Rai 3, Andrea Vianello: “Gli ascolti? Me ne frego! La Rai deve innovare”

Da poco più di un anno alla guida di Rai 3, il direttore si difende per gli ‘scarsi’ ascolti della sua rete. E su Maracanà racconta: “Polito si è defilato. Ci ha messo in difficoltà”.

 

Gli ascolti di Rai 3 ‘latitano’, gli esperimenti non convincono e il direttore Andrea Vianello si ritrova sul banco degli imputati a difendersi dal fuoco di fila de Il Fatto Quotidiano, piuttosto critico – e non da oggi – sulla sua gestione della terza rete Rai. L’intervista pubblicata oggi dal quotidiano si trasforma così in un elenco di programmi più o meno riusciti soprattutto in chiave Auditel cui Vianello dà la sua versione e la sua spiegazione.

“Giudicarmi solo in base ai numeri è limitante, ancor più se si parla di Rai 3”

cerca di sostenere il direttore di fronte alle accuse che piovono non solo da Il Fatto. Ma Vianello ha ben chiara la sua ‘missione’ e il suo obiettivo, ovvero innovare e proporre, indipendentemente dagli ascolti:

“Un servizio senza pubblico è un controsenso, ma devi innovare. Anche a costo di prendere uova in faccia. La Rai ha il dovere di tracciare nuove strade e generare nuova cultura. Non esiste lavoro più figo.”

Non si pente certo della serata dedicata al ricordo di Pippo Fava:

“E’ andata male, ma lo sapevo e non me ne frega niente”

dice il direttore, che stimolato sui numeri non può che ribattere con le cifre:

“Il digitale, i canali tematici stanno erodendo soprattutto noi. Nel 2013 sono calati tutti tranne La7. Rai 3 è la generalista che perde meno. Ha il budget più basso ma è la terza rete nel prime time, dopo Rai 1 e Canale 5 e la migliore nel giorno medio”.

Bene, rivendicati i numeri, Il Fatto chiede conto di tutti, praticamente tutti, i programmi introdotti da Vianello. Partiamo da quelli ‘abortiti’: che fine ha fatto “Maracanà”?

“Volevo parlare di calcio in chiave colta, non solo attraverso Sfide. Ogni lunedì. Doveva farla Polito, che dopo mesi di lavoro si è defilato. Ci ha messo in difficoltà. Abbiamo riprovato con Geremicca, ma era difficile ripartire. Pardo ha fiutato l’aria ed è nato Tiki Taka. Maracanà è una ciambella nata male. Mi sono scottato e non so se andrà mai in onda”.

Discorso caro (e amaro) per Vianello è anche quello delle serie tv: Scandal e Newsroom (e ancor prima The Boss) non hanno conquistato il pubblico:

“Il nostro pubblico, per quanto evoluto non è stato ricettivo. Magari cerca le serie in rete. Newsroom riconcilia con la purezza del giornalismo. E’ andata male? Sì. Se sommi però seconda serata e replica ogni puntata ha fatto un milione di telespettatori. Un italiano su sessanta l’ha vista. Meraviglioso”.

Altro ‘neo’ Masterpiece:

“Il talent è un linguaggio accattivante, ma non potevamo farlo su frittate o cantanti, siamo Rai 3. Così ho scelto i libri (…). Masterpiece è un prodotto di qualità. Grazie a noi John Fante è stato TT su Twitter. Per gli ascolti aspetterei la fine. E comunque il 4% in quella fascia è sopra la media precedente di rete “

Ma il direttore si lancia poi in un parallelo a dir poco ‘discutibile’:

“La prima puntata ha fatto più della prima di X Factor. Sì, noi siamo generalisti e loro sono Sky, ma loro hanno più mezzi. Abbiamo inventato un format, il mondo ne ha parlato, magari male ma ne ha parlato. L’innovazione non va applaudita? Tutto mi aspettavo tranne gli attacchi per aver fatto un programma pop sui libri”.

Si passa quindi per Celi, mio marito (“Il tentativo di fare una Posta del cuore 2.0 non è riuscito appieno, nonostante la bravura di Lia”) e per Pane Quotidiano (“Concita ha ereditato un programma (?) che Augias ha condotto per 10 anni, il cambio di conduzione lo paghi, ma crescerà”), ma c’è modo anche di ricordare le ‘ciambelle uscite col buco’.

Gazebo almeno posso rivendicarlo? E anche Sconosciuti, un successo di cui sono entusiasta. Dovreste sbandierarlo tanto quanto i presunti fallimenti. Accetto chi mi critica, non chi è prevenuto o mi insulta”.

Del resto solo chi fa sbaglia, no?

“Ai miei predecessori si diceva ‘Rai 3 è troppo uguale a se stessa’. Ditemi, devo provarci o mi volete immobile? Potrei vivere di rendita e non rischiare, ma che senso avrebbe stare qui?”.

E a proposito di novità, in arrivo una nuova prima serata per il sabato con Donato Carrisi, scrittore e sceneggiatore, in attesa di Ulisse – Il piacere della scoperta, senza contare il ritorno di Corrado Augias.

Ma torniamo al direttore Vianello. Lui, che è stato fino a qualche tempo fa ‘dall’altra parte della scrivania’ (e lo rivediamo in apertura ai tempi di Agorà rispondere a Grillo), aggiunge:

“Sono entrato in Rai con concorso pubblico. Ho creato Agorà. Sono stato nominato all’unanimità dal CdA. Credo di avere il profilo giusto per fare il direttore di rete e penso di saperlo fare bene. Sono stato in prima linea e mi sentivo abbandonato dai generali: oggi il generale sono io. Non ho vinto né perso: sto giocando. Ed è un ruolo adatto a me”.