Tv Talk sesta puntata, Carlo Conti lo sa già: “Non c’è sfida con Italia’s Got Talent”. Davvero?

Tv Talk di sabato 10 novembre: Carlo Conti che risponde alla domanda dei lettori di TvBlog.


Ospite della puntata del 10 novembre di Tv Talk, Carlo Conti risponde ai lettori di TvBlog. La domanda scelta dalla redazione del programma di Massimo Bernardini è quella di LordMassyTheBest, o almeno una parte della sua articolata domanda:

“A gennaio riparte I Migliori Anni con una sfida quasi impossibile a Italia’s Got Talent. Sei veramente felice di questa scelta dell’azienda visto che hai più volte sottolineato quanto il format del tuo fortunato show avesse bisogno di riposo?”

Conti sa bene di scontrarsi con un colosso degli ascolti e con consapevole modestia (o scaramanzia, per la serie ‘chi va piano va sano e va lontano’) risponde limpido:

“Leviamoci anche il ‘quasi’ impossibile: è impossibile e non è una sfida. Semplicemente noi faremo una proposta diversa. L’ho detto tante volte che I Migliori Anni dovevano riposare, ma c’è stata un’emergenza e l’Azienda ha chiesto di fare subito un’altra edizione di questo programma a gennaio e non a settembre del prossimo anno. Cercheremo di cambiare qualcosa nel format, ma sarà una proposta alternativa all’imbattibile Italia’s Got Talent che è un programma che io guardo sempre. Mi toccherà registrarlo…”

Le parole dicono una cosa, ma lo sguardo sostiene il contrario: non c’è bisogno di essere Lightman di Lie to me per capire che Conti ce la metterà tutta per erodere settimana dopo settimana qualcosa al magnifico trio di Canale 5. Da ‘mediano di spinta’ di RaiUno sa bene che il campionato è lungo. E che le dichiarazioni rutilanti non aiutano mai, semmai affossano. Da bravo soldatino, che preferisce non entrare nella questione di un Sanremo tutto suo (prima o poi), quando Mamma Rai chiama è pronto a mettersi sugli attenti. Poi però le mamme finiscono per preferire il figliolo scapestrato.

Sergio Castellitto protagonista di In Treatment per Sky

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
La puntata si chiude con Sergio Castellitto e Margareth Mazzantini. Carina l’osservazione di Castellitto sulla tv di oggi: “In tv ormai ci sono solo giurati. Non ci sono più ospiti, solo giurati“. E in effetti…
Il mondo della fiction Rai e Mediaset sembra lontano dai suoi orizzonti: come regista dichiara di avere tempi troppo ‘lunghi’ per la tv. Lui ‘perde tempo’, non ha il passo della produzione tv (trad. non si può fare una cosa bella in due giorni). Da attore, invece, non saprebbe quale personaggio interpretare per raccontare l’Italia di oggi, avendo peraltro i capelli ‘grigi’. Preferisce far raccontare agli altri e dirigere. Anche se poi conferma di essere il protagonista della versione italiana di In Treatment, in lavorazione per Sky e le cui riprese partiranno tra due settimane. Un’ulteriore conferma di come i titoli seriali più ‘raffinati’ e interessanti abbiano bisogno non solo di investimenti rilevanti ma anche di ‘emittenti’ che non soffrano l’ansia da ascolto. Una situazione che arriva ‘para para’ dagli Usa, come conferma Susan Sarandon intervistata da Sebastiano Pucciarelli:

“Negli Usa la pay tv non deve piacere a un pubblico troppo vasto; per questo canali come Showtime ed HBO possono fare cose più interessanti di quelle che si trovano nei cinema di oggi”

dice la Sarandon, che appoggia un’ulteriore lapide sulle speranze di una fiction italiana ‘generalista’ un tantinello più spumeggiante per il futuro.

Ma torniamo a Castellitto, il ‘Gabriel Byrne italiano’ per Sky chiamato a dire la sua sulla battaglia persa della fiction tv italiana (e Virzì torna tra noi):

“Eh sì in effetti la battaglia è un po’ persa. Si può però cercare sempre una mediazione, cercando sempre di alzare la qualità. Però è un dato di fatto che un certo tipo di prodotto la puoi fare in una certa situazione, destinata a un certo pubblico, non avendo per forza l’ansia di numeri particolarmente forti e alti. Anche se, però, il tema di In Treatment è molto popolare, nel senso che c’è un grande bisogno da parte di tutti di sentir parlare di ‘anima’, io direi, non di ‘psiche’. (…) La qualità del progetto, degli sceneggiatori, del regista, che è Saverio Costanzo, promette bene. E’ una grande scommessa.”

