Chef Rubio a Blogo: “Il Molise esiste e ‘ve lo dimostro’ con Unti e Bisunti 3…”

Dieci nuove puntate tra Italia ed Europa per Unti e Bisunti, da martedì 8 settembre in prima serata su DMAX.

La tappa più bella delle prime tre edizioni di Unti e Bisunti? Chef Rubio non ha dubbi: il Molise scoperto realizzando le puntate della terza stagione del suo fortunato format dedicato al cibo di strada (“non street food, non ci appartiene”) e alle tradizioni misconosciute della nostra cucina popolare.
Per Unti e Bisunti 3 ci attendono dieci nuove puntate, realizzate da Pesci Combattenti per Discovery Italia, al via martedì 8 settembre alle 21.10 su DMAX (Dtt canale 52 | Tivùsat canale 28 | Sky 136-137) che riportano Rubio, o meglio Gabriele Rubini, a sfidare i depositari della ‘conoscenza’ gastronomica custodita nei chioschetti e nei baracchini solitamente poco glamour ma di gran cultura.

Oltre al Molise, conosciuto attraverso i torcinelli, l’allullero e il pane cotto con le verdure assaggiate tra Campobasso, Jelsi e Castellone di Bojano, in questa terza stagione Chef Rubio toccherà Calabria, Basilicata, Puglia, Marche, Umbria e Valle d’Aosta prima di ‘espatriare’ tra la Costa Brava spagnola, Monaco di Baviera e Marsiglia.

Il suo viaggio avrebbe potuto portarlo molto più lontano, visto che lo scorso anno ce lo siamo ritrovato ‘ai confini dell’Asia’ per una prova a base di supplì nella finale di Pechino Express 2014. Mentre gli parliamo, invece, le sue strade lo conducono invece dall’amico e maestro Alessandro Breda, che raggiunge insieme al “fratello, amico e terza camera Gabriele Efrati, senza il quale non vado da nessuna parte, si sappia!“, dice scherzando. Ma mica tanto.

Chef Rubio, però, non conosce ostacoli, anche quando ‘imita’ la spaccata della ‘soubrettina’ Lisa Fusco: la sua versione ha divertito i social e guai a chiedergli di chi sia stata l’idea… la risposta è ‘sorridente’, ma netta:

A chi è venuta l’idea? A me! Io mica mi faccio dire le cose! Come tutto il resto!

Ok, dovevo aspettarmelo. Quindi è tua anche l’idea di portare Unti e Bisunti in Europa…

Erano un paio di anni che spingevo, in maniera più o meno velata, per andare all’estero e quest’anno sono stato accontentato. Siamo andati in Spagna, in Francia, per la precisione a Marseille, e poi in Germania a Monaco di Baviera.

Beh, Monaco mi sembra una meta perfetta per Chef Rubio: baffoni, wurstel…

Guarda, per me queste tre puntate sono delle prove. Non ho messo bocca sulle destinazioni e sulla logistica. In certe cose bisogna pur scendere a compromessi. Io avrei scelto altre destinazioni, gastronomicamente più interessanti. Ma poi scopri che ogni posto, anche il più insospettabile, ha delle cose fantastiche da offrire e poi spero ci sia l’occasione di continuare e di esplorare altri luoghi in futuro.

Tra le tappe di quest’anno quale ti ha maggiormente colpito. E quale il piatto che è riuscito a stupire perfino te, che ne hai davvero viste di tutti i colori?

Piatti e preparazioni non te li dico per non rovinarti la sorpresa (e lo immagino sorridere sornione sotto i baffi), ma posso dirti che il Molise mi ha stupito. Ha dei piatti fantastici, FAN-TA-STI-CI proprio. Abbiamo mangiato benissimo, le persone sono incredibili e abbiamo realizzato una delle puntate più belle di sempre. E’ una terra bellissima, rimasta intonsa, con le materie prime forse migliori d’Italia. Del resto dal Molise arrivano molte olive usate per fare gli olii toscani, che poi tanto toscani non sono, le uve per fare vini blasonatissimi… c’è davvero una materia prima che nutre l’Italia, che viene venduta a prezzi stellari al Nord. Basti pensare che la maggior parte del tartufo nero venduto in Italia viene dal Molise. E’ davvero una terra fantastica. E infatti non esiste! (ride).

Siamo al terzo anno di Unti e Bisunti: nonostante il programma abbia una sua impronta autoriale molto forte e una sua filosofia narrativa e gastronomica altrettanto marcata, non temi che il genere ‘street food’ sia diventato di moda, ormai mainstream, addirittura gourmet? Ormai se non hai un truck non sei nessuno… Non c’è il rischio che anche Unti e Bisunti finisca per essere ‘risucchiato’ nel vortice del ‘fighetto’?

Guarda, il mio concetto di ‘cibo di strada’ non è quello che intende il business. Non mi vedrai mai su un carrettino, su un truck. Io sono d’accordo con te che il cibo di strada – e non street food, che è un’idea americana che non ci appartiene – sia solo nei depositari della tradizione, negli anziani. Che poi il veicolo serve a pubblicizzarlo per tornare alle origini è un bene, ma se poi non si va alla fonte, alle radici da cui nasce tutto, ai veri ‘magnifici’ carretti, allora finisce per essere solo un modo per sfruttare un filone e cavalcare l’onda. Gradirei che quelli che incassano i soldi preparando leccornie sui propri ‘carretti’ poi però andassero almeno a ringraziare coloro che li hanno ispirati…

Di fatto spuntano sempre più ristoranti, luoghi, programmi ispirati ai principi di Km 0, prodotto locale, selezione di materie prime del territorio, richiamando addirittura termini di gran moda come ‘resilienza’, ora applicata alla ristorazione e, di conseguenza, alla gestione delle risorse enogastronomiche, agricole, zootecniche…

E’ vero, ma sta poi alla sensibilità del singolo pizzicare quelli che veramente ci tengono e lo sanno fare. Ci sono, sono pochi, sono pi numerosi quelli che ‘dicono di…’, ma è un bene che se ne parli, almeno un pochino, perché ci sono delle realtà che vanno preservate e tutelate, altrimenti vengono fagocitate non solo dal mercato, ma anche dalle Istituzioni. Penso all’Unione Europea che sta distruggendo tradizioni e identità.

