Discorso di Fine Anno del Presidente Mattarella, il messaggio a reti unificate del 31 dicembre 2019 (VIDEO)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla agli italiani dalle 20.30 sulle principali reti generaliste. Gli aggiornamenti su Blogo.it.

 

UPDATE: il richiamo immediato agli Anni '20, con un'evocazione inevitabile allo stesso decennio dello scorso secolo, e l'immagine dell'Italia scattata dallo spazio come invito a guardare il nostro paese dall'esterno, come sollecitazione a uno sguardo meno gretto e provinciale, sono i primi riferimenti del Messaggio 2019 del Presidente Mattarella.

Una collocazione ancora diversa dalle solite, con una sedia al centro di una sala che si apre su un albero di Natale semplice e tradizionale che accoglie ai suoi piedi una Natività. Alla sinistra del Presidente Mattarella le bandiere della Presidenza, dell'Italia e dell'Europa, mentre uno schermo poco distante immortala lo scatto spaziale arrivato da Parmitano. Una scenografia scarna nei suoi elementi (una sedia a centro scena, le bandiere, l'albero) ma nello stesso tempo molto ricca di riferimenti e di simboli. E la fotografia limpida dà luce e calore a un messaggio che richiama alla responsabilità, al rispetto della Cosa Pubblica, al civismo come armi verso le incomprensibili separazioni di un paese sempre più aggressivo.

E le separazioni tornano nel racconto di un'Italia dalle mille anime. Quella 'autentica' che per Mattarella è quella nobile, rappresentata anche dalle Forze dell'Ordine e simbolicamente dai Vigili del Fuoco morti nell'esplosione di una villetta, e una che non vuole neanche definire, rappresentato da chi ha cercato di frodare l'assicurazione. Ancora, il richiamo all'inquinamento dei pozzi dei social e dell'informazione, il richiamo alla funzione del Servizio Pubblico Tv ("Abbiamo bisogno di competenze), ma la parola d'ordine di fatto è "Cultura", articolata nella conoscenza, nella curiosità e nella intrinseca necessità del rispetto degli altri.


Il testo completo del Messaggio di Fine Anno 2019 del Presidente Mattarella



«Questa sera, care concittadine e cari concittadini, entriamo negli anni venti del nuovo secolo.

Si avvia a conclusione un decennio impegnativo, contrassegnato da una lunga crisi economica e da mutamenti tanto veloci quanto impetuosi.

In questo tempo sono cambiate molte cose attorno a noi, nella nostra vita e nella società.

Desidero, anzitutto, esprimere a tutti voi l’augurio più cordiale per l’anno che sta per iniziare.

Si tratta, anche, di un’occasione per pensare – insieme - al domani. Per ampliare l’orizzonte delle nostre riflessioni; senza, naturalmente, trascurare il presente e i suoi problemi, ma anche rendendosi conto che il futuro, in realtà, è già cominciato.

Mi è stata donata poco tempo fa una foto dell’Italia vista dallo spazio.

Ve ne sono tante sul web, ma questa mi ha fatto riflettere perché proviene da una astronauta, adesso al vertice di un Paese amico.

Vorrei condividere con voi questa immagine.

Con un invito: proviamo a guardare l’Italia dal di fuori, allargando lo sguardo oltre il consueto.

In fondo, un po’ come ci vedono dall’estero.

Come vedono il nostro bel Paese, proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti.

Questa condizione ha contribuito a costruire la nostra identità, sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità.

E’ significativo che, nell’anno che si chiude, abbiamo celebrato Leonardo da Vinci e, nell’anno che si apre, celebreremo Raffaello. E subito dopo renderemo omaggio a Dante Alighieri.

Incontro sovente Capi di Stato, qui in Italia o all’estero.

Registro ovunque una grande apertura verso di noi, un forte desiderio di collaborazione. Simpatia nei confronti del nostro popolo. Non soltanto per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita; ma anche per la sua politica di pace, per la ricerca e la capacità italiana di dialogo nel rispetto reciproco, per le missioni delle sue Forze Armate in favore della stabilità internazionale e contro il terrorismo, per l’alto valore delle nostre imprese e per il lavoro dei nostri concittadini.