Bernardini sogna che Tinni Andreatta, nuovo direttore di RaiFiction, incastri Castellitto per un titolo Rai. Lui dice che gli piacerebbe “tornare a casa”, ma dopo l’elegia del progetto Sky ci sembra difficile possa accettare un’agiografia… Mai dire mai, però.

Tv Talk, sesta puntata: Carlo Conti, il conduttore della porta accanto

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Arriva in collegamento Carlo Conti, una delle colonne Rai, sempre pronto a rispondere all’azienda come la sua collega Barbara d’Urso, tornata nella domenica di Canale 5. Come fa a fare 7 giorni al preserale e un prime time (registrazioni a parte), gli domanda Bernardini come antipasto?

“La domanda è come si fa a farlo da sette anni. Non lo so. Per fortuna c’è il divertimento. La mia tv è svago, svago puro, è allegria, è spensieratezza e cerco ancora di farla in modo molto artigianale. mi diverte ancora seguire i dettagli, le domande dell’Eredità, così come le esibizioni al Tale e Quale show. Probabilmente il pubblico recepisce questo entusiasmo. E poi noi siamo personaggi sufficientemente ‘normali’ e la gente ci considera di famiglia. Non gridiamo troppo, non facciamo troppo clamore ed entriamo a far parte della famiglia stessa. Per questo sembra che non abbiamo problemi di sovraesposizione: siamo leader nella fascia con L’Eredità, Tale e Quale Show fa grandi numeri, quindi…

Lo interrogano – e si interrogano su di lui – ben due professori, Bellavita e Simonelli. Il primo vede come suo segreto la conduzione ‘tosco-capitolina’, tra l’elegante e il giocoso. Simonelli, più pragmatico, vede il suo successo frutto della sua gavetta radiofonica. Specchia lo definisce ‘un ansiolitico dei palinsesti’, nella tempesta porta a casa il risultato con ‘serenità’. Di fatto Conti punta sul rapporto di fedeltà instaurato con pubblico, che sa cosa aspettarsi da lui. Non li ha mai traditi e da questo nasce l’affetto del pubblico. E sottolinea come nonostante tutto abbia sempre cercato di sperimentare: rifarebbe anche Ritorno al Presente, tentativo di unire reality e cultura non riuscito ma che tornando indietro riproverebbe; poi i vari numeri zero estivi, compreso il quiz Alta Tensione, e Lasciatemi cantare, da cui è nato Tale e Quale Show.
Certo, il pubblico sembra preferirlo alla guida del quiz, ma guai a chiamarlo Re del Quiz:

“Di Re del Quiz ce n’è uno solo, Mike Bongiorno. Al massimo posso essere un ‘conte'”,

scherza. Beh, per Aldo Grasso è ‘l’impiegato dell’intrattenimento’… Si gratta quando Bernardini si domanda cosa ucciderà la Gigliottina’: il pensiero corre al competitor Paolo Bonolis. “Con Paolo ce la giochiamo come è giusto che sia. Prima o poi ci sarà un calo fisiologico, spero di essere già fuori da L’Eredità“.

Spiega che la conduzione di The Voice è sfumata a causa del trasferimento del programma su RaiDue. L’avrebbe fatto “volentierissimo’ e lo ritiene un progetto adatto a RaiUno. Ma lui è legato mani e piedi all’ammiraglia, che non lo molla neanche sotto tortura. E a chi degli analisti gli contesta lo scarso appeal sul pubblico giovane e sulla marca nostalgica dei suoi show, Tale e Quale compreso, Conti reagisce ‘cadendo’ nel gorgo del programma registrato: “Non è vero che Tale e Quale fa nostalgia: abbiamo fatto Lady Gaga e stasera farem… cioè ieri sera avete visto che abbiamo fatto PSY con Gangnam Style… Non so se l’avete visto ma è più cliccato lui …“. Ci ha visto lungo Conti: la puntata di Tale e Quale Show non era ancora andata in onda quando è stato registrato Tv Talk e in effetti, come emerge anche dall’analisi di Hit, il picco della serata è stato raggiunto proprio dallo Gangnam Style di Cirilli.

