Caos a Piazza Grande: Guardì spodesta la Leofreddi

Quando il supplente si mette in cattedra rischia di essere più inflessibile del titolare. E’ la lezione che ha imparato quest’oggi Monica Leofreddi, pronta a gongolare per il ritardo di Magalli a Piazza Grande per poi essere puntualmente smentita da una crudele alternativa: il rinforzo di Michele Guardì. Che lo storico regista di Via Teulada,

monica leofreddi michele guardìQuando il supplente si mette in cattedra rischia di essere più inflessibile del titolare. E’ la lezione che ha imparato quest’oggi Monica Leofreddi, pronta a gongolare per il ritardo di Magalli a Piazza Grande per poi essere puntualmente smentita da una crudele alternativa: il rinforzo di Michele Guardì. Che lo storico regista di Via Teulada, in cui pare aver messo radici con benefici contrattuali non trascurabili, fosse un dispotico patriarca della televisione lo sapevamo già. Ma arrivare a esercitare la propria “dittatura professionistica” ai danni di una navigata conduttrice è davvero troppo.
Tutto è incominciato con il consueto (e inutile) collegamento con il Tg2, che ha visto una logorroica Leofreddi riappropriarsi di un minimo di autonomia catodica annunciando il colpaccio della puntata: Magalli sarebbe entrato alla seconda ora per essere rimasto imbottigliato nel traffico a causa di un incidente stradale. Finalmente – sperava lei – aveva in pugno la possibilità di condurre la trasmissione da sola ricordandoci gli anni di esperienza in materia. E invece avrebbe fatto meglio ad aspettare prima di cantar vittoria. Dopo i saluti iniziali, ha subito fatto irruzione sulla scena Guardì, che ha prima provveduto a lanciare una scritta in sovrimpressione (“la piazza sta perdendo del tempo prima che il conduttore arrivi“) e poi ha letteralmente umiliato la conduttrice oscurandola nel gioco della busta. A questo punto la Leofreddi ha provato a rivendicare un minimo di dignità, con una serie di interventi sarcastici che vi proponiamo a seguire a scopo esemplificativo:

Leofreddi: “Ma non mi fa fare niente”
Guardì: “Zitta, comando io”
Leofreddi: “Era un piano perfetto, mi ero preparata tutta la notte”
Guardì: “Ma lei lo sa cosa bisogna dire adesso?”
Leofreddi: “Certo. Signora, che busta sceglie?”
Guardì: “Sbagliato, c’è la paparazza”

Leofreddi: “Visto che lei conduce comunque io ho fatto sbloccare il traffico”

Leofreddi: “Ora, il comitato vuole che io tenga in mano la busta… Cioè, posso mostrare la busta io. Me lo consente. Sì! Tenere Magalli chiuso in bagno funziona”

Finalmente arriva Giancarlo Magalli e la Leofreddi lo aspetta a braccia aperte. Della serie, si stava meglio quando si stava peggio:

Magalli: “Ma questo qui va menato. L’incidente l’ha creato lui per esibizionismo. Che lo scrivano sui giornali”
Leofreddi: “Ha fatto le sue veci e mi ha tagliato la bocca”
Magalli: “Stia zitto, ora. Sono tornato. Vada via. Ora che ci sono io si fara tutto tranne far contare il comitato”

E la vera perla caustica arriva alla fine di questa squallida staffetta, con un Guardì inchiodato al suo maschilismo/egocentrismo televisivo:

Leofreddi: “Come mai quando ho avuto l’ernia non mi ha sostituito? Queste sono cose tra maschi…”

Cara Monica, sarà che la legge del contrappasso ti ha punito per la tua superbia all’Italia sul Due, ma una retrocessione del genere non la auguriamo neanche al nostro peggior nemico. Forza, siamo con te.

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