Sirene, il produttore Rosario Rinaldo a Blogo: "Obiettivo diversificare. Lavoriamo all'anti-epica Skam ed ad un fantasy horror con un lupo mannaro"

Blogo ha intervistato Rosario Rinaldo di Cross Productions, casa di produzione di Sirene, per parlare dei suoi obiettivi nella produzione di fiction sempre più differenti, tra cui un teen drama remake di una serie norvegese ed un fantasy horror

La Cross Productions di Rosario Rinaldo è la casa di produzione dietro a Sirene, il fantasy in onda da giovedì scorso su Raiuno (la seconda puntata va in onda questa sera). Un progetto ambizioso ed insolito per la prima rete pubblica che, stando ai numeri della prima puntata, ha trovato il consenso di un pubblico curioso di seguire una storia ben diversa da quella che di solito la fiction italiana racconta.

Blogo ha raggiunto Rinaldo per parlare proprio del successo di Sirene e del lavoro che c'è stato dietro la produzione della prima stagione della serie di Ivan Cotroneo (che ne è sia ideatore che showrunner). Con Rinaldo, però, abbiamo anche approfondito altri temi, come quello della diversificazione nella produzione di prodotti seriali, il successo -anche internazionale- di crime "alternativi" prodotti sempre dalla Cross Productions, come Rocco Schiavone ed Il Cacciatore (che andrà in onda prossimamente su Raidue) ed i progetti futuri della casa di produzione, tra cui un titolo che unirà dramma storico a fantasy ed horror.

Inevitabile poi, una domanda sul chiacchierato decreto Franceschini, che ha diviso produttori e network, costretti a dover cambiare le proprie abitudini di fronte alla produzione di contenuti italiani.

Partiamo dai numeri: Sirene ha debuttato con 4,8 milioni di telespettatori ed il 20% di share. Si aspettava questo risultato?

"Noi scommettiamo sempre, proviamo a sperimentare. Quindi siamo contentissimi del 20% di share, me l'aspettavo ma mi aspetto anche che probabilmente ci sia un calo fisiologico sulla seconda puntata, come sempre accade. Nel corso di questa settimana ci siamo accorti che c'è stato un grandissimo movimento d'opinione favorevole nei confronti della serie, abbiamo verificato che l'operazione è riuscita: è arrivato il messaggio che volevamo, ovvero intraprendere una strada insolita ed eccentrica rispetto al target tradizionale di Raiuno. E' un risultato notevolissimo, al di là del dato brutale del numero di telespettatori".

Si tratta, in effetti, di qualcosa di inedito per la Rai. L'impressione che ho avuto, però, è che nel primo episodio abbiate lavorato con il freno a mano tirato, quasi a voler accompagnare con calma e senza strafare il pubblico all'interno di questo mondo...

"E' stato fatto apposta, perchè trattandosi di un fantasy, che mette in comunicazione esseri umani e sirene, era necessario cominciare a rendere familiare questo mondo. E' vero che l'inizio sembra un po' con il freno a mano tirato, perchè abbiamo voluto che le sirene entrassero con calma a contatto con gli esseri umani, in modo tale che il telespettatore si abituasse alla loro esistenza".

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Quando avete proposto questo progetto, avete trovato qualche resistenza interna alla Rai?

"Lo dico sempre: ci siamo trovati con una risposta di Rai Fiction e del direttore Eleonora Andreatta subito propositiva, fin dal primo pitch, in cui abbiamo presentato solo la storia delle quattro sirene che arrivano a Napoli in cerca di un tritone. Ci siamo trovati di fronte a persone immediatamente ricettive e convinte che forse questa potesse essere la strada per tentare un passo in avanti verso un'innovazione del prodotto di Raiuno. Abbiamo avuto sempre a fianco sia la Andreatta ed il vicedirettore Francesco Nardella, e tutti gli editor: quindi non abbiamo trovato resistenze".

L'allora direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, in un'intervista a Variety disse a proposito di Sirene di aver esplicitamente chiesto di essere audaci. Come avete tradotto, secondo lei, questa richiesta?