Confessa che all’inizio qualche perplessità sul format l’ha avuta: il sospetto di Bernardini che il programma fosse più debole della conduzione (come in molti programmi di Baudo, paragone per il quale Conti ringrazia) in effetti aleggiava al momento della preparazione, superato però con un cast misto, con artisti non in pensione, anzi giovani e in attività, come Cirilli, Autieri, Mietta. La normalizzazione del vip, non ‘svilito’ come nell’Isola ma con l’esaltazione delle sue doti, in molti casi insospettabili, è la chiave del successo secondo Bellavita.
Simonelli obietta: “Quando vedo Tale e Quale ho una preoccupazione: non ci sono un po’ troppi ‘doppi’, di ripetizioni, cifra di una televisione decadente che deve riciclare?“. Beh, in questo caso, per restare sulla drammaturgia del prodotto, l’analisi di Bellavita ci sembra centrata.

Quanto è credibile una giuria amica di tutti, come nel caso De Sica e Conticini?” domanda un giovane analista. Risposta da manuale: “Tutti si conoscono, più o meno bene. Quando c’è da premiare premiano…“.

Di Pietro, il Killeraggio e Servizio Pubblico

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Poteva mancare un aggiornamento sul caso Di Pietro dopo il puntatone di Servizio Pubblico con il leader dell’Idv protagonista? Ovviamente no… Severgnini – ormai presentato il libro – si lancia in una condivisibile battuta:

“Questo è un colpo basso: arrivo ora dagli USA con negli occhi la vittoria di Obama e mi trovo a commentare Di Pietro. Ora mi alzo e me ne vado…”.

Gli diamo torto? Comunque appare evidente che la difesa pubblica di Di Pietro a La7 ha avuto i suoi effetti: Maurizio Crozza sembra un cattivo inquisitore incaponitosi su catasto e rogiti. Ma se Di Pietro gli ha risposto a mezzo blog, il leader dell’Idv dimostra di non seguire Marcoré da Fazio. In basso la sua ultima interpretazione/parodia del politico molisano.

Tornando a Di Pietro, scopriamo che Specchia lo considera un grande comunicatore per aver deciso di non usare più ‘killeraggio’ dopo il depotenziamento satirico operato da Crozza. Beh, la definiremmo una ‘tardiva’ dimostrazione di rispetto per la lingua italiana…

Tv Talk, sesta puntata live su TvBlog: tv e politica, da Obama a Grillo

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
E dire che un tempo ‘ce la voleva dare lui l’America’: Beppe Grillo fa suo il motto di Nanni Moretti e sceglie di non andare alla festa per farsi notare di più. Non va in Tv – e vieta ai suoi di andarci o meglio è sconsiglia fortemente, prima di vietarla, la presenza nei talk show (cfr. Grillo for Dummies) – ma in realtà ha una copertura giornalistica invidiabile: è quarto nelle principali edizioni Tg Rai (si parla più di lui che di Di Pietro o della Lega), terzo su Sky TG24 e su La7. Come prevedibile nei Tg non è messo male. Vantaggi della comunicazione a senso unico, senza contraddittorio come evidenzia Severgnini? “Non risponde alle domande” sottolinea il giornalista, iscritto con Andrea Vianello nella black-list stilata da Grillo. E di gente che non rispondeva alle domande ne abbiamo già conosciuta: ci viene in mente la lista di domande di Repubblica…
Intanto questa black list è ormai uno dei grandi ‘scandali’ della politica italiana: un servizio ricostruisce tutti i casi registrati in tv in queste settimane, con tutte le puntate di Agorà che ha messo in evidenza come tutti i ‘grillini’ (argh, mi bacchetteranno) devono quantomeno informare, se non avere il permesso, di parlare con le tv, senza entrare più di tanto nel merito dei casi Salsi e Casaleggio.

Simonelli cerca una spiegazione retorica: lo stile di Grillo stile è quello dell’iperbole e del paradosso, strumenti senza i quali la sua forza scema e che nei talk non sono applicabili. Analisi condivisibile, che mostra una volta di più la debolezza del Movimento a fronte del ‘SuperGrillo’ cui si fa riferimento nel dibattito. Come sottolinea un giovane analista, il buon Grillo può permettersi di stare lontano dalla tv perché è già un forte personaggio tv: la generazione di chi ricorda Te la do io l’America, Te lo do io il Brasile, i Fantastico, lo spot Yomo e via così è ‘ancora’ politicamente attiva…

Tv Talk, sesta puntata live su TvBlog: la tv italiana non sa fa’ ‘l’americana’

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Prima parte ‘americana’ di Tv Talk, che ripercorre la settimana delle Elezioni USA col trionfo di Obama. Severgnini fa sapere subito di essere in pieno jet lag: i giornalisti in ascolto sono avvertiti, in perfetto Fornero style. Specchia, invece, è lucido quando analizza il trattamento delle Elezioni da parte della tv italiana: a parte Sky, con suo piglio anglosassone, il resto è stata un’accozzaglia di gente che entrava e usciva. Perfetto! Si è fatta amica tutta la tv italiana (soprattutto RaiUno e Vespa).

