Glam - Essere e apparire, conduce Samya Abbary

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Una brutta, anzi, bruttissima copia di Nonsolomoda, questo Glam - Essere e apparire che fa la sua apparizione nel palinsesto di RaiDue e che si vede in seconda serata subito dopo la prima puntata dell'Isola dei Famosi. Conduce Samya Abbary, attrice nata in Marocco ma con cittadinanza italiana. Per la tv nostrana, ha avuto ruoli in Giorni da Leone 2, Sottocasa, Incantesimo 8 e Non smettere di sognare. Al cinema, ha recitato in La cosa giusta. Avrebbe dovuto essere parte del cast de La Tribù, il reality Mediaset che non ha mai visto la luce. Nel 2010 ha condotto la rubrica Le ricette di Samya all'interno di Mattino 5.

Ora, con un vestito improbabile, uno sguardo che a volte è in camera a volte no, a seconda di come viene (cioè, totalmente a caso), e una conduzione affettata e per nulla convincente, anzi, condita da papere nonostante la registrazione (epico l'homus italicos che sfodera per lanciare un servizio), si trova a condurre Glam - Essere e apparire. E conduce come i suoi sguardi: a caso. Il dramma si consuma in uno studio con petali di rosa e inutili strutture decorative che a volte vengono utilizzate per i lanci (come quando la Abbary si trova a parlare dall'interno di un quadro, tutta virata al verde). Poche parole della conduttrice, e via con gli RVM. E qui arriviamo al vero dramma.

Se la Abbary appare inadeguata per il ruolo, il resto del programma è inadeguato a se stesso. Servizi sul maschio italiano e la sua crisi, la french manicure mescolata al gusto per lo smalto, gli odori che risvegliano gli istinti primordiali delle donne, Facebook, le taglie "forti", il capello riccio: un calderone, un'accozzaglia di argomenti che si presume "tirino", trattati con una superficialità a dir poco imbarazzante.
Il montaggio vorrebbe ammiccare in qualche modo a un linguaggio giovane ma non va mai oltre l'inutile sfoggio di split screen e di brevi clip musicali mai accattivanti, con una colonna sonora talmente old da diventare demodée e stucchevole. Tematiche banali, ritmo totalmente assente con voice over che ricordano quelle di un programma di informazione scientifica. Al massimo, si raggiunge la qualità di una rubrica da Tg su costume e società.

Non paghi del brutto, possiamo annoverare ancora: tagli di montaggio in studio che rasentano il dilettantismo, la Abbary che a fine lancio, "lancia" il cartoncino su cui ha scritte le poche parole che deve pronunciare, immagini di repertorio che sembrano compresse con Windows Media Video, pezzi musicali scelti a caso, effetti sonori à la 24 e ammiccamenti a qualunque cosa si possa immaginare simile al glam senza esserlo. Ma poi si cita anche Proust, come se bastasse questo per risollevar le sorti di un programma sbagliato.

Una pessima sorpresa, per i reduci dall'Isola.

Insomma, per dirla brevemente, Glam non è per niente glam. Non è e non appare nemmeno.

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