Daniele Luttazzi: “Ricevo proposte dalla tv , ma ci sono scogli legali. Campo Dall’Orto chiuse Decameron”

Il comico risponde ad Andrea Scanzi e torna a parlare della sua ultima apparizione televisiva a Raiperunanotte nel 2010

Daniele Luttazzi sul Fatto Quotidiano ieri ha scritto una lettera indirizzata ad Andrea Scanzi, dopo che il giornalista si era occupato della crisi irreversibile della satira in Italia (oggi è stata pubblicata la risposta).

Della lunga missiva (qui la versione integrale) del comico in questa sede interessa evidenziare alcuni passaggi, evidentemente legati alla televisione che lo stesso Luttazzi ha frequentato per anni prima di essere allontanato con il famoso editto bulgaro dell’allora Premier Silvio Berlusconi.

Per prima cosa Luttazzi racconta di ricevere proposte televisive che però fino ad oggi non sono mai arrivate a buon esito per motivi ben precisi:

Oh, certo, ricevo proposte per nuovi programmi tv ogni anno, ma tutto si incaglia sempre su scogli di natura legale: le tv vogliono poter tagliare il materiale che non condividono, poiché temono le cause giudiziarie, anche se le mie vittorie giudiziarie dimostrano ampiamente che non sono un irresponsabile. Io tengo il punto: la satira o è libera, o non è.

In questo senso Luttazzi rievoca la sua ultima apparizione televisiva, risalente al 2010:

Raiperunanotte fu uno squarcio nella censura: riuscì grazie alla determinazione di Michele Santoro, ma la stampa italiana minimizzò il più possibile il risultato del mio monologo, trattandolo alla stregua degli altri interventi. Quei 15 minuti di monologo non solo raddoppiarono lo share del programma, ma crearono alcuni record in Rete, compresi le 800mila visualizzazioni in un giorno su YouTube e i 5700 tweet/ora su Twitter. Nessuno ne parlò. Per capire l’anomalia del trattamento, quando Corrado Guzzanti, con Aniene, totalizzò su YouTube 600mila visualizzazioni in una settimana, Repubblica dedicò due pagine al suo successo (meritatissimo).

Infine, respingendo le accuse di presunto plagio, ecco un passaggio sull’attuale direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto:

Dopo quel monologo che denunciava l’inciucio bipartisan, alla minimizzazione seguì una campagna stampa diffamatoria che implementava falsità diffuse in Rete da anonimi incompetenti. Non c’era alcun plagio, né i comici stranieri gentilmente informati dai diffamatori mi hanno fatto causa. L’orda considerava plagio, fra l’altro, la mia battuta su Giuliano Ferrara, che fu il pretesto con cui Campo Dall’Orto chiuse Decameron; ma una sentenza del 2012 afferma che non era affatto plagio: mi hanno risarcito con un milione di euro. Parlare ancora, dopo sei anni, di generica querelle plagi, è un modo per continuare la gogna a mezzo stampa, parandosi il cul0. Continua pure.

P.S. Per chi si chiedesse che fine abbia fatto Luttazzi, vale – crediamo – questa sua risposta:

Ho continuato a fare satira, politicamente: come ho spiegato in tutte le interviste possibili, ho deciso di non fare teatro finché non potrò tornare in tv. La censura, eseguita nell’ombra, va portata alla luce: è il senso politico della mia assenza dalle scene, che nessun giornalista ha ancora raccontato.

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