Pupi Avati a Blogo: “Al cinema ormai solo commedie evasive, per fortuna c’è la Rai!” (VIDEO)

Pupi Avati è il regista di Con il sole negli occhi, il film con Laura Morante in onda su Raiuno lunedì 2 febbraio 2015.

Poco prima dell’inizio della conferenza stampa di presentazione di Con il sole negli occhi, il film tv in onda su Raiuno lunedì 2 febbraio 2015, abbiamo rivolto alcune domande al regista Pupi Avati.

Di recente ha dichiarato che ormai solo la tv di Stato dà spazio a film su temi di interesse sociale, mentre il cinema è legato a esigenze di mercato.

Confermo.

Come mai succede questo?

Ormai siamo nella società dei grandi numeri. L’equazione è qualità uguale quantità, in tutte le cose. L’alto incasso diventa indice di qualità, una volta non era così nel cinema. Fino a qualche decennio fa c’era il cinema di un qualche impegno, di un qualche senso: il cinema d’autore, che si poneva come momento di riflessione nei riguardi della nostra società, della nostra vita, del nostro presente o del nostro passato. Adesso questo cinema è stato spazzato via, non ha più cittadinanza, in cambio di commedie che più evasive sono, più alla larga si tengono dalle problematiche, meglio vanno. E quindi fortuna che esiste una televisione di Stato che ogni tanto si ricorda che anche certe tematiche vanno considerate.

Una tematica è quella dell’immigrazione. Ma c’è anche la solitudine femminile.

Non so stare alla larga dai temi famigliari. La disattenzione nei confronti della famiglia ha prodotto lacerazioni e danni. All’azienda culturale della Rai ho proposto di raccontare l’emigrazione attraverso un singolo e non le masse, per trovare più identificazione e la maniera di penetrare in questo mondo misterioso di esseri che vengono dall’altra parte del mondo a portarci via lavoro o non so che cosa. Probabilmente così li vediamo più simili a noi di quanto non li abbiamo visti fino ad ora. La cosa è stata apprezzata e l’abbiamo realizzata. Inoltre ci siamo ritrovati a vivere nelle riconoscenza dell’UNHCR e del Centro Astalli, i nostri complici che ci hanno assistito e ci hanno aiutato a dare verosimiglianza al racconto.

Preoccupato per eventuali polemiche politiche per un racconto buonista di un tema così delicato?

Se uno ha paura di essere buono allora è la fine di tutto. Spegniamo tutte le luci, riconsegniamo le chiavi e ce ne andiamo. Avere paura di essere buono è la diffidenza più indecente che si può mettere in campo. Non la sopporto neanche come provocazione.

In apertura di post il video integrale dell’intervista a Pupi Avati.