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Il televip su Twitter – La versione di Selvaggia e qualche altra considerazione

Su Libero, la Lucarelli propone ai vip un bignami per difendersi dai commentatori su Twitter.

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Dei vip televisivi su Twitter abbiamo parlato spesso: è inevitabile, visto il modo in cui imperversano in branchi sul social network (perlopiù fraintendendo il modo di utilizzarlo), costruendosi il loro personaggio, le loro alleanze, le loro battaglie. Intendiamoci, la fanno tutti, questa cosa di costruirsi un personaggio sui social network. E’ un po’ come quando andavi ai raduni delle chat e scoprivi che la gente, di persona, parlava in maniera completamente diversa rispetto a come scriveva in rete. Certo, poi c’erano quelli ugualmente tranchant, quelli che si sforzavano anche dal vivo di essere brillanti ad ogni costo, quelli che affrontavano la fatica indegna di doversi affannare per dimostrare di aver sempre qualcosa di intelligente e divertente da dire su tutto. Come se la vita avesse sempre qualcosa di interessante da offrire e non fosse fatta anche di gigantesche pause di noia (che evidentemente, nel suo silenzio, fa paura e quindi va riempita in qualche modo) e di momenti passati nella solitudine di un ritiro scatologico.

Ne parla – del vip televisivo su Twitter, non della noia né della scatologia – anche Selvaggia Lucarelli su Libero. Selvaggia propone prima un elenco («un granello di sabbia in una lunga battigia di insulti e battibecchi al cui confronto lo scambio di vedute tra mio figlio e i compagni di scuola su quale Gormita meriti la sovranità assoluta di Gorm, è roba da convegni alla Sorbona», lo definisce lei) di alcune reazioni scomposte da parte di televip a Tweet non graditi.

Poi, per soccorrere i personaggi famosi che dovessero ancora trovarsi in seria difficoltà a gestire il flusso di commenti che ricevono sul web (gente che, evidentemente, non ha mai avuto un blog quando i blog erano spazi personali; gente che non si è mai fatta un giro nelle primissime chat, perché altrimenti il problema non si porrebbe; ma forse anche gente che non ha il contatto con la realtà) propone un prontuario difensivo per riconoscere le tipologie dei commentatori e non cadere nella trappola del troll nelle sue mille declinazioni. Un bignamino necessario perché, scrive Selvaggia:

«Il vip, all’insulto facile, non è addestrato. Il turpiloquio lo destabilizza. Lo schiaffone virtuale lo lascia frastornato. Basta farsi un giro su twitter per osservare la galleria di pugili suonati che cercano di rispondere a colpi di tweet ai propri detrattori, chi con ganci in piena regola, chi piagnucolando come signorine a cui s’è scheggiato lo smalto, chi entrando nel pericolosissimo vortice di botta e risposta che si protrae per ore, talvolta per giorni, riducendo il vip in uno stato di frustrazione che neppure lo share al due per cento».


Aggiungerei, rispettosamente – vista l’estrema serietà del tema trattato – alcune questioni, tornando al discorso, più volte affrontato, della fruizione attiva dei media, cui la televisione italiana è incapace di abituarsi.

Sei vip televisivo? Allora hai un pubblico, e hai anche un pubblico che pensa (è un sottoinsieme, non temere). Vuoi stare in tv (perché mica te l’ha ordinato il medico)? Allora ti sottoponi alle critiche. Vuoi gli uffici stampa addestrati a blandire giornalisti compiacenti? Purtroppo, una parte di web ha disinnescato il meccanismo e ha fatto una piccolissima breccia nello status quo: stacci. Tanto, certe informazioni arrivano a pochi e ci saranno sempre i fan a difenderti. Ti offende quel che scrive qualcuno? Rispondigli nel merito senza sbraitare: magari quel qualcuno capirà qual è il problema, e chi leggerà la conversazione sarà sicuramente arricchito da uno scambio di idee non vuote; non è detto che si cambi idea, ma di sicuro si creerà un circolo virtuoso. Vuoi stare su un social network? Usa il prontuario di Selvaggia e poi comportati come ci si comporta su un social network: imparare la netiquette ti arricchirà senz’altro.

Infine (e questo dovrebbe valere per tutti: vip, non vip, blogger, followers, fan, hater, troll, gente dalle obiezioni prevedibilissime): non stiamo salvando vite umane, qui. Parliamo di televisione. Non c’è niente in palio, come del resto non c’è niente in palio nella vita, che ha in serbo lo stesso scontato finale per tutti: una livella (vera, mica come quella illusoria di un social network) che riallinea quelli rilevanti, quelli irrilevanti, quelli che si sforzano di dire agli altri che sono irrilevanti sperando che sia vero, i vip, i non vip, quelli a cui semplicemente non glie ne frega niente e si sforzano di fare il loro lavoro come meglio possono.

(Alberto Puliafito – @albertopi)