Gianluigi Paragone a Blogo: “La gabbia ha un target raffinato ma parla alla pancia. Campo dall’Orto vuole drogare la Rai”

“Andiamo a vedere l’intervista che ha fatto Riotta a Matteo Renzi. In Rai funziona così”: Gianluigi Paragone si sfoga e presenta la novità edizione de La gabbia (al via mercoledì 9 settembre).

Torna questa sera, mercoledì 9 settembre, La gabbia (qui seguiremo la puntata in diretta). Si tratta del primo talk politico di prime time che torna in onda su La7 dopo la pausa estiva. Sentiamo Gianluigi Paragone alla vigilia del debutto. Lo sentiamo carico, pieno di grinta e voglia di ricominciare la stagione anche se, dice, “mi sembra di non essermi mai fermato”. Quindi cominciamo a parlare della nuova edizione: “Non ci saranno grandi novità”, ci dice sin da subito.

Saranno confermati anche gli spazi comici?

“Abbiamo deciso di eliminare tutti gli spazi comici: Paolo Hendel, Andrea Rivera, Veronica Gentili”.

Perché?

“Spesso questi spazi soffrivano in curva e ci diamo dati una spiegazione: quando fai una trasmissione di denuncia, la gente non ha voglia di ridere, sorridere o essere ironici. Quindi abbiamo deciso di proseguire solo con il nostro racconto, il reportage e le inchieste. E’ questa l’unica vera novità”.

Tornate al mercoledì dopo una parentesi alla domenica. E’ questa la collocazione migliore per il vostro programma?

“Il nostro editore, lo scorso anno, ci aveva chiesto di sperimentare. Era una scelta che rientrava in un ragionamento più ampio: il mercoledì era occupato da Daria Bignardi e le sue Invasioni barbariche, era stato concepito come il ‘mercoledì rosa’. E quindi a noi avevano chiesto di trasmettere alla domenica. Però, effettivamente, il mercoledì è più comodo: è vero che ci sono le partite ed una forte contro-programmazione, ma siamo al centro della settimana, possiamo stare al centro dei fatti”.

Se vogliamo parlare di curve, Matteo Salvini le aiuta a crescere. Verrà ospite pure da voi? Immagino di sì…

“Sì, esattamente come è venuto lo scorso anno. Aiuta la curva ma aiuta pure se stesso. Anche se lo fa fino ad un certo punto perché anche la cosa più buona dopo un po’ perde di sapore. Dipende dalle dosi e dalla quantità. Finché va bene, ne guadagna lui e ne guadagniamo noi. Ma la televisione consuma velocemente personaggi, fotografie e fatti…”.

Renzi verrà mai a La Gabbia?

“Renzi ha scelto il suo piano di comunicazione da Presidente del Consiglio: quello di non misurarsi. I talk che prima gli facevano gioco e gli erano utili per la rottamazione, ora sono gli stessi talk di cui parla male. Oggi rischia di essere rottamato lui perché è al centro delle critiche. Tutto l’entourage, il suo ufficio stampa e la sua comunicazione cercano di mascherare la debolezza del partito con la scusa ‘non partecipiamo ai pollai’. Ma è, appunto, una scusa. Loro sanno che il punto debole sono i loro parlamentari che sono dentro a quel palazzo ma non sanno affrontare le piazze. La politica si fa fuori, non nei palazzi. Ma, come avrebbe detto Gaber, ‘sono tutti polli da allevamento, se li porti fuori dall’allevamento finiscono in padella”.

Però Renzi è stato ospite da Porro e Del Debbio non molto tempo fa…

“Ci va quando è obbligato, quando c’è una campagna elettorale. Però fa solo una comparsata. Noi non gli stiamo simpatici, ma anche io credo che Renzi sia scarso come Presidente del Consiglio”.

Come si è evoluto il rapporto con il Movimento 5 Stelle?

“Io li considero interessanti anche se a me non piace neppure il modo di gestire la comunicazione. Sicuramente hanno dato una grande mano ai talk perché erano e sono le bollicine delle politica. Poi, però, se devono dire ‘con quello non veniamo, con quell’altro neppure’, siamo di nuovo punto e a capo”.

Quest’anno parleremo ancora di crisi dei talk?

“Se ne parlerà quando e se faremo dei punti percentuali in meno rispetto a prima. Ma quest’anno il telecomando cambia numerazione, arrivano in chiaro altri due nuovi canali con un target appetibile… sicuramente andranno a rosicchiare un po’ di pubblico dei canali generalisti. Non si tratta della crisi del talk, ma tutti pagheremo della presenza di questi nuovi canali che sono nuovi, smart, interessanti sotto il profilo commerciale. La crisi dei talk potrebbe coincidere con l’exploit di certi altri canali o programmi”.

Vi siete prefissati un obiettivo?

“L’obiettivo è stare sopra il 3,5/4%”.

La Gabbia, l’hai detto pure tu, viene etichettato come “pollaio”, populista. Come ti difendi da queste critiche?