"Abbiamo dimostrato di essere audaci già con Rocco Schiavone, che ha aperto alla programmazione di Raidue di un certo tipo. Pensavamo che Schiavone su Raiuno potesse avere problemi, quindi abbiamo preferito mandarlo in onda su Raidue..."

Ma secondo lei il pubblico sarebbe pronto a vedere Rocco Schiavone o una serie simile su Raiuno?

"Lascio decidere alla Rai. Non avendo modificato nella seconda stagione la formula della serie, non avrei problemi a proposito. Senza considerare che è costato meno di una serata di una fiction di Raiuno: sarebbe molto conveniente".

A che punto sono le riprese de Il Cacciatore, che sembra anch'essa puntare ad un linguaggio differente?

"Punta ad una direzione ancora più avanzata. L'impianto narrativo di Schiavone rispetta dei canoni classici, mentre Il cacciatore ha al suo interno una struttura narrativa e di regia molto diversa dal classico prodotto italiano. Andrà in onda su Raidue, e ci sono piattaforme internazionali interessate. In questo senso Schiavone ci sta dando coraggio: è stato comprato anche da Starz (canale via cavo americano, ndr)".

Anche Sirene sarà facilmente esportabile all'estero...

"Con Sirene è un discorso diverso: rientra nella nostra strategia editoriale di diversificare. All'estero funziona soprattutto il crime, mentre l'idea di lavorare sul fantasy ci permette di prepararci al momento in cui scenderà l'interesse per il crime e sarà richiesto un prodotto diverso".

Avete già iniziato a discutere di una seconda stagione?

"Assolutamente sì... Siamo nelle mani di Ivan Cotroneo (ride, ndr)! Aspettiamo che elabori il nuovo soggetto, ma i risultati della prima puntata fanno ben sperare, anche se dobbiamo aspettare la seconda e terza puntata per capire quale sarà il target".

Sirene

Nella prima puntata abbiamo visto anche linguaggio diversi: da una parte la parodia della soap con "Colpi di cuore", girata dallo stesso Ivan Cotroneo, e dall'altra un flashback animato. Li rivedremo anche nei prossimi episodi?

"E' una delle caratteristiche della prima stagione. Dal mio punto di vista spero e penso che si possano ripetere in un'eventuale seconda stagione, è un percorso, quello del giocare con altri generi, che vorremmo restasse. Tra l'altro, il minuto di animazione è stato realizzato dagli stessi animatori di 'Gatta Cenerentola', anche loro sono di Napoli. Avevo visto il loro lavoro un anno e mezzo fa e ne sono rimasto molto colpito. Poi il fatto di incidere sull'economia napoletana, essendolo anche loro come me ed Ivan napoletani, fa piacere".

Negli ultimi mesi il fantasy è diventato sempre più presente in Italia, con La Porta Rossa e Sorelle. E' una coincidenza o il pubblico italiano si sta rendendo conto che c'è qualcosa di più oltre alla semplice fiction?

"Più che il pubblico, se ne stanno rendendo conto i network... Non è una coincidenza, ma una volontà del network. Credo non solo la Rai, ma anche Mediaset, andranno in quella direzione. Il pubblico è intelligente, ma va stimolato".

Skam

State lavorando ad altre novità?

"Ora stiamo lavorando per TimVision anche a Skam, un format norvegese. E' un racconto del quotidiano di un gruppo di ragazze sedicenni. E' anti-epico all'ennesima potenza, quanto di più lontano dall'epica italiana: in norvegese 'Skam' vuol dire 'vergogna', il format è stato comprato in America anche da Simon Fuller (creatore di America Idol, ndr) e sarà trasmesso da Facebook".

Poi c'è anche Lontano da te, che ha anticipato nei mesi scorsi proprio a TvBlog...

"E' una commedia romantica con un elemento surreale: è il racconto di due persone che si incontrano, o meglio si scontrano, e che poi hanno uno la visione dell'altra. Siamo in fase avanzata di pre-produzione e gireremo a gennaio".

Può dirci qualcosa sul casting?