Severgnini, invece, sottolinea subito di aver puntato per il suo racconto della notte di Obama per il Corriere della Sera sul video-blog e su Twitter. Il resto è vecchiume, ribadisce il giornalista più anglosassone d’Italia, che ha nei dati registrati dalla piattaforma social una buona sponda: come si sa, la foto di Obama e Michelle è stato il tweet più ritwittato di sempre, spodestando dalla vetta nientedimenoche Justin Bieber (e abbiamo detto tutto). Per tornare nello Stivale effetti la maratona di Vespa – che pur ha mietuto ascolti – tra le reprimenda di Martino, i commenti di Casini e le finestre su Renzi erano difficili da digerire. Ma era in buona compagnia. Ecco la sintesi di Simonelli:

“Oltre al pollaio e al burocratese, c’era un problema drammaturgico: ci si era attrezzati per seguire una partita ai supplementari e con i calci di rigore e invece è finita 6 a zero”.

E come sempre non ha torto. Se ci si aggiunge, come fa Severgnini, che alcuni degli ospiti tv disquisivano del voto degli operai in Ohio senza sapere dove si trovi, il quadro del commento italiano è sufficientemente chiaro.

Se fosse, inoltre, necessario le Elezioni USA 2012 confermano la tendenza del ‘telespettatore’ liquido: Salvadore da New York ci informa che le 13 dirette in campo negli States hanno raccolto 66,8 milioni di telespettatori, 6 in meno rispetto al 2008; ma il pubblico si è trasferito sulle dirette streaming e sul web. Giusto per dare un dato, L’Huffington Post ha dichiarato di aver raccolto nella giornata del 6 novembre 46 mln di utenti unici. Un’enormità. E a chi contesta che in Italia ci si ricorda della politica estera solo con le Elezioni americane, Salvadore fa presente che il 7 novembre nessun network parlava più di politica, se non le All News: un giorno senza serie tv e intrattenimento va bene, due sono impensabili.
Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Chissà perché ci lancia in un’analisi semiotico-comunicativa di Obama, dal primo dibattito – perso a favore di Romney – al discorso della vittoria. Il suo errore (peraltro ammesso da Mr. President)? Aver sottovalutato l’antipatico avversario.

Tv Talk, sesta puntata live su TvBlog: le anticipazioni e gli ospiti

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Ospiti delle grandi occasioni questo pomeriggio a Tv Talk, in onda come sempre alle 14.55 su RaiTre e live qui su TvBlog. Partiamo col dire che Carlo Conti risponde alla domanda dei nostri lettori: ci aspettiamo una bella domanda per il volto noto (anche per la sua costante abbronzatura) della tv di Stato, saldamente al comando de L’Eredità e della seconda edizione Tale e Quale Show, allungatasi sull’onda del riscontro Auditel e ieri ‘impreziosita’ dal Gangnam Style di Gabriele Cirilli. Nella puntata di oggi, come consuetudine, ampia pagina dedicata all’informazione in tv: occhi puntati su Grillo e il suo editto anti-talk, oltre che sul dopo Elezioni Usa 2012. In studio a parlarne ci ‘attendono’ Beppe Severgnini e Francesco Specchia, caporedattore di Libero: in più si intervista Andrea Vianello, conduttore di Agorà e nella ‘black list’ stilata da Beppe Grillo. Per il coté fictional spazio a Sergio Castellitto.

Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012
Tv Talk foto sesta puntata, 10 novembre 2012

 

L’attore e regista romano è nei cinema con Venuto al mondo, film da lui diretto e tratto dall’omonimo romanzo della moglie, Margareth Mazzantini. Certo, il cinema è la sua vocazione, ma Castellitto ha avuto spazi di sicuro non marginali nella narrativa tv: da Un cane sciolto a Il Grande Fausto, da Don Milani a Padre Pio, da Ferrari a Maigret, Castellitto ha nella sua filmografia una discreta parte di storia fictional italiana. Quanto i titoli che l’hanno visto protagonista siano ‘camomillosi’ andrebbe chiesto a Paolo Virzì; di certo Castellitto ha di che raccontare sul mondo della fiction italiana. Vedremo se l’argomento sarà toccato o se si resterà nel tranquillo alveo della promozione dell’ultimo film. A tra poco con il live della sesta puntata di Tv Talk.

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