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Marco Balestri a Blogo: “La mia carriera, la tv di oggi e Lo Scherzo Perfetto”

La (comple)Intervista a Marco Balestri – Il bilancio della carriera, uno sguardo alla tv di oggi ed i nuovi progetti televisivi.

Debutta oggi, su TvBlog, quella che chiameremo la (comple)Intervista: una chiacchierata per festeggiare il personaggio di turno nel giorno del suo compleanno. E l’8 novembre compie gli anni, 63, un uomo che non ha mai avuto peli sulla lingua (“e se ce li ha, non sono suoi”, direbbe Roberto d’Agostino): Marco Balestri. “Con il passare degli anni hai un grande vantaggio: puoi dire quello che pensi. E se dici quello che pensi, non tutti ti vogliono”, ci confida il conduttore ed autore televisivo.

Intanto auguri.

“Ogni compleanno è un traguardo. Sia perché uno c’arriva, non è scontato di questi tempi. Sia perché si fanno i conti con quello che si è fatto durante la carriera… anche se io sono ancora sulla breccia. Riesco sempre a reinventarmi con nuovi progetti. Sai qual è il trucco? I giovani vanno veloci, ma i vecchi conoscono la strada. Fisicamente facciamo più fatica, ma si è mentalmente più agili”.

Quanti anni di carriera sono?

“Ho iniziato in Rai a ventitré anni. Sono quaranta di carriera”.

Hai cominciato con la radio.

“E’ vero. Mi ero appena laureato, vinsi un concorso radiofonico indetto dalla Rai e cominciai con un programma, si chiamava Chiamata Generale. Era una sorta di Chi l’ha visto? in versione radiofonica: la gente spariva e noi tentavamo di ritrovarla. Poi ho cominciato a scrivere e son passato a Rete 4, in Mondadori”.

Sei sempre stato un uomo Mediaset.

“Ero a Rete 4 quando la comprò Berlusconi, così cominciai a lavorare per Fininvest”.

Hai sempre preferito scrivere che andare in video: solo un mio pensiero?

“Una volta andare in video significava diventare come un vaso riempito dagli altri. Io, conoscendo i meccanismi della televisione, ho sempre nicchiato prima di accettare qualsiasi proposta. Spesso capitava che mi volessero affidare le idee degli altri ed il rischio era quello di fare un programma non adatto alla mia personalità o capacità. O arrivi ad un livello tale da poterti permettere di essere autore di te stesso, come Paolo Bonolis e Maria De Filippi, o rischi di prender parte a progetti che non ti stanno addosso come dovrebbero. Ho sempre cercato di andare in video con prodotti che perlomeno mi somigliassero”.

Citare tutti i programmi che hai fatto sarebbe impossibile.

“Un numero infinito”.

Ma qual è stato il momento più alto della tua carriera?

“Il momento più alto e di grande soddisfazione è coinciso con la prima edizione di Scherzi a parte. ‘Questa roba non funziona’, mi dicevano i dirigenti di allora. Lotte infinite. Poi son riuscito a fare andare in onda la prima puntata ed il risultato è stato un successo per molti inaspettato”.

Poi c’è stato Stranamore con Alberto Castagna.

“Quella è l’altra faccia di Marco Balestri. Quella a cui piace parlare di sentimenti ed amore. L’ho fatto anche in radio per anni. Con il passare del tempo, però, mi sono riconosciuto di più nella mia vena cazzara e guascona. In nome di una battuta ho sacrificato pezzi della mia carriera, dico sempre quel che penso”.

Giorgio Gori ti voleva affidare la prima edizione de Le Iene.

“Mi voleva, tre mesi di lusinghe serrate. Ma era una mole di lavoro impressionante, non me la sentivo”.

Te ne sei pentito, con il senno di poi?

“Pentito no. In quel momento avevo una bambina da crescere, volevo dedicare il mio tempo a lei. Avevo bisogno di spazi per la mia vita privata e non potevo dedicare 24 ore al giorno al lavoro. Le Iene, poi, hanno preso delle corde nelle quali mi riconosco, mentre delle altre non sono proprio mie. Le Iene come programma di denuncia sociale sono una cosa, la parte più ironica e divertente sono un’altra. Anche loro, per tirar su gli ascolti, fanno gli scherzi”.

Momenti bassi, invece, ce ne sono stati?

“Senz’altro. Discussi parecchio per fare un programma, Taxi Giallo: si permetteva a dei bambini di realizzare i loro sogni. Ci credevo molto ma il programma non andò come speravo. I bambini si toccavano ancora poco a quei tempi. Poi arrivò Bonolis con Chi ha incastrato Peter Pan e tutti hanno capito che si poteva cazzeggiare anche con i più piccoli”.

Forse era presto.

“Oggi probabilmente Taxi Giallo funzionerebbe. Non lo dico con presunzione ma io son sempre stato un po’ troppo avanti. Tanto è vero che, anni fa, collaborai con un americano che mi propose di andare a lavorare in America”.

Perché non accettasti?

“Perché sono un provinciale. Io torno a casa, porto fuori il cane, penso e m’invento le cose, sto con la mia famiglia. Fuori dal lavoro, preferisco stare in posti dove non c’è casino. Ho avuto dei momenti di grande popolarità, non riuscivo a fermarmi in Autogrill che venivo fermato e circondato da chiunque. Alla fine mi son ritrovato talmente immerso tra la gente che ho sentito il bisogno di crearmi spazi miei e fermarmi per ritrovare me stesso”.