"Non posso fare nomi perchè stiamo chiudendo le trattative in questi giorni. Ma posso dirle che gireremo a Siviglia, Roma e Praga. Nascerà quindi già come produzione internazionale e nell'ottica di un genere che non sia già visto".

Sono tutti titoli, questi, che rappresentano un grosso rischio per la casa di produzione: quanto collaborare con altre società facilità questo azzardo?

"Lo facilita decisamente: Sirene è costato circa 10 milioni di euro, e la Rai ne ha investiti 7,9. Gli altri due milioni li abbiamo investiti noi grazie all'apporto del nostro partner Beta Film, che è una garanzia a livello internazionale. Non lo voglio dire in modo polemico, ma i produttori indipendenti stanno cominciando a rischiare veramente sulla propria pelle grazie, da una parte, al tax credit, e dall'altra al fatto che iniziano ad essere credibili sul mercato internazionale. Anche per Il Cacciatore: Beta Film ha investito molto, dal momento che la Rai ci finanzia di meno rispetto a quanto farebbe per una fiction di Raiuno. Quindi la copertura del budget non poteva non venire da un altro partner e dal tax credit".

Oltre ai titoli che ha già citato, ci può anticipare qualche altro progetto a cui sta lavorando?

"C'è un progetto, sempre nell'ottica della diversificazione, molto particolare. Lo definirei un period fantasy. E' la storia di un giovane calabrese 20enne che nel 1960 subisce il fascino dell'emigrazione in Germania e decide di partire per Wolfsburg, la città della Wolkswagen. Prima di partire, però, mentre è a caccia viene aggredito e ferito da una strana bestia. Quando arriva in Germania scopre che accadono degli efferati delitti: in realtà è lui che li ha compiuti, essendo diventato un lupo mannaro. E' una metafora della paura dello straniero dell'immigrato, tanto attuale in questo momento, trasferito nel 1960 con protagonisti italiani. L'innesto dell'epoca storica con il fantasy e l'horror è l'altro elemento originale che mi sta a cuore".

C'è già un interlocutore per questa serie?

"Sì, ma preferisco non dirlo, stiamo per chiudere l'accordo".

Chiudiamo con il decreto Franceschini, che ha diviso i network, secondo cui la sopravvivenza di alcuni di loro potrebbe essere addirittura a rischio, mentre i produttori l'hanno accolta con ottimismo...

"Sono convinto che sarà una grande opportunità, sia per noi che per i network. C'è una regoletta economica che dice esattamente che a quantità corrisponde inevitabilmente ed in tempi determinati, qualità. Ed è quello che accadrà, come è accaduto in Francia. I network hanno ragione nel dire che saranno costretti a gestire un periodo in cui l'investimento sarà superiore a quello che è il ritorno in termini di contenuti e di qualità. Ma tutto ciò li stimolerà a selezionare, come stimolerà noi produttori ad essere più competitivi. Non posso non parlarne bene, è un sostegno per la produzione indipendente".

Molto contestata la famosa fascia dalle 18:00 alle 23:00, dentro cui i canali dovranno mandare in onda un numero obbligatorio di produzioni italiane. C'è chi sostiene che in questo modo la serialità americana sarà messa da parte, quasi a sottolineare che la fiction italiana non possa reggere il confronto...

"Capisco il punto di vista del telespettatore a cui piacciono le serie americane, ma qualunque industria cresce quando può pianificare in tempi lunghi, e non c'è altro modo per la nostra industria per immaginare la produzione di serialità, che va proprio in quella fascia. Ancora una volta, la diversificazione sarà un'opportunità enorme per chi la saprà fare, sia tra i network che tra i produttori che la sapranno fare. E poi, si dovrebbe fare il tifo per la produzione italiana... Si innescherà un ciclo virtuoso: il mio sogno è che Rai e Mediaset chiedano più lunga serialità, anche per l'access ed il pomeriggio, e ci sto già lavorando".

In che modo ci sta lavorando?

"Sto lavorando a concept di prodotti seriali per il pomeriggio, spero di non sbagliarmi in quello che ho detto e quindi mi sto muovendo in quella direzione".

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