Attivo e Passivo. La boria dei televip – Tv vs Social

Come cambia la fruizione della televisione da parte del pubblico. E come reagiscono i televip.

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Un tempo la tv era una specie di totem-divinità: immaginatevi quella scatola parlante con immagini in movimento, posseduta da pochi, esposta in spazi sociali presso i quali i telespettatori si accalcavano per ascoltare Il Verbo.

Poi le cose sono cambiate: la tv è diventata un elettrodomestico diffusissimo, spesso tenuta accesa come sottofondo di altre attività, i canali sono aumentati, il verbo si è diffuso. Nonostante ciò – fino a non molto tempo fa, a dire il vero -, la fruizione della televisione non era poi tanto diversa da quella del monolite primigenio da osservare e ascoltare estasiati. Di verità e falsificazione si è già detto spesso e molto, e non è il caso di aggiungere altre argomentazioni, anche se ieri sera, scanalando mi sono imbattuto in Nina che su Fox diceva a una scolaresca che, occhio, i film porno sono cinema, quindi le performance di attori e attrici porno appartengono alla categoria della finzione. Occhioni spalancati della scolaresca. E già. Potenza dell’effetto real(ity), vero?

Ma andiamo oltre: la fruizione passiva favorisce (o favoriva) il ruolo di “guru” della tv. «L’ha detto la televisione», però, è diventato un modo sempre meno attendibile di difendere le proprie argomentazioni. Cos’è cambiato? E’ cambiato, signori miei, il modo di fruire i media. Il cambiamento era lì, sotto gli occhi di tutti. E’ passato attraverso i blog e i commenti, i liveblogging e poi i social network, e anche se l’accesso all’informazione libera è una leggenda e ci si autoghettizza nelle proprie nicchie d’accordo (quelle in cui i nostri amici-sui-social sono d’accordo con noi), è successo che, ad un certo punto, una fetta di pubblico ha iniziato a fruire attivamente della tv. E attivamente non vuol dire “applaudire” col televoto o commentare tutti positivamente allineati e coperti come chiede l’ex monolite televisivo; non vuol dire lasciare sbrodolosi apprezzamenti su forum o siti ufficiali presuntamente liberi, no. Vuol dire che dentro al commento attivo c’è gente che si accorge delle cose che non vanno, un pubblico a volte anche preparato che critica, pretende, dice la sua.

E come reagiscono i televip? Male. Prendi Twitter, per esempio. Eccoli che prima fraintendono l’uso del mezzo (generalizzo, ovviamente, perché di esempi “virtuosi” ce ne sono in giro), pensando che sia un altro modo per far lo show e prendersi applausi indiscussi, oppure lo usano per scambiarsi messaggi privati – salvo poi, essendo in realtà messaggi pubblici, meravigliarsi se vengono utilizzati per parlar di loro -; poi, quando il gioco si chiarisce, se ne vanno, sbattono la porta, si infuriano, si preoccupano, si lamentano dell’anonimato (i nickname, che meraviglia: parte integrante della rete e della sua essenza. E, d’altro canto, per scoprire chi si cela dietro ad un nickname non ci vuole molto. A volte basta chiedere), scambiano un trollino per un hacker di Anonymous, la rete non la conoscono affatto (ed ecco che certe sparate di certi giornalisti che, per dire, parlano del Lato oscuro della rete su Rep.it sembrano aver fatto lo scoop), parlano dei vigliacchi senza nome (ma gli Anonymous sono vigliacchi? No. E i troll non sono Anonymous) e reagiscono in maniera scomposta, si comportano come un gruppo, una conventicola, una presunta elite (non certo intellettuale) che deve autoproteggersi e che ha sempre ragione, con boria e spocchia.

Cari televip, la fruizione attiva della rete spezzerà la quarta parete televisiva: la professionalità verrà sempre più riconosciuta; le critiche aumenteranno, se la qualità televisiva non migliorerà. Non si potrà più far finta che tutto vada bene, che ci si possa parlare addosso a colpi di comunicati stampa. Al netto dei troll e del rumore di fondo, il trend è destinato a proseguire in questo senso. Meglio adeguarsi per tempo, piuttosto che venirne travolti.