A proposito di esplorazione e tutela, sei sempre tu a scovare luoghi e preparazioni oppure, arrivati ormai alla terza edizione, è partita una sorta di ‘rete di informatori’ che segnalano dai vari territori cosa sia il caso di portare in tv?

No, no, assolutamente. Sono sempre io che giro per con il regista e un autore, o autrice, e la produttrice per sopralluoghi e scegliere cosa raccontare. Io lavoro sempre con lo stesso gruppo. Ultimamente ci sono stati dei piccoli innesti dovuti ad altri impegni lavorativi, ma lo zoccolo duro rimane sempre lo stesso. Ed è l’unica condizione che pretendo per ‘la mia presenza’: che ci sia sempre la stessa squadra con me. E’una questione di empatia e di qualità.

Noi abbiamo il vizio di ‘etichettare’: con te è difficile. Sei almeno ‘uno e trino’, tra cibo, rugby e attività sociali. Hai lavorato, non solo sostenuto, un progetto di alfabetizzazione in Kenya…

Sì, ci sono stato con Action Aid e uscirà adesso un video per sensibilizzare sulle condizioni di vita dei bambini in quell’area, ma soprattutto per dare loro degli strumenti e non un sacco de’ riso come sa fare tanto bene l’uomo bianco…

… e ti abbiamo visto testimonial del Festival dei Cinema Sordo, oltre che in una videoricetta in Lingua dei Segni italiana. Si era parlato di un ciclo di clip: ne vedremo altre?

Beh, sì. Dateme ‘er tempo (scherza). Io so’ uno solo e se volete che diventi uno e trino me dovete comincia’ a venera’ e costruire gli altarini senno’ non me movo [e la risata scatta automatica…si inizia davvero a sentire ‘chef Rubio]… No, a parte gli scherzi, sono previste altre ricette, ma devo prima riprendere le lezioni di LIS. Ricomincio a ottobre all’Istituto Nazionale di Via Nomentana e poi, appna rinfrescherò la lingua, ne realizzeremo altre due. Bisogna solo pazientare un pochino, anche perché a me non piacciono le cose fatte di fretta, ma fatte bene.

Non ami le cose fatte tanto per fare, l’hai detto. E quando scegli i progetti da seguire guardi sempre a un “percorso” da fare. Ma qual è il tuo percorso?

Guarda, parlo del mio percorso come persona e anche come Rubio. Mi sono arrivate delle proposte di film e cortometraggi, proposte dalla tv generalista che ho declinato perché non era né il momento né nelle mie corde. Se mi piace una cosa bene, ma non credo nel principio dei treni che passano una volta sola e che vanno presi al volo. Penso, piuttosto, che i treni me li costruisco da solo.

Ma questo percorso dove vuoi che ti porti?

Mah, non ho un obiettivo preciso. Non voglio candidarmi alla Casa Bianca o arrivare nello spazio… vorrei semplicemente essere una persona sempre migliore, prima per me stesso e poi per mettermi a disposizione degli altri. Dove mi porterà questa strada non lo so. Magari mi porterà lontano dalla cucina, magari ci ritornerò… non lo so.

L’idea di un progetto più ‘stanziale’, di un tuo locale, di un tuo posto ti è passata per la mente?

Mi spiace, purtroppo sono un nomade… (sorride).

Continuo a fare l’appello dei possibili progetti: ci sarà una seconda edizione de I Re della Griglia?

No, non si farà. Diciamo che il seguito ‘fan’ c’è stato, ma non sono rientrati sul piano commerciale. Poteva essere una buona occasione per far conoscere una realtà poco nota e mi spiace non ci sia stata data la possibilità di continuare.

Peccato. Il trio con Paolo Parisi e Cristiano Tomei mi sembrava funzionasse…

Li ho persi di vista, ma solo per mie peculiarità caratteriali e non per noncuranza. Anzi nutro per loro un grande affetto e spero che i percorsi lavorativi mi riportino vicino a loro, anche solo per una chiacchierata. Sono stati molto impegnati anche loro dopo il talent, però spero di riuscire a ribeccarli quanto prima.

Al netto di Chef Rubio, Gabriele cosa vuole fare?

Sto portando avanti progetti che non riguardano la tv, ma sto anche scrivendo format che potrebbero vedermi sì protagonista davanti alle telecamere, ma anche solo come autore. E poi sto lavorando per il sociale. Ma questi progetti li scoprirete solo a cose fatte…

Ora, dunque, è il momento di Unti e Bisunti 3. La campagna promozionale ha giocato molto con le citazioni cinematografiche. Ma quale film potrebbe raccontare meglio chef Rubio?

(Un nanosecondo di riflessione, poi la risposta)….  Leòn.

E mi sembra perfetto. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Chapeau.

Non possiamo che ringraziarlo. Con lui si potrebbe parlare per ore e spero che non manchi occasione per un’altra chiacchierata. Magari davanti a un carrettino di quelli che solo lui riesce a scovare…

 

I Video di TvBlog