Vi è una diffusa domanda di Italia.

Abbiamo problemi da non sottovalutare.

Il lavoro che manca per tanti, anzitutto. Forti diseguaglianze. Alcune gravi crisi aziendali. L’esigenza di rilanciare il nostro sistema produttivo. Ma abbiamo ampie possibilità per affrontare e risolvere questi problemi. E per svolgere inoltre un ruolo incisivo nella nostra Europa e nella intera comunità internazionale.

L’Italia riscuote fiducia.

Quella stessa fiducia con cui si guarda, da fuori, verso il nostro Paese deve indurci ad averne di più in noi stessi, per dar corpo alla speranza di un futuro migliore.

Conosco le difficoltà e le ferite presenti nelle nostre comunità. Le attese di tanti italiani.

Dobbiamo aver fiducia e impegnarci attivamente nel comune interesse. Disponiamo di grandi risorse. Di umanità, di ingegno, di capacità di impresa. Tutto questo produce esperienze importanti, buone pratiche di grande rilievo. Ne ho avuto conoscenza diretta visitando i nostri territori.

Vi è un’Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare.

Dobbiamo creare le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà.

Con spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà.

Insieme.

In particolar modo è necessario ridurre il divario che sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud d’Italia. A subirne le conseguenze non sono soltanto le comunità meridionali ma l’intero Paese, frenato nelle sue potenzialità di sviluppo.

Naturalmente, per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla, favorendo coesione sociale. Questo è possibile assicurando decisioni adeguate, efficaci e tempestive sui temi della vitaconcreta dei cittadini.

La democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza.

E’ importante anche sviluppare, sempre di più, una cultura della responsabilità che riguarda tutti: dalle formazioni politiche, ai singoli cittadini, alle imprese, alle formazioni intermedie, alle associazioni raccolte intorno a interessi e a valori.

La cultura della responsabilità costituisce il più forte presidio di libertà e di difesa dei principi, su cui si fonda la Repubblica. Questo comune sentire della società– quando si esprime – si riflette sulle istituzioni per infondervi costantemente un autentico spirito repubblicano.

La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.

Le nuove generazioni avvertono meglio degli adulti che soltanto con una capacità di osservazione più ampia si possono comprendere e affrontare la dimensione globale e la realtà di un mondo sempre più interdipendente.

Hanno – ad esempio – chiara la percezione che i mutamenti climatici sono questione serissima che non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte.

Le scelte ambientali non sono soltanto una indispensabile difesa della natura nell’interesse delle generazioni future ma rappresentano anche un’opportunità importante di sviluppo, di creazione di posti di lavoro, di connessione tra la ricerca scientifica e l’industria.

Torniamo con il pensiero alle popolazioni delle città minacciate, come Venezia, dei territori colpiti dai sismi o dalle alluvioni, delle aree inquinate, per sottolineare come il tema della tutela dell’ambiente sia fondamentale per il nostro Paese.

I giovani l’hanno capito. E fanno sentire la loro voce proiettati, come sono, verso il futuro e senza nostalgia del passato.

Ogni società ha sempre bisogno dei giovani. Se possibile ancor di più oggi che la durata della vita è cresciuta e gli equilibri demografici si sono spostati verso l’età più avanzata.

Questa nuova condizione impone di predisporre nei confronti degli anziani – parte preziosa della società – maggiori cure e attenzioni. Occorre, al tempo stesso, investire molto sui giovani.

Diamo loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito. Favoriamo il formarsi di nuove famiglie.

Dobbiamo riporre fiducia nelle famiglie italiane. Su di esse grava il peso maggiore degli squilibri sociali. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli. Spesso con sacrificio.

Fornire sostegno alle famiglie vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico.

E’ una virtù da coltivare insieme, quella del civismo, del rispetto delle esigenze degli altri, del rispetto della cosa pubblica.

