Strage di Capaci, la puntata Scommettiamo che... e i tormenti di Frizzi: "Aveva l'animo spezzato"

Bruno Vespa e Michele Guardì ricordano i tormenti di Fabrizio Frizzi, costretto ad andare in onda con Scommettiamo che... a poche ore dalla strage di Capaci. "Mi disse: perché non ci siamo ribellati?"

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Giocare e scherzare a poche ore dal terribile attentato a Giovanni Falcone e alla sua scorta. Venne chiesto a Fabrizio Frizzi che, proprio in quella drammatica giornata, fu chiamato a condurre l’ultima puntata di Scommettiamo che...

La strage, avvenuta il 23 maggio 1992 in pieno pomeriggio, aveva sconvolto un intero Paese. Bruno Vespa, allora direttore del Tg1, chiese ai vertici di Viale Mazzini di poter andare in onda in prima serata con una diretta fiume, ma il vicedirettore generale della Rai Giovanni Salvi si mise di traverso.

Salvi non capì l’eccezionalità del momento e non me lo consentì”, ha ricordato Vespa a Porta a Porta durante la puntata dedicata proprio a Frizzi. “Mi disse ‘interrompiamo solo per una brevissima, brevissima, edizione straordinaria'”.

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Il presentatore romano si ritrovò quindi costretto a metterci la faccia, con un intervento in apertura di programma che celava a fatica imbarazzo e disagio.

Fabrizio andò in onda con l’animo spezzato, sapeva benissimo che stava nel posto sbagliato, ancor di più perché sposato con Rita Dalla Chiesa, figlia di Carlo Alberto, che stava a casa a vedere questa trasmissione sgomenta al pensiero che il marito dovesse condurre con lo stato d’animo che immaginava questa assurda puntata. Ogni volta che ci siamo visti con Frizzi, abbiamo raccontato l’assurdità di quei momenti”.


Una sofferenza testimoniata anche dal regista Michele Guardì, che una volta uscito dal Teatro delle Vittorie si sentì stringere il braccio da Frizzi. “Mi chiese: perché non ci siamo ribellati? Fummo deboli lui ed io ed è una cosa che porto ancora come una piccola vergogna nel mio cuore”.

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