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Digitale Terrestre: Le tv locali contro Mediaset

Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione tv locali, accusa Mediaset di voler “uccidere le tv locali“. Giunco identifica come fossero un’unica emanazione gli atti del Governo, le decisioni del Ministro Romani e le presunte pressioni esercitate da Mediaset sull’AgCom per un regolamento sull’utilizzo dei multiplex digitali assegnati alle tv locali. Il buon vecchio “conflitto d’interessi“. Motivo del

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Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione tv locali, accusa Mediaset di voler “uccidere le tv locali“. Giunco identifica come fossero un’unica emanazione gli atti del Governo, le decisioni del Ministro Romani e le presunte pressioni esercitate da Mediaset sull’AgCom per un regolamento sull’utilizzo dei multiplex digitali assegnati alle tv locali. Il buon vecchio “conflitto d’interessi“.

Motivo del contendere la circostanza che vorrebbe Mediaset impegnata nel cercare di far emanare un regolamento all’AgCom che bloccherebbe la pratica dell’affitto delle frequenze locali ad operatori tv che si vogliono costruire una copertura nazionale, ma non dispongono di mux nazionale. La sollecitazione è in realtà partita dal Ministero guidato da Paolo Romani e alcune voci sostengono sia stata accolta dall’Autorità che stabilirà per i mux dei canali locali una restrizione molto pesante: le tv locali devono “promuovere le culture regionali” e non possono affittare nulla ad altri soggetti.

Ora che tutto il nord Italia, Lazio e Campania sono interamente digitalizzate, a Mediaset si sono posti dei problemi: non è che la tv può farla anche qualcun altro? E così sono partiti i meccanismi politici per trovare soluzioni che impedissero di fatto agli operatori locali di crescere. Dal momento che cambiare la legge era complesso, hanno aggirato l’ostacolo infilando nelle pieghe della legge di Stabilità un semplice comma con il quale si conferisce al ministero dello Sviluppo economico il potere assoluto di definire nuovi obblighi e regole.


Gina Nieri, consigliere d’amministrazione Mediaset, respinge l’attacco di Giunco, a suo dire “il famoso regolamento ancora non c’è. E sui suoi contenuti Mediaset non c’entra.“. La Nieri respinge “in toto illazioni sul nostro ruolo di ispiratori. È offensivo per noi e soprattutto per Agcom, un’autorità indipendente che nei fatti non è certo tenera nei nostri confronti“.

Inutile girarci attorno: le 500 reti locali non hanno la capacità produttiva e le possibilità economiche per sfruttare la moltiplicazione dei canali dovuta al digitale terrestre. I palinsesti sono pieni di televendite e repliche, non c’è business che possa consentire di riempire di contenuti 6-7 canali che promuovano “le culture regionali“, così diventa molto più semplice affittare le proprie frequenze ad operatori rimasti fuori dalla possibilità di coprire tutto il territorio nazionale. Soldi facili.

D’altro canto è impossibile non notare che i soggetti che affittano le frequenze locali per arrivare a coprire l’intero territorio nazionale fanno, 27 anni dopo, quello che la neonata Mediaset del rampante Silvio Berlusconi faceva con il sistema delle “cassette” e dei programmi registrati per riuscire a scalfire il monopolio nazionale della Rai. All’epoca Craxi fornì la copertura politica a Fininvest e bloccò l’iniziativa dei Pretori garantendo la nascita e lo sviluppo delle tv commerciali. Bei tempi.

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