Netflix è la Kryptonite di Viale Mazzini: Suburra – La Serie e Lidia Poet “sgonfiano” l’Auditel della Rai
La Legge di Lidia Poet passa da Raiuno a Raitre per bassi ascolti in prime time. Le serie Netflix floppano in chiaro sulla Rai: il precedente di Suburra – La Serie non ha insegnato niente a Viale Mazzini.
La Legge di Lidia Poet doveva rappresentare la svolta di Raiuno, e nello specifico di Viale Mazzini, per guardare al mercato internazionale e aprire nuovi accordi con le piattaforme più illustri. Un doppio asse che parte da Roma e idealmente arriva a Los Gatos. Il quartier generale di Netflix guarda alla Rai come un’alleata da cui trarre vantaggio. La realtà, tuttavia, è ben diversa. Lo streaming ha un pubblico e una metabolizzazione, anche in termini di ascolti, molto diversa che non può paragonarsi alla televisione generalista. Quindi l’idea di prendere i prodotti Netflix e mostrarli sul Servizio Pubblico rimane un azzardo con cui fare i conti.
La base di partenza è ottima: Viale Mazzini sceglie di mandare in onda le serie più importanti targate Netflix Italia per permettere a tutti, anche a chi non possiede abbonamenti in sottoscrizione, di vederle in chiaro senza costi aggiuntivi. Il fine non coincide con i risultati per due motivi: il primo riguarda la durata dei prodotti seriali, mentre il secondo ha a che fare con la disponibilità degli utenti.
La Legge di Lidia Poet, croce e delizia tra Netflix e Rai
In primis: è vero che non tutti, a livello di platea televisiva, possono permettersi di pagare un abbonamento mensile. Quindi pensare di trasmettere titoli cult arrivati da Netflix resta un obiettivo per soddisfare porzioni di pubblico rimaste a bocca asciutta in termini di offerte a disposizione. È altrettanto sacrosanto, però, immaginare che anche chi non possieda direttamente un abbonamento Netflix possa, nell’arco di poche settimane dall’uscita di un prodotto di grido, trovare la maniera alternativa per vederlo subito dopo il rilascio. Sta tornando di moda, all’estero ma anche in Italia, la visione condivisa di contenuti.

La tendenza, cioè, a riunirsi in gruppi per vedere quella determinata serie o quel film tanto atteso. Alla luce di tutto questo, e qui veniamo al secondo motivo per cui la Rai si ritrova risultati Auditel poco soddisfacenti rispetto a prodotti importati da Netflix, la capacità e disponibilità dell’utente medio di aspettare si è notevolmente ridotta. Oggi non c’è più pazienza: se una serie esce a febbraio, ad aprile l’hanno vista tutti. O quasi. Quei pochi che non l’hanno ancora fatto stanno cercando un modo per sopperire a tale lacuna. Tutto più veloce e immediato, per quel che riguarda la fruizione televisiva tra streaming e on demand. Dunque, se la Rai vuole continuare ad accordarsi con Netflix, deve cercare di accorciare i tempi di trasmissione. Arriviamo, quindi, alla stretta attualità con il flop de La Legge di Lidia Poet.
Il gap con le piattaforme
Una serie che, su piattaforma, ha ottenuto milioni di visualizzazioni mentre in televisione non ha toccato neppure quota 10% di Share. Si è fermata al 9,9%: risultato che è costato al prodotto prima la retrocessione in seconda serata sulla rete ammiraglia Rai e poi il passaggio obbligato su Raitre. In prime time. Un costante riposizionamento per dare lustro a un prodotto vincente che sul piccolo schermo finisce per arrancare. Il motivo di tale fatica si ritrova nei tempi di palinsesto: La Legge di Lidia Poet è disponibile su Netflix dal 15 febbraio 2023. L’ultima stagione, la terza, è andata in onda il 15 aprile 2026 ed è ancora in piattaforma.
La Rai trasmette la prima stagione del titolo a inizio settembre andando di pari passo con gli episodi. Vuol dire, in concreto, avere 5 mesi di ritardo rispetto alla conclusione effettiva del progetto. Se una qualsiasi azienda televisiva trasmette una replica, tendenzialmente registra meno coinvolgimento. Figurarsi se la riproposizione in questione riguarda una replica di serie conclusa 5 mesi prima. Tempo in cui anche chi non ha visto Lidia Poet può recuperarla in qualche maniera. Non aspetta la disponibilità di Raiuno per gustarsi un titolo del genere. Ecco perché poi, anche i più affezionati, in chiaro guardano altro.
Il precedente: Suburra – La Serie
Non hanno interesse a ritrovare qualcosa che hanno già visto e rivisto da tempo. Anche se la Rai, giustamente dal suo punto di vista, la garantisce come prima visione. Lidia Poet, in sostanza, di primo non ha più nulla. Neppure gli ascolti. Evitare questo sfacelo, però, è possibile: basterebbe soltanto cambiare i tempi di disposizione inerenti alla trasmissione di un titolo. Se la prima stagione di Lidia Poet fosse stata trasmessa su Raiuno mentre su Netflix stava andando la terza (con relativo finale di progetto), gli utenti sarebbero stati più portati a guardare la Rai. Anche solo per fare un rewatch in attesa di capire come si stava concludendo l’atto finale della parabola seriale.

Questa è una lezione che la Rai avrebbe dovuto imparare già con Suburra – La Serie: il prodotto, su Netflix, ha totalizzato 7,5 milioni di visualizzazioni. La seconda stagione si è “fermata” a 4 milioni e mezzo. Numeri da capogiro che, in televisione, non hanno replicato: la serie ha ottenuto – nel lontano 2019 soltanto il 3,79% di Share. Suburra è cresciuta, di poco, solo quando è passata in seconda serata su Raidue: alle 23.40 la serie diretta anche da Andrea Molaioli conquista il 6,9% di Share in media.
Tempo e spazio
Un piccolo miglioramento c’è stato, troppo tardi rispetto ai tempi delle piattaforme. Non si può pretendere che un’azienda privata rilasci i propri titoli di punta alla televisione pubblica nel momento dell’uscita, ma neppure farsi andar bene un gap minimo di 6 mesi tra la disponibilità in piattaforma e la messa in onda in chiaro.
Fin quando i parametri rimarranno così dilatati sull’asse temporale, la percentuale di riscontro televisivo sarà sempre bassa. A scapito di progetti che conservano ugualmente una validità oggettiva. Mediaticamente la differenza continua a farla il tempo, non solo in televisione. Un progetto può sembrare eterno, ma tutto passa. Anche e soprattutto dopo i titoli di coda.