Achille Lauro e il Festival di Sanremo, dal primo “viaggio” in Rolls Royce alla co-conduzione: i mille volti di un istrione contemporaneo
Achille Lauro torna al Festival di Sanremo da co-conduttore. La storia del cantautore con la kermesse canora passa dall’esigenza di rivoluzione alla necessità di far trionfare un nuovo approccio musicale e artistico.
Achille Lauro e il Teatro Ariston. Un legame iniziato nel 2019 con una rottura mediatica: Rolls Royce, canzone spinta e anche parecchio innovativa per l’epoca, accompagnata dall’esibizione più trasgressiva concepita a Sanremo nel recente passato. Un vestito bianco, lo smalto nero sulle dita e continui riferimenti a divi dilaniati da sostanze stupefacenti tra innovazione e tabù infranti.
Enrico Melozzi, che quell’anno dirigeva il cantautore, lo ha definito come una delle personalità più innovative del panorama contemporaneo. Lauro è arrivato all’Ariston 7 anni fa distruggendo ogni certezza. La performance diventa ancor più interattiva nel 2020 quando il cantante si ripresenta a Sanremo con Me ne frego. Non è solo un testo con la musica a fare da collante: diventa un grido condiviso dalle nuove generazioni, in special modo quando sceglie di presentarsi sul palco con una tutina aderente che non lascia spazio all’immaginazione.
Achille Lauro a Sanremo tra storia e aspettative
L’inizio di una nuova era. L’Ariston che, come “tornado mediatico”, aveva visto al massimo Rino Gaetano con un frac prestatogli da Renato Zero infrangere qualsiasi pregiudizio dialettico con Gianna (testo che ha pagato profumatamente in termini di critiche per la sua lungimiranza travisata in rivoluzione non richiesta, deve misurarsi con un ulteriore grado sovversivo nella particolare scala dei terremoti mediaticamente rilevanti. Lauro si esibisce praticamente senza remore (e quasi senza veli) con un abito che somiglia a una tutina da camera lasciando intravedere qualunque cosa: un corpo perfetto che “se ne frega” (come dice appunto la canzone) delle etichette e delle regole.

Quel tipo di esibizione porta Lauro all’attenzione di chiunque, persino chi non aveva ancora visto una puntata del Festival è costretto ad accorgersi di lui: persone conservatrici che gridano allo scandalo contrapposte a giovani e meno giovani entusiasti per una ventata di freschezza e profonda trasgressione. C’è chi addirittura arriva a paragonarlo a una sorta di Renato Zero del futuro. Un paragone azzardato, ma rende bene l’idea di ciò che il cantautore romano era riuscito – nell’arco di una sola canzone – a creare.
La musica come fenomeno di rottura
La spaccatura mediatica si trasforma in copie vendute, consenso, emulazione: tutti cominciano a occuparsi della sua arte in maniera coinvolgente e curiosa. Lauro diventa un fenomeno di costume e società: se ne parla, se ne scrive ma soprattutto se ne discute. Il cantautore incarna l’aggettivo divisivo in ogni sfaccettatura possibile. Passano gli anni, cambiano i tempi e Lauro non ha più bisogno di rompere gli argini della monotonia artistica. L’ha già fatto, ora deve affermare un nuovo linguaggio artistico. Dopo la forza dirompente, servono riflessione ed emozioni.
Per questo a Sanremo del 2022 arriva Domenica, un brano diverso e profondamente basato su altre corde, fino all’epifania cantautorale due anni dopo con Incoscienti Giovani. Quello del 2025 è un Achille Lauro più consapevole, maturo e presente che sceglie di mettere al centro la sensibilità (che ha sempre avuto anche quando si divertiva a dividere le masse in favorevoli o contrari alla propria arte) piuttosto che lo sfarzo e l’estro. Spazio alla riflessione emotiva, la vera trasgressione oggi è mostrare la propria anima.
Ieri e oggi all’Ariston
Dal primo viaggio sanremese in Rolls Royce a Incoscienti Giovani c’è un abisso: arrivo in paradiso, mediaticamente parlando, con ritorno agli inferi. In mezzo qualche sosta come ospite speciale – l’esempio lampante nel 2023, quando nella città dei fiori ha portato dei “quadri” stilistici in musica con riferimenti a grandi artisti del passato e presente – e 7 album in studio che gli sono valsi ben 40 dischi di platino e 12 dischi d’oro. Persino qualche collaborazione cinematografica. Nanni Moretti, che Lauro chiama Maestro, cita le sue canzoni all’interno dell’ultimo film. Un traguardo indelebile per chi è partito dalla periferia sognando le Rolls Royce, al punto da farci un singolo dai mille significati.
Arriviamo, dunque, al recente annuncio di Carlo Conti: Achille Lauro torna in quello che è il luogo del delitto, in quanto ha rotto gli argini con il passato, ma anche posto del cuore. Sanremo gli ha dato tutto e ora l’artista romano vuole restituire qualcosa. Essere co-conduttore nella seconda serata della prossima edizione della kermesse canora vuol dire mettere un ulteriore timbro all’interno della sua carriera poliedrica.
Ritorno al futuro
Achille Lauro, infatti, è diventato anche una presenza televisiva: non solo musicale. Si destreggia molto bene, in qualità di giudice a XFactor, e non è detto che questa nuova veste a Sanremo non possa aprirgli nuove porte. Proprio come accadde nel 2019. Doveva essere, secondo molti, un artista di passaggio. Invece Lauro è arrivato all’Ariston per restare, ecco perché rivederlo su quel palco – con un ruolo ancora diverso – anche solo per una sera è molto più di un cerchio che si chiude.