“La definizione ‘pollaio’ ormai fa più ridere del pollaio stesso. Dentro il sistema elettorale esistono le menti raffinate ed i malpancisti. Il voto, anche del più rozzo o del più populista, vale uno. Esattamente come quello dell’analista più raffinato. C’è spazio per tutti, se ne facciano una ragione. Io parlo alla pancia del Paese? Se lo dicono loro, va bene. Poi si va a scomporre il target de La Gabbia e scopriamo che il nostro programma ha un target raffinato, c’è un gran numero di gente laureata, professionisti, gente del nord. Non mi sembrano così rozzi”.

Populista e pollaio: sono le stesse critiche che vengono mosse a Quinta colonna. Ti rivedi in Paolo Del Debbio? Fate programmi simili?

“Il racconto di Del Debbio, per molti versi, coincide con il nostro. Io, forse, più di lui ho questa attrazione per l’Europa. Ho anche più banche e più finanza. Ma non metto in dubbio il fatto che ci siano dei punti di contatto fra i nostri racconti”.

Quest’anno sei andato in onda anche d’estate con In onda. Che esperienza è stata?

“Il ritmo della quotidiana è interessante. Lo faccio già in radio con Mara Maionchi ed è un’esperienza che già considero importante per me, mi completa. Avere la possibilità di andare In onda pure a luglio è stato un altro cambio di passo…”.

Ci sono state molte critiche rivolte a Francesca Barra, la tua metà…

“Francesca l’ho scelta io, sono stato un co-responsabile. Le polemiche facevano il bene del programma: lei era la prima ad esserne consapevole ed era la prima attrice di questo gioco. C’abbiamo giocato con la massima complicità possibile”.

Hai citato Benvenuti nella Giungla, in onda ogni giorno su Radio 105. Fate paura a molti, anche a Cruciani…

“Ci divertiamo. Il programma radiofonico ha gli stessi registri di quello televisivo. Evidentemente se registriamo un consenso allargato è perché quel tipo di racconto è veritiero. Poi si può dire che Paolo del Debbio è populista, Gianluigi Paragone è populista e pure Mara Maionchi diventa populista. Ma non è che esiste una parte di cittadinanza che è profondamente insoddisfatta? Derubricarla nei bassi fondi della classifica diventa un fatto elitario da parte di chi lo fa. La gente si può arrabbiare, può essere insoddisfatta e, realmente, può trovare il borsello più vuoto rispetto a prima. Queste persone dovrebbero essere soddisfatte dell’offerta politica? No che non lo sono. Questi signori, che hanno un nome ed un cognome, perché dovrebbero essere soddisfatti della politica? Perché Gianni Riotta fa il think tank? Perché Campo dall’Orto ha deciso di abbassare i toni? No, questa si chiama droga. Campo dall’Orto vorrebbe drogare il sistema Paese”.

Addirittura?

“Certo, vorrebbe anestetizzare il talk per fare un piacere all’editore di riferimento ovvero al Presidente del consiglio. E’ inutile dire ‘non voglio più le piazze’. Ok, togli la voce ai lavoratori che si vogliono incazzare, spegni la rabbia dei comitati dei cittadini e tutto quel che vuoi e, poi, offri una bella dose di anestetico. Ma poi non chiediamoci perché la gente non va più a votare e perché il Presidente del Consiglio perde i voti…”.

Immagino tu non voglia tornare in Rai a breve…

“Io non voglio tornare in Rai. Io sono coperto da un editore, Cairo, che mi lascia carta bianca, mi fa parlare. Io non ci torno in Rai, anche se voglio un gran bene alle maestranze Rai. Ma Campo dall’Orto non è diverso dal genio di Gubitosi da cui mi sono allontanato. Lo dico con distacco, ma non è che anestetizzando il Paese puoi fare informazione. E’ come prendersela con la Samsung o con la Apple perché il selfie di un ragazzo in carne non lo fa apparire magro. Se sei in carne non puoi prendertela con lo smartphone. Campo dall’Orto potrà tranquillamente replicare gli esperimenti di Riotta. Il think show fa ridere, andiamocela a rivedere l’intervista che ha fatto al Presidente del Consiglio. In Rai funziona così, devi fare interviste così. Al mio tempo, quando ero in quota centro-destra e ci capitavano i leader di riferimento, eravamo tutti come Riotta. Adesso l’informazione è bella allineata, siamo nel periodo renziano dove gli uffici stampa decidono di non far andare ospite quel deputato o quell’altro… A fine anno risentiamoci per contare quanti per deputati del Partito democratico sono venuti a La gabbia“.

Questo vi penalizza?

“Non è vero. Pensano di fermare i talk così? Io, al loro posto, invito un consigliere comunale del Pd e io ho il Partito democratico dentro il mio programma. Pensano di farci del male non mancandoci la Bonafè o la Picierno? Sono le benvenute, ma se non vengono il problema è loro. Prima o poi dovranno uscire per strada pure loro. Ed il popolo che guarda Del Debbio o Paragone, si metterà a ridere. Mi sono confrontato con la Bonafè da Santoro e non ricordo la sua opinione sull’immigrazione. Questi non sanno niente. Non vengono da me perché non sanno niente sull’Europa, non conoscono neppure un trattato. Chi non viene è perché non è preparato, punto”.

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