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1992: vi meritate don Matteo. In loop

Stroncature generalizzate per la serie di Sky. Ma su che basi?

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Leggo qua e là stroncature generalizzate a 1992. C’è l’Huffington Post, c’è l’Espresso, c’è il Fatto Quotidiano. Perlopiù, si tratta di stroncature che vengono precedute da frasi tipo: «Sì, ok, è alta rispetto al panorama italiano medio». Tranne una, quella sull’Huff, che, a mio modesto modo di vedere, esagera addirittura:

«il risultato è solo una fiction nel solco della più classica tradizione italica. E no, non è un complimento»

(Il peccato e la vergogna e Don Matteo ringraziano sentitamente).

Ora, premesso che non sono già un fan accanito della serie (ne ho viste, come tutti i colleghi, due puntate, quindi aspetto per un giudizio di massima) e che penso di aver mantenuta integra la mia obiettività di giudizio, mi permetto di dissentire.

Il prodotto è ben confezionato. Gli anni ’90 sono ben ricostruiti con un lavoro di fino (che alcune volte rivela che non siamo di fronte a un budget colossale americano. Per esempio, guardando bene alcune automobili in scena. Ma pazienza). Il tema è senza dubbio interessante, mai affrontato in questo modo dalla fiction italiana che ha grossa fatica ad affondare nella critica dei fatti di casa nostra, nient’affatto risolto e per nulla introiettato. L’uso del materiale d’archivio è ottimo. I dialoghi sembreranno anche sopra le righe, ma se li sentiste in House Of Cards ci credereste.

I personaggi sono stereotipati? Mah. Forse. Ma siete mai stati a un raduno della Lega? Avete mai sentito parlare qualche rampante consulente di marketing nostrano? Avete mai partecipato a un casting per una trasmissione televisiva? Avete mai parlato con le persone che ci vanno? Avete mai avuto un amico candidato nel Pds-Ds-Pd? Avete mai parlato dell’imborghesirsi?

E allora, prendo in prestito una battuta letta sul profilo Facebook dell’Huffington Post: vi meritate Don Matteo. Ve lo meritate in loop, aggiungo io.

No, non fraintendetemi – lo dico prima che arrivi qualche maestrina con la matita rossa e blu –, non voglio dire che «allora non si può più criticare niente solo perché il livello medio è basso».

Voglio dire che le stroncature che leggo oggi hanno un sapore amarognolo, un retrogusto quasi incomprensibile anche per i palati più fini e avvezzi alle dinamiche della critica televisiva.

Non è che a furia di recensire serie tv italiane mediocri, anche le migliori penne, le più brillanti e sagaci, si sono confuse e finiscono per dir male giusto per il gusto di farlo, un po’ come succede su Twitter?

La sensazione è quella.

E lo so anch’io che la maggior parte di noi li conosce talmente bene, quei fatti, che pensa che quella serei avrebbe potuto scriverla chiunque. Ma 1992 è stata fatta da queste persone qui, non da noi.

Ci sono delle cose che non mi sono piaciute in questi primi due episodi di 1992? Sì, certo, ci sono. Facciamo un esempio: non mi è piaciuta per niente la scena del prelievo di sangue e il modo in cui è raccontata la malattia di Luca Pastore: la sensazione è che la scena sia stata inserita forzatamente in quel modo, per passare tutta una serie di informazioni che richiedevano più tempo e che invece sono state concentrate in un’unica scena di dubbio gusto. Il risultato ha problemi fotografici, di regia, di montaggio e narrativi. In quella scena lì.

Non mi è piaciuto molto nemmeno il ricatto che arriva fra capo e collo come cliffhanger di fine episodio a Leonardo Notte. Non mi è piaciuto neanche l’incubo che “tormenta” Notte. Infine, non mi piace la linea narrativa delle due sorelle (la wannabe Cuccarini che scopre dallo scoop della sorella che il suo “papi” è stato arrestato è un po’ troppo). Ma magari, magari fosse questo il livello della critica che si può fare mediamente alla fiction italiana. Magari si potesse concentrarsi su questo tipo di problemi.

Invece non è così. E visto che non è così, vi meritate don Matteo.