Come vedi la televisione, oggi?

“Oggi vedo cose terribili. Se non c’è una strage di profughi, se non c’è quello che ha sgozzato la moglie, quell’altro che ha violentato una bambina, la guerra o il terremoto non si va in onda. Caz*o, la televisione dovrebbe esorcizzare le cose brutte della vita. Io vengo dalla filosofia monicelliana alla Amici Miei: bisogna saper scherzare e divertirsi”.

Non a caso ti riproponi con Lo Scherzo Perfetto, nuovo programma previsto su Italia 1.

Lo Scherzo Perfetto nasce con il pretesto di portare in onda una gara di scherzi. C’è un’audizione: io vedo aspiranti scherzatori, li verifico, li metto alla prova e poi iniziano a lavorare su mie sceneggiature con delle truppe professionali. Mi sono circondato di persone giovani: youtubers e ragazzetti che magari hanno fatto successo sul web con le scoregge e che ora si mettono alla prova con cose più impegnate e professionali. Mi chiamano ‘maestro’ e li mando a cagare. Però apprezzano una cosa di me: la vena cazzara. Dentro sono ancora un ragazzino”.

Come sarà questo programma?

“Non sarà un talent canonico. Sarà piuttosto una rassegna, quasi cinematografica, di scherzi. Ce ne saranno di ogni stile e tipologia, anagraficamente spalmati su tutte le età, con tutte le tipologie umane, provenienti da ogni parte geografica. Il mio interesse non è quello di fare audience ma unire tutta la famiglia sul divano e strappare un sorriso, aiuta a distrarci dai momenti brutti”.

La cosa curiosa è che ti metti alla prova anche come produttore.

“E’ vero, torno con una mia piccola casa di produzione (l’Alta Visibilità Produzioni, ndr). Ho proposto quest’idea, dicono sia bella, e me la produco. Mi prendo la responsabilità, mettendoci tutta la mia esperienza ed il mio lavoro sostenuto da giovani e valide leve. La critica ci salterà addosso. ‘Balestri è uno stronzo’, scriveranno: ma chissenefrega”.

E la conduzione?

“Ho fatto il nome di Teo Mammucari”.

Sarà uno Scherzi a Parte moderno, insomma.

“Potrebbe essere un grosso indotto per tornare a fare, un domani, Scherzi a Parte. Intanto creiamo la categoria degli scherzatori, potremmo trovare dei talenti veri per poi tornare a fare un programma che nelle ultime edizioni si era seduto sulle idee del passato”.

Torniamo alla televisione di oggi.

“Sono convinto del fatto che la televisione generalista non morirà mai. Piuttosto, tutto si contaminerà. Morirà l’idea di palinsesto, ognuno si costruirà il proprio e deciderà cosa vedere e quando. Il dramma è che siamo quattro gatti a farla. Cosa offre la televisione ogni sera? Cinque programmi che si somigliano, due che somigliano a quelli di prima, cinque dove si parla e basta. Non c’è mai la possibilità di trovare una via d’uscita, il mio scopo è distrarre e proporre qualcosa di nuovo”.

In effetti tornano la Parisi e la Cuccarini, Baudo, Minoli. E’ un bene? O bisogna dare spazio a volti giovani?

“I giovani non esistono, sono una categoria mutante e liquida. Ci sono i capisaldi, poi, che non passano mai e tornano sempre. Chi fa la tv ha capito che questo non è un Paese per giovani ma per vecchi. Sono loro che guardano la televisione, sono i più redditizi dal punto di vista economico… e allora riesumano qualsiasi cosa. Anche perché non esistono programmi davvero giovani, fatti dai giovani”.

E poi c’è Cattelan non lo è?

“Cattelan è l’imitazione di un vecchio signore che è andato in pensione lo scorso anno e che si chiama David Letterman. Fa un programma uguale al Letterman Show, con gli stessi toni e le stesse cose. Hanno messo un giovane a condurre un programma che ha fatto per trentanni un vecchio. Lui è bravissimo eh, ma i giovani devono fare i giovani”.

Non conduci un programma dal 2007. Non ti manca stare davanti alle telecamere?

“Ho ricevuto tante offerte ma ho sempre rifiutato. Non sono malato della lucetta rossa, non sento la necessità di stare davanti alle telecamere, altrimenti sarei stato più attaccato a quel ruolo e non avrei mollato programmi. Non ho mai avuto un agente, non sono facilmente manipolabile e dico sempre quel che penso”.

Sei spesso opinionista nei salotti televisivi, soprattutto quelli di Federica Panicucci. 

“Io non faccio l’opinionista. C’è un rapporto di amicizia con Federica, mi chiama per scombinare le carte e lanciare qualche battuta”.

Chiudiamo con la radio, il tuo primo grande amore. Cosa non è andato con Radio 101? Il programma Molto personale è stato chiuso un paio di anni fa.

“Era un programma di grande successo del drive time. Tre anni fa è stato spostato a causa di alcuni passaggi di proprietà della radio, è finito alle 10 di sera (anche a causa degli argomenti piccanti). Sono andato avanti un anno, poi mi sono stufato e l’ho mollato. Non mi interessa fare la radio per lanciare dischi”.

Buon compleanno, di nuovo.