Rex 7, Massimo Reale è lo psicologo Carlo Papini: l'intervista di Tvblog

Massimo Reale entra a far parte del cast di Rex 7 nei panni dello psicologo della polizia Carlo Papini. L'attore racconta a Tvblog questa esperienza.

Parte questa sera su Raidue la settima stagione di Rex, per la regia dei Manetti Bros. Questa non è però l'unica novità della stagione, perché tra i protagonisti ci saranno dei nuovi ingressi, uno dei quali è quello dell'attore Massimo Reale, nei panni dello psicologo della polizia Carlo Papini. È lo stesso Massimo a raccontare a Tvblog il suo personaggio e il dietro le quinte delle riprese, con la speranza che questa esperienza possa avere un seguito.

Sei il nuovo ingresso in Rex 7, nei panni dello psicologo Carlo Papini. Ci racconti questo personaggio e quale sarà la sua evoluzione nel corso delle puntate?

Carlo Papini è un ex poliziotto che ha perso l’uso delle gambe in un conflitto a fuoco avvenuto durante una rapina. Dopo una lunga depressione ha deciso di rimettersi a studiare e diventare psicologo specializzato in criminologia, con queste nuove competenze collabora con la Polizia nella conduzione degli interrogatori.

Quale è la caratteristica dello psicologo Papini che ti è piaciuta di più e quella che invece ti è piaciuta di meno?

Mi piacciono molto la sua imprevedibilità e il suo intuito. In genere amo anche le debolezze dei personaggi che interpreto, credo aiutino a dare verità e tridimensionalità, quindi direi che non c'è nulla che non mi sia piaciuto!

Quanto è stato difficile dover entrare nella psicologia di un uomo disabile e quali sono state – se ci sono state – le difficoltà maggiori da superare?

Papini era un atleta, un poliziotto d’azione, non essere in grado di inseguire un criminale o arrestarlo lo frustra e, a volte, lo riempie di rabbia. Il “non poter fare” è molto doloroso per lui. Come attore ho dovuto confrontarmi con questa impossibilità di Carlo Papini. Come uomo mi sono accorto di quante barriere architettoniche impediscano l’autonomia delle persone in questa condizione. Qualche volta gli spazi sembrano fatti apposta per complicargli la vita.


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In conferenza stampa, parlando dei Manetti Bros, hai dichiarato: “L’incontro con i Manetti è l’incontro con un’energia irrefrenabile”. Quanto conta, nel lavoro di un attore, il regista e come dirige?

Credo che il regista debba costruire un mondo di finzione, una specie di acquario, dove ogni attore possa nuotare in maniera coerente e armonica con l’atmosfera che si è voluta creare. Quindi direi tantissimo: è il creatore dell’acquario!! I Manetti mi hanno trasportato in un immaginario fatto di movimento, colore, fumetti, super eroi e creatività, e mi hanno insegnato a nuotarci dentro.

Che ricordi porterai con te di questa esperienza e hai qualche aneddoto divertente del set da raccontarci?

Il ricordo di ritmi travolgenti e di intenso, intensissimo, lavoro creativo. La cosa più divertente è stata la curiosità di Rex quando mi ha visto per la prima volta sulla sedia a rotelle. Quelle ruote in movimento lo hanno per un attimo stupito, poi ipnotizzato,e poi ha deciso di “assaggiare”, con un piccolo morso, il mio polpaccio per capire se ero vero o finto!

Partendo dal presupposto che nel tuo lavoro non si finisce mai di imparare, lavorando su questo set c’è qualcosa di nuovo che hai imparato e che ti servirà in futuro?

Direi lavorare divertendosi, non avere paura dei momenti caotici: qualcosa di buono resta se c’è vero talento.

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I Manetti Bros in conferenza stampa non hanno escluso che potrà esserci una nuova stagione di Rex diretta da loro. Ti piacerebbe esserci e credi che il tuo personaggio possa dare ancora molto alla fiction?

Ne sarei davvero felice, Papini è un personaggio che credo abbia ancora molto da raccontare...

Tu hai alle spalle tantissimo teatro, cinema ma anche televisione. Con riferimento a quest’ultima, è impossibile non chiederti che ricordo conservi della tua prima esperienza da protagonista, nella serie cult degli anni ’80 Classe di ferro, nei panni di Montini...

Classe di Ferro è stata la mia giovinezza, periodo più facile da raccontare che da vivere…da lì anni di teatro con attori che mi hanno insegnato tutto: Micaela Esdra, Lucilla Morlacchi, Roberto Herlitzka, Paolo Graziosi… Devo moltissimo a questi artisti.

Quanto è difficile oggi fare qualcosa di veramente innovativo in televisione?

Difficile sì, ma bisogna continuare a tentare. Gli attori e la nostra produzione televisiva, cinematografica e teatrale sono parte dell’identità culturale del nostro Paese, dobbiamo riuscire a tornare quello che siamo stati: un faro di cultura e creatività a cui tutto il mondo ha guardato.

Per chiudere e salutarci, cosa bolle ora in pentola? Hai nuovi progetti in preparazione?

Adesso riprendo il teatro. Dal 13 maggio al Teatro Due di Roma recito con Alessandra Fallucchi e Chiara Condrò in un testo di Franca De Angelis tratto da Henry James con la regia di Christian Angeli. Poi, in autunno, farò uno spettacolo sulla Prima Guerra Mondiale.

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Per l'intervista si ringrazia MIA International Media Agency

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