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Scandalo Rai-Mediaset: ci voleva davvero tanto a capirlo?

Repubblica ha scatenato l’ennesimo putiferio all’italiana: le intercettazioni si confermano gli unici documenti nei quali si possono leggere un po’ delle verità (note e meno note) di quello che i politologi definirebbero “il sistema-paese“. Come già successo in passato è stato sufficiente ascoltare le conversazioni di persone collegate ad ambienti di “potere”, anche se per

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Repubblica ha scatenato l’ennesimo putiferio all’italiana: le intercettazioni si confermano gli unici documenti nei quali si possono leggere un po’ delle verità (note e meno note) di quello che i politologi definirebbero “il sistema-paese“. Come già successo in passato è stato sufficiente ascoltare le conversazioni di persone collegate ad ambienti di “potere”, anche se per questione di altra natura (nello specifico l’inchiesta sul fallimento della HDC di Crespi), per venire a conoscenza di dettagli che hanno fatto immediatamente gridare allo “scandalo” con tanto di terremoto istituzionale in corso.

Nei prossimi giorni, il meccanismo è noto, Repubblica fornirà nuovi dettagli seguendo la classica tecnica delle “rivelazioni a puntate“, ma il quadro che ci si presenta di fronte già con questi primi elementi appare delineato. Si parla di una “rete di rapporti” fra dirigenti Rai e dirigenti Mediaset, tutti legati e fedeli al Governo Berlusconi e alla persona dell’allora Presidente del Consiglio (siamo nel 2005), e vengono sparati titoli sul fatto che saremmo di fronte alla “prova” che nei cinque anni fra il 2001 e il 2006 la Rai, depotenziata volontariamente dagli uomini del Cavaliere, non fece una vera concorrenza a Mediaset permettendole di arricchirsi e crescere.

In realtà, almeno leggendo i primi parziali stralci di questi brogliacci (volgarmente i “riassunti” del contenuto delle telefonate intercettate), non sembra essere così. Certo ci sono dei contatti che riguardano la gestione dell’emergenza legata al lutto per la scomparsa di Papa Giovanni Paolo II, elemento che indica una contiguità fra elementi dirigenziali dei due network, ma questo non appare di una sconvolgente gravità. Come ci si fa a sorprendere del fatto che persone come Debora Bergamini (Responsabile Palinsesti Rai), Flavio Cattaneo (Direttore generale Rai), tutti nominati su indicazione del Governo (quindi dal proprietario de-facto di Mediaset), abbiano l’abitudine di sentire telefonicamente uomini legati alla “concorrenza“?

Ciò che appare effettivamente grave è quel qualcosa di cui tutti abbiamo potuto percepire gli effetti in quegli anni: si è aperto uno squarcio sulla gestione dell’informazione politica, sulle sistematiche pressioni, i tentativi di oscurare e cambiare forma ai fatti, messi in atto (spesso con successo) quando si trattava di venire in soccorso al Governo da elementi teoricamente non deputati a metter becco in queste questioni.

Non si tratta di novità perchè è sufficiente aver letto, chessò, il solo capitolo 9 di “Regime” scritto da Marco Travaglio e Peter Gomez (2004) dal titolo “Tg1. Un uomo solo al telecomando“. Un’impressionante galleria di censure delle opposizioni come di Silvio Berlusconi stesso quando le sue uscite erano “eccessive” e potevano rivelarsi controproducenti. Un caso su tutti? L‘insulto all’eurodeputato tedesco Schultz (“kapò“, “turisti della democrazia“) nella seduta d’insediamento del semestre di presidenza italiana il 2 Luglio del 2003 che il Tg1 di Mimun pensò di non mandare in onda nè in video nè in audio.

Ora, grazie ai brogliacci, abbiamo la conferma del fatto che non c’era alcuna casualità nel tentativo dei Telegiornali Rai (come di quelli Mediaset) di sminuire ed oscurare la sonora e fragorosa sconfitta del centro-destra alle Regionali del 2005, si trattava di una strategia. Un po’ come scoprire l’acqua calda: un esercito di funzionari di sostanziale nomina governativa (dal Presidente Cattaneo in giù) si preoccupava di evitare che si diffondesse la notizia della Caporetto elettorale con troppa velocità o in orari che potessero turbare il sonno dei bambini preoccupati per il prossimo ritorno dei perfidi comunisti.

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