Argina aggressività, prepotenze, meschinità, lacerazioni delle regole della convivenza.

Una associazione di disabili mi ha donato per Natale una sedia. Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: “Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi”.

Esprime appieno il vero senso della convivenza.

Due mesi fa vicino Alessandria, tre Vigili del Fuoco sono rimasti vittime dell’esplosione di una cascina, provocata per truffare l’assicurazione. Nel ricordare – per loro e per tutte le vittime del dovere – che il dolore dei familiari, dei colleghi, di tutto il Paese non può estinguersi, vorrei sottolineare che quell’evento sembra offrire degli italiani due diverse immagini che si confrontano: l’una nobile, l’altra che non voglio neppure definire.

Ma l’Italia vera è una sola: è quella dell’altruismo e del dovere. L’altra non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente.

Quella autentica è l’Italia del Sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini. Nell’incendio del suo municipio ha atteso che si mettessero in salvo tutti i dipendenti, uscendone per ultimo. Sacrificando così la propria vita.

Senso civico e senso della misura devono appartenere anche a chi frequenta il mondo dei social, occasione per ampliare le conoscenze, poter dialogare con tanti per esprimere le proprie idee e ascoltare, con attenzione e rispetto, quelle degli altri.

Alle volte si trasforma invece in strumento per denigrare, anche deformando i fatti. Sovente ricorrendo a profili fittizi di soggetti inesistenti per alterare lo scambio di opinioni, per ingenerare allarmi, per trarre vantaggio dalla diffusione di notizie false.

Il mosaico che compone la società italiana ha tante tessere preziose.

Penso – tra le altre – al mondo delle nostre università, ai centri di ricerca, alle prestigiose istituzioni della cultura.

Ho conosciuto e apprezzato in tante occasioni l’attività che si svolge in questa costellazione di luoghi del pensiero, dell’innovazione, della scienza.

Si tratta di un patrimonio inestimabile di idee e di energie per costruire il futuro.

E’ essenziale che sia disponibile per tutti.

Che sia conosciuto, raccontato, condiviso. Che siano rimossi gli ostacoli e reso più agevole il rapporto tra istituzioni culturali e società e l’accesso al sapere.

In questo senso un ruolo fondamentale è assegnato ai media e in particolare al nostro servizio pubblico.

Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze.

Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi.

La cultura è un grande propulsore di qualità della vita e rende il tessuto sociale di un Paese più solido.

Ringraziamo Matera che ha fatto onore all’Italia e al suo Mezzogiorno, in questo anno in cui è stata Capitale della cultura europea.

Con questo spirito rivolgo gli auguri a Parma che, con il suo straordinario patrimonio umano e artistico, da domani sarà Capitale italiana della cultura per il 2020.

Un saluto particolarmente grato e sentito rivolgo a Papa Francesco, Vescovo di Roma, che esercita il suo alto magistero con saggezza e coraggio e che mostra ogni giorno di amare il nostro Paese, a partire da coloro che versano in condizioni di bisogno e da chi, praticando solidarietà, reca beneficio all’intera comunità civile.

Nel rinnovare gli auguri a quanti sono in ascolto in Italia e all’estero, a tutti i nostri concittadini, a quanti il nostro Paese ospita, vorrei rivolgere un saluto particolare a coloro che, in queste giornate festive, assicurano – come sempre – il funzionamento dei servizi necessari alla nostra vita comune.

Rivolgo gli auguri alle donne e agli uomini delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine, a tutti coloro che, con vari ruoli e compiti, operano a beneficio della Repubblica e di tutti noi cittadini.

Per tutti, saluto Luca Parmitano – il primo astronauta italiano al comando della stazione spaziale internazionale – impegnato nella frontiera avanzata della ricerca nello spazio, in cui l’Italia è tra i principali protagonisti.

Da lassù, da quella navicella – come mi ha detto quando ci siamo collegati – avverte quanto appaiano incomprensibili e dissennate le inimicizie, le contrapposizioni e le violenze in un pianeta sempre più piccolo e raccolto.

