiono (anche a Sanremo) di vip del tutto incompetenti”.

A tal proposito, Siti fa l’esempio di Simona Ventura come voce autorevole in grado di limitarsi a giudizi come ‘è una sensazione di pancia’ o ‘a me è arrivato’, che non le danno alcun valore aggiunto come esperta del programma:

“Ma Simona è una star, è ovvio; è lei la colonna del programma. Nel secolare dibattito tra cultura d’elite e cultura di massa, la novità di questi anni è che si è rovesciato il concetto di elite: élite è chi è molto noto e fa molti soldi, anche se quello raffinato e preparato fa di solito pena perché ha le pezze al culo. Quando la Ventura dice che un brano musicale è alto, si legge sottotraccia il disprezzo per gli intellettuali con la puzza sotto al naso”.

Posto che le litigate sono funzionali all’impostazione grossolana della tv nostrana, X Factor finisce – implicitamente secondo Siti – per avere un’altra vittima nella Maionchi, nonna di un mercato discografico “che sta cercando di ostacolarla”, per non parlare della Sony Bmg che “starebbe orientando in qualche modo il televoto”:

“Hanno addirittura inventato una giustificazione piuttosto originale per escludere i bravi: gli si dice che vengono eliminati perché troppo alti… intanto li si tromba perché non sono adatti al programma. Essere adatti al programma significa essere “intensi”, “trasmettere qualcosa al pubblico”: cioè essere fisicamente bellocci, spudorati nel mostrare le emozioni, capaci di suscitare istinti materni. Il pubblico a cui piacere non è quello appassionato di musica che comprerà i dischi. La musica che vince in tv è… un gusto irreale di quell’ipotesi virtuale di popolo che è l’indiscriminato pubblico televisivo, le mamme, le nonne, le famiglie a casa. Così ogni possibile pedagogia viene rovesciata: i giovani vengono indotti a credere che essere troppo bravi fa perdere”.

Per un’ingiusta eliminazione di Vittoria Haid, c’è stata una giusta piazza pulita degli emergenti Fm. Ma gli altrettanto vituperati 4 sound sono dentro, come del resto anche la neo-concorrente Silvia Aprile, che ha conquistato tutti sin dalla prima esibizione. Che ci sia una voglia di correggere in corsa il tiro non c’è dubbio.

Ma a X Factor continua a non essere chiaro il concetto di professionismo, che vede alternarsi sul palco cantanti di indubbia bravura ma incapaci da anni di sfondare e nuove leve senza né arte né parte. Tra la sfiga caustica di chi non ce l’ha fatta e il dilettantismo di chi ci prova, persino facendosi sfottere come talento incompreso, X Factor continua a navigare in cattive acque. E persino Tony, soprannominato l’unica popstar in grado di farcela, qualche mese fa si proponeva come studente amatoriale ad Amici, sottolineando di avere ancora tutto da imparare e di non considerarsi un professionista. I conti non tornano: a quanto pare una vetrina vale l’altra pur di gettarsi nella mischia.

Al termine dell’esibizione di Marta Rossi, Tony viene scartato al kick-off di Amici e ammette di non avere molta esperienza come cantante (poco prima della sfida d’ingresso)

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Amici è un talent show ideato e condotto da Maria De Filippi, andato in onda, per la prima volta, nel 2001.

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