Paola Cortellesi, tra teatro e tv

Da tempo avevo in serbo per voi un post biografico interamente dedicato a Paola Cortellesi, una delle personalità più interessanti del panorama artistico italiano. Ebbene, dopo averla vista a teatro ieri sera mi fa piacere condividere quest’esperienza con voi. Lo spettacolo a cui ho assistito si chiama Gli ultimi saranno gli ultimi, è in tournèe

paola cortellesiDa tempo avevo in serbo per voi un post biografico interamente dedicato a Paola Cortellesi, una delle personalità più interessanti del panorama artistico italiano.
Ebbene, dopo averla vista a teatro ieri sera mi fa piacere condividere quest’esperienza con voi.
Lo spettacolo a cui ho assistito si chiama Gli ultimi saranno gli ultimi, è in tournèe per la seconda stagione consecutiva ed è incentrato sulla realtà del precariato vista da prospettive diverse.
Un monologo a più voci, tutte personalizzate e caratterizzate con sapienza interpretativa dall’attrice, la sola a comparire sul palcoscenico calandosi di volta in volta in caratteri diversi.
A tal proposito, le va sicuramente attribuito il merito di aver fatto un grande lavoro di scavo interiore, che le ha consentito di cogliere la sensibilità e la natura più intima dei personaggi portati in scena.
Tuttavia, poichè anche dei professionisti che stimo mi piace cogliere gli eventuali limiti, al termine dello spettacolo, durato in realtà poco meno di un’ora e mezza, non ho potuto sottrarmi al parallelo televisivo.
Paola, in fondo, è un po’ che manca in tv, salvo ospitate sporadiche e un ritorno in sordina nella scorsa edizione della Gialappa’s.
La sua caratteristica predominante che salta subito all’occhio è l’inesausta voglia di re-inventarsi cambiando continuamente contesto e cimentandosi in progetti sempre differenti.
La ricordo nascere come macchietta surreale di un’argentina a Macao, per poi trovare la vera consacrazione nel tempio comico di Italia1, a colpi di imitazioni e parodie perfettamente riuscite.
Poi “si stanca” di far solo ridere e decide di mettersi alla prova sul set come attrice, risultando godibile sia in ruoli drammatici che in commedie generazionali (pensate a film come Passato Prossimo o Se fossi in te).
Dato sfogo a questa vena, che l’ha vista riconciliarsi col comico cinematografico in Tu la conosci Claudia? con Aldo Giovanni e Giacomo, la Cortellesi ci fa capire di avere ancora tanto da dimostrare. La ritroviamo, così, nelle vesti di intrattenitrice ironica prima in Uno di Noi, il grande varietà del sabato sera al fianco di due mostri sacri come Gianni Morandi e Lorella Cuccarini, poi al Festival di Sanremo, in cui tira fuori un altro inaspettato talento: quello nel canto.
La difficile platea dell’Ariston le regala applausi a scena aperta e Paola, contemporaneamente, approfitta della straripante visibilità mediatica per mettersi alla prova in uno show tutto suo: Nessun Dorma.
E’ proprio qui che voglio soffermarmi. Nessun Dorma, spesso evocato e ricordato con piacere dagli stessi lettori di Tvblog, è una di quelle trasmissioni ambiziose e fuori dal coro che, alla fine, passano in sordina. Andava in onda nella tarda seratà del lunedì, agli inizi del 2004, e riscosse blandi consensi, per via di una collocazione ballerina che la vedeva iniziare a notte fonda per sforamenti vari del prime time.
Personalmente, colsi in quel progetto sperimentale l’intento della Cortellesi di farsi conoscere a tutto tondo, superando i limiti delle incursioni di Mai Dire… e spaziando nei campi più diversi, dal duetto virtuosistico alla parodia televisiva passando per il talk show con ospiti di pregio e mille altre gustose trovate autorali.
Il programma, peraltro, era sempre aperto da un monologo che denunciava il salto di qualità di Paola nell’Olimpo della comicità pseudo-impegnata (anche se a lei quella satira un po’ snob non è mai interessata).
Credo che lo scarso successo di Nessun Dorma, che il pubblico non ha capito nonostante il periodo di militanza catodica nella scuderia della Ventura, abbia rappresentato una battuta d’arresto nell’esposizione mediatica della Cortellesi.
Da allora l’abbiamo vista concedersi sempre meno in tv (tra le altre cose, non le era andata troppo bene neanche con Libero) e, quindi, passare al teatro, che in certi casi può essere un traguardo importante ma in altri anche un alibi per sottrarsi alle proprie responsabilità (perchè non ti confronti con l’auditel, il pubblico ti rispetta ed è assai meno inclemente di quello televisivo).
Ecco, tornando a Gli Ultimi Saranno gli Ultimi, che vede la Cortellesi in una veste totalmente minimalistica e dai toni pensosi, ho ripensato alla sua intera parabola artistica cogliendone un neo, tanto impercettibile quanto innegabile: la mancanza di identità.
Più che il percorso di una trasformista eclettica, definirei la sua carriera un continuo cambio di sipario, costellato da esperienze pregevolissime ma poco integrate tra loro.
Nel marzo 2007 la vedremo nei panni di Maria Montessori, un ruolo di quelli seri.
E una domanda mi sorge spontanea: al di là dei fans che la adorano a prescindere, il pubblico di Paola Cortellesi è rimasto quello della Gialappa’s? Come mai gli uditori elitari che si abbonano all’intera stagione teatrale ieri sera parevano scontenti e insoddisfatti?
Insomma, fare tante cose diverse per un personaggio nato e amato in televisione è sempre un elemento di crescita o può rivelarsi un fattore controproducente?
Quel che so, è che la Cortellesi ieri sera è stata brava. E’ soltanto che sembrava un’altra persona. Come sempre, del resto.
Ogni volta si stenta a riconoscerla e si finisce per rinnegare il suo passato, anzichè integrarlo in un’evoluzione professionale coerente.
Vedere per credere…