Nomine Rai, ennesimo rinvio. Salini: "Politica resti fuori". Pd lo attacca

Il Partito Democratico contro l'amministratore delegato della tv pubblica: "Non faccia la vittima e si metta a lavorare seriamente"

"Io sono un uomo di azienda, per me la priorità è aumentare la competitività della Rai, supportare la produzione di un'offerta di qualità e non giocare a tetris con le pedine della politica". È lo sfogo dell'amministratore delegato Rai Fabrizio Salini raccolto stamattina dal quotidiano La Repubblica, dopo il nuovo rinvio delle nomine della tv pubblica:

Parliamoci chiaro: siamo in un contesto in cui le istituzioni faticano a trovare nomi di garanzia per tanti posti rilevanti: pensiamo alle authority per la privacy e per le comunicazioni che sono bloccate da qualche mese. (...) Oggi abbiamo una urgenza: avviare il piano industriale. Ritardare questo passo per venire incontro alle esigenze di una parte politica è inaccettabile per chi, come me, è stato nominato ad con l'esplicito mandato di tenere la politica fuori dalla Rai.

Ricordiamo che lo schema, che al momento non riesce a trovare l'ok definitivo di tutte le parti politiche, prevederebbe la promozione di Stefano Coletta alla direzione di Rai1, mentre per Rai2 sarebbe presto l'arrivo di uno tra Marcello Ciannamea e Ludovico Di Meo. Destinato a Rai3 Franco Di Mare, con Giuseppina Paterniti in uscita dal Tg3 per il coordinamento generale e sostituita da Mario Orfeo.

Il Pd, intanto, per bocca del vicecapogruppo alla Camera, Michele Bordo, va all'attacco di Salini (che per Repubblica rigetta con fermezza l'ipotesi dimissioni):

Invitiamo l'Ad della Rai a non fare la vittima e a mettersi a lavorare seriamente. Se ne è capace. Senza spirito polemico, ma solo per rispetto della verità, mettiamo in fila alcuni dati della Rai a gestione Salini. Nel giorno medio del 2019 Rai 1 perde il 4,5% dei propri ascolti e Rai Due il 6,1%. In prima serata Rai1 va ancora peggio e perde il 5,2% (Rai Due il 4,5%). Il Tg1 in varie occasioni è sceso sotto la quota psicologica del 20%, facendosi superare dal 'rivale' Tg5 di Mediaset. Il tutto mentre imperversa Salvini nei Tg e nelle principali trasmissioni del servizio pubblico. Programmi sovranisti (e oggettivamente brutti e di scarsa qualità), conduttori sovranisti. Pubblicità in calo, azienda ferma. Questa è la Rai di Salini: un vero e proprio fallimento per la più grande azienda culturale del Paese. E ci fermiamo qui per carità di patria.

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