Rai informazione: come cambia?

Il “Piano News” del DG Gubitosi è stato approvato dal CDA Rai e a settembre arriverà al vaglio della Vigilanza: stop alle promozioni a pioggia, riduzione a due macro-redazioni.

Il DG della Rai Luigi Gubitosi ha messo mano alla riorganizzazione delle testate giornalistiche della Rai con una parola d’ordine: ottimizzazione. E’ in fondo questo l’obiettivo di tutta la sua ‘campagna’ di ristrutturazione di Viale Mazzini, che passa anche per la riorganizzazione dell’intero ‘parco giornalisti’ dell’azienda Rai, che conta circa 350 persone tra direttori, vicedirettori, capiredattori e inviati sul totale di 1656 ‘penne’. “Un capo in media per ogni quattro redattori” esemplifica il Messaggero, facendo due conti tra le fila dei giornalisti in forza alla Rai (e ci aiutiamo con la grafica pubblicata oggi dal quotidiano).

Il primo passo di Gubitosi, quindi, è quello di razionalizzare gli incarichi e di mettere un freno alle promozioni facili, ad personam e a pioggia: saranno fatte solo quelle necessarie e qualora ci sia qualche caso eccezionale, i direttori potranno richiederle per i propri sottoposti solo a dicembre e ad aprile motivandone la stretta necessità. Praticamente si aprono delle sessioni di promozione, un po’ come quelle di laurea.

Tagliate, come detto, anche le promozioni ‘ad personam’, previste sì dal contratto nazionale, ma usate negli anni soprattutto come ‘ringraziamento’ per il lavoro svolto. Una qualifica e un aumento in busta paga “di poche decine di euro“, dice oggi al quotidiano romano Augusto Minzolini – già direttore del Tg1 e oggi deputato di Forza Italia – che ricorda come le promozioni ad personam

“erano l’unico modo per premiare i più meritevoli, i colleghi che lavoravano dalla mattina alla sera tardi. Ma stiamo parlando di poche decine di euro. Era importante il gesto, il riconoscimento per il lavoro che facevano. Per fare una squadra serve anche questo”.

Le parole di Minzolini potrebbero però essere fraintese e dimostrare come in una struttura ‘elefantiaca’ – così viene descritta da molti – come quella Rai, in pochi lavorassero tanto da meritare un encomio. Comunque sia, questo tipo di riconoscimenti è stato giudicato “incompatibile” con gli obiettivi di spesa.

Altro aspetto fondamentale, in accordo con il sindacato Usigrai, il ‘titolo’ non varrà più come ‘qualifica a vita’ ma come incarico e, come tale, a termine. Non ci saranno più molteplici direttori che mantenevano la carica anche a sostituto subentrato. Anche questo avrà delle conseguenze dirette sulle casse Rai, tanto più che la nuova politica sulle promozioni riguarderà l’intera azienda, non solo il comparto giornalistico.

eventi_TG1@coemar

L’obiettivo finale è quello di compattare, nell’arco dei prossimi quattro anni, tutto in due grandi redazioni che sfruttino al massimo le nuove tecnologie (ma ricordiamo che il Tg1 è stato digitalizzato solo un paio di mesi fa). Tutto dovrebbe essere più snello, il che preoccupa lavoratori e sindacati e ha già registrato il ‘no’ del direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, la cui redazione secondo il piano Gubitosi, vale la pena ricordarlo, dovrebbe essere accorpata a Rai News.

I modelli cui guarda Gubitosi, infatti, sono la BBC – che ha tagliato fino ad arrivare a una testata e una direzione, con 600 licenziamenti – e le pubbliche France 2 e France 3, accorpatesi per ragioni di spesa e arrivate a tagliare 500 unità. La preoccupazione c’è: del resto una struttura come quella del Tg1 – un direttore, 4 vice, 29 capiredattori, 7 capiservizio e 12 redattori – sono davvero un po’ difficili da gestire in una situazione economicamente non più florida.

I tempi delle gestioni allegre sono finiti? Per adesso Gubitosi ha incassato l’appoggio dell’Usigrai – con cui ha trattato – e del CDA: dopo la pausa estiva il piano sarà presentato alla Commissione di Vigilanza Rai. Se ne riparlerà.

 

 

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