E mi ha trasmesso un messaggio che faccio mio: la speranza consiste nella possibilità di avere sempre qualcosa da raggiungere.

E’ questo l’augurio che rivolgo a tutti voi!

Buon 2020!»


Discorso di Fine Anno del Presidente, anticipazioni del messaggio del 31 dicembre 2019


Attesa per il quinto messaggio di Fine Anno del Presidente Sergio Mattarella, in onda a reti unificate questa sera, lunedì 31 dicembre 2019dalle 20.30 su tutti i principali canali tv.

Quando e dove va in onda il Discorso di Fine Anno 2019


Dopo diversi anni, il Messaggio di Fine Anno va in onda in diretta anche su Rete 4, che si aggiunge ai tradizionali Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, La7, Tv2000, Sky News 24 e Rai News. E' possibile seguire il Messaggio di Fine Anno del Presidente Mattarella anche in live streaming su RaiPlay. Assente dall'elenco Italia 1 e anche questa è ormai una tradizione.

Da segnalare, però, la 'serata a tema' di Tv2000 (DTT, 28) che alle 20.50, dopo il discorso del Presidente Mattarella, ripropone La casa degli Italiani, documentario condotto da Paola Saluzzi alla scoperta del Palazzo del Quirinale, tra arte e storia. Il doc sarà replicato sempre alle 20.50 anche mercoledì 1° gennaio.

Messaggio di Fine Anno del Presidente, 31 dicembre 2019: anticipazioni e indiscrezioni


Il discorso è stato già registrato e si sa che durerà circa 15 minuti, come nel costume di Mattarella, che riserva sempre discorsi brevi e limatissimi nella scelta delle parole. Non sarà facile riassumere un 2019 politicamente complicato e guardare con serenità a un 2020 che si presenta fragile, con un doppio appuntamento elettorale a inizio anno e un Governo Giallo-Rosso sempre sul filo del rasoio, mentre gli equilibri mondiali stanno cambiando. Tra la Brexit e la guerra commerciale USA - Cina, il razzismo crescente e l'intolleranza galoppante non si può dire che ci si affacci su un nuovo decennio particolarmente rassicurante.

Non è un caso, quindi, che al cuore del discorso di Mattarella di fine anno ci siano la solidarietà, l'importanza della coesione nazionale e il lavoro. Temi cari al Presidente e alla democrazia di un Paese, temi che puntano alla necessità di mettere definitivamente da parte le guerre intestine da campagna elettorale permanente per guardare al futuro del Paese, là dove il futuro sembra essere sempre più compromesso.

Ambiente e Giovani, inoltre, sono inevitabilmente altri due punti chiave del discorso, così come la centralità delle istituzioni europee come argine ai nazionalismi. Ogni parola sarà come sempre calibrata. Ed è difficile dimenticare l'incipit decisamente 'sharp' dello scorso anno.

Altro aspetto importante del discorso di fine anno del Presidente Mattarella è la scelta del set e la sua scenografia. Confermata la tradizione 'familiare' del discorso, che finora lo ha sempre visto lontano dal luogo deputato storicamente al Messaggio, ovvero la scrivania del suo studio. Anche quest'anno non sarà nello Studio alla Palazzina, né nello Studio della Vetrata, dove si tengono le consultazioni per formare i governi, ma in uno studio più piccolo e meno 'formale', per mantenere un maggior senso di vicinanza con i cittadini.

Ricordiamo che la prima volta, il 31 dicembre 2015,  si fece riprendere lontano dalle telecamere, con alle spalle un presepe napoletano e le stelle di Natale alle spalle e ben visibili le bandiere italiana ed europea. Simile, anche se meno familiare, la scenografia del discorso di fine 2016, mentre nel discorso di fine anno 2017 la scrivania di lavoro tornò a fare capolino come sfondo. Una soluzione molto simile a quella scelta lo scorso anno.

 

L'appuntamento con il quinto Discorso di Fine Anno del Presidente Mattarella (ed è inutile che aggiunga che si tratta dell'unico discorso istituzionale della Nazione) è per le 20.30 sui principali canali tv.

 

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