Lucignolo 2.0 cambia in corsa e rinnega se stesso: la paura del flop spacciata per evoluzione

Enrico Ruggeri e Marco Berry non migliorano il programma di Italia 1.

I 915.000 spettatori, pari ad uno share del 4,96%, conquistati la scorsa settimana, hanno notevolmente incusso paura alla redazione di Lucignolo 2.0 e con la visione della seconda puntata della nuova edizione del programma di approfondimento dedicato ai giovani, andata in onda stasera, la paura si è avvertita tutta.

Lucignolo 2.0, infatti, ha optato per il cambio in corsa e non si è trattato di semplici aggiustamenti che si fanno abitualmente in casi del genere (e che raramente producono gli effetti sperati) ma di una veste completamente rinnovata sia per quanto riguardava lo stile che parte dei contenuti.

In poche parole, Lucignolo, stasera, non era Lucignolo (e per alcuni, questa, può essere anche una bella notizia) ma un programma completamente diverso ma con lo stesso titolo.

Già la decisione di dire addio alla storica voce di Maurizio Trombini e la scelta di una conduzione "alla Mistero" affidata, guarda caso, a Enrico Ruggeri e Marco Berry, facevano presupporre al netto cambio di rotta.

Mario Giordano, direttore della testata Videonews, uno che di stravolgimenti finiti male se ne intende (ricordate il disastro Stasera che sera?), ha giustificato il tutto con le seguenti dichiarazioni:

È una scelta che si inserisce nel percorso di cambiamento e di evoluzione di Lucignolo. Il loro compito sarà introdurre i servizi e le storie, ma anche intervistare, separatamente, gli ospiti.

E' sufficiente semplificare e definire il tutto con una parola più funzionale: paura.

La paura di floppare ha predominato e l'aver snaturato il prodotto che, nonostante abbia ottenuto negli anni una fama non proprio esemplare a causa di contenuti hot e a tratti triviali, aveva conquistato comunque una sua precisa personalità, difficilmente sortirà gli effetti sperati alla prova Auditel.

Per farla breve, cosa c'entrano Lapo Elkann, a cui è stato dedicato un ampio spazio, e soprattutto Wanna Marchi in un programma come Lucignolo... Due interviste esclusive, due presunti scoop, che Videonews avrebbe potuto piazzare benissimo a Verissimo e che, invece, ha preferito bruciare a Lucignolo 2.0.

Anche le malattie hanno avuto il loro spazio: è giusto affrontare argomenti come il cancro e l'autismo ma farlo a Lucignolo è stato fuori luogo semplicemente perché non si possono infilare servizi di questo genere tra un VideoBox e una serata in discoteca. Non c'è scritto da nessuna parte che tutto deve diventare, per forza, infotainment.

Anche il servizio dedicato alla manifestazione dei No-Tav a Roma... ma perché?

Per non parlare del segmento finale della trasmissione, poi, realizzato in diretta, in cui Enrico Ruggeri e Marco Berry hanno commentato inutilmente, andando a braccio, la puntata appena andata in onda, con una serie di inconvenienti tecnici talmente lunga da provocare invidia a Domenica In.

Già con la prima puntata andata in onda la settimana scorsa, si era avvertita la sensazione che Lucignolo ormai fosse diventato un programma anacronistico, adatto ad un tipo di pubblico giovane che oramai è inesorabilmente cresciuto.

Questo goffo restyling, probabilmente, ne sancirà la definitiva dipartita.

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