Documentario di Renzi su Firenze trasmesso da Nove è costato 500 mila euro a Lucio Presta e solo 20 mila a Discovery

Il settimanale L'Espresso chiede: "Come mai l’agente ha concesso al senatore un cachet così alto, 25 volte maggiore della fee sborsata da Discovery?"

"Renzi ha detto che i 700 mila euro del prestito per la sua nuova villa a Firenze furono restituiti appena «perfezionata la vendita della vecchia villa». Ma le date non tornano. Il leader di Italia Viva è riuscito a pagare il suo debito grazie a circa mezzo milione di euro giratogli da Lucio Presta". Così L'Espresso lancia uno scoop che riguarda Matteo Renzi e che coinvolge anche la sua avventura televisiva, ossia il documentario Firenze secondo me trasmesso dal canale Nove un anno fa.

L'inchiesta giornalistica nasce dal caso politico e giudiziario della della villa da 1,3 milioni di euro comprata dall'ex segretario del Pd grazie al prestito arrivato da una società del finanziatore della Fondazione Open Riccardo Maestrelli. L'Espresso scrive:

I soldi necessari a restituire il prestito usato per l’acquisto della villa sono in realtà arrivati da 15 fatture pagate a Renzi da Lucio Presta. L’agente delle star ha prodotto il documentario “Firenze secondo me”, di cui il politico era autore e conduttore. Così, tra settembre e il 2 novembre 2018, la sua società Arcobaleno Tre ha girato a Renzi quasi mezzo milione di euro. Pari ai tre quarti del valore del debito contratto dall’ex presidente del Consiglio: il 6 novembre, quattro giorni dopo l’arrivo del secondo bonifico da Presta, il leader ha bonificato 700 mila euro in favore della vedova Picchioni, a titolo di «restituzione prestito».

La Repubblica e la Verità avevano già scritto che Presto aveva girato a Renzi un cachet da 454 mila euro per le quattro puntate del documentario, L’Espresso ora aggiunge che il compenso per i diritti d’autore è stato versato sul conto di Renzi con due bonifici. E che il primo, partito dalla Arcobaleno Tre il 17 settembre 2018 per un valore di 235 mila euro, è stato pagato da Presta prima ancora che qualche emittente facesse un contratto. Inoltre, Discovery Italia, sempre stando alle rivelazioni del settimanale, ha dato alla società Arcobaleno Tre di Presta e di suo figlio Niccolò meno di 20 mila euro complessive per i diritti del programma. L'Espresso, giustamente, si chiede:

Come mai l’agente ha concesso al senatore un cachet così alto, 25 volte maggiore della fee sborsata da Discovery? I diritti sono stati venduti altre emittenti nazionali o internazionali che finora non l’hanno ancora messa in onda?

Il settimanale chiosa, tirando in ballo, come termine di paragone per dimostrare che il compenso pagato da Presta a Renzi sia fuori mercato, Alberto Angela:

Facendo confronti con prodotti simili, il cachet offerto da Presta a Renzi appare abnorme rispetto alle prestazioni fatturate. Alberto Angela nel 2018, dopo decenni di carriera in Rai, ha guadagnato dal servizio pubblico 950 mila euro complessivi. Non per un unico documentario, ma per 15 trasmissioni tra “Ulisse”, “Le Meraviglie” e “Stanotte a Pompei”, a cui vanno aggiunte una decina di repliche: se Renzi ha preso 110 mila euro a puntata, il conduttore e autore più autorevole e famoso d’Italia appena 38 mila. Con la differenza che Angela garantisce share superiori al 20 per cento e picchi di 6 milioni di persone, Renzi (documentarista senza curriculum) vanta finora numeri